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lunedì 12 ottobre 2015


Noci di Romagna punta a triplicare l'offerta entro il 2018

Il progetto "Noci di Romagna", nato 17 anni fa su iniziativa dell'Azienda Agricola San Martino di Forlì e dell'azienda New Factor di Rimini, giunge a un nuovo step: raggiungere 300 ettari coltivati a noce entro il 2018 così da triplicare l'attuale offerta di noci da lavorare e commercializzare sul mercato.

I dettagli sull'evoluzione del progetto sono stati ufficializzati venerdì 9 ottobre, in occasione della Giornata del Noce, classico appuntamento giunto quest'anno alla 11esima edizione  che si è tenuto presso la sede dell'Azienda Agricola San Martino.

"Noci di Romagna" è il modello di riferimento in Italia per la nocicoltura industriale (moderna, irrigua e meccanizzata) e ha raggiunto nel 2015 i 150 ettari in Emilia Romagna, regione che attraverso lo sviluppo del progetto può diventare un vero e proprio distretto di produzione di noci, riconosciuto a livello nazionale per l'alta qualitá.

Annibali e Zampagna: 500 ettari entro il 2020; triplicare l'offerta in 2/3 anni

"Abbiamo chiuso la passata stagione con 26 ettari di nuovi impianti e ci apprestiamo ad aprire la stagione 2015/16 con ulteriori 61 ettari tra Forlì, Faenza e Ferrara" ha detto Alessandro Annibali (foto di apertura), Presidente dell'Azienda Agricola San Martino e di New Factor, braccio commerciale e finanziario del progetto. "Noci di Romagna", pertanto, assume ora e assumerà in futuro un respiro ancora più regionale coinvolgendo nuovi partner produttori con sufficiente disponibilità di terreni di buona qualità, ben drenanti, irrigui e pianeggianti. "Pensiamo di raggiungere i 300 ettari entro il 2018 – prosegue Annibali – e 500 ettari entro il 2020, con una produzione attesa a pieno regime di 2.000 tonnellate nelle tre varietà, Lara, Howard e Chandler, pari al 5% della domanda nazionale. L'investimento complessivo è di circa 10 milioni di euro fra valore dei terreni, messa a dimora degli impianti e sviluppo di macchinari innovativi come la linea di sgusciatura con selezione ottica elettronica".

"L'obiettivo è triplicare la nostra offerta disponibile di prodotto italiano entro 2/3 anni e, quindi, diventare sempre più grandi attraverso l'ingresso di nuovi produttori" conferma a Italiafruit News Alessandro Zampagna, Direttore Operativo di New Factor.


Da sinistra: il Dott. Alessandro Annibali, il Sindaco di Forlì Davide Drei, il Dott. Alessandro Zampagna di New Factor e l'assessore del Comune di Forlì Francesca Gardini durante la visita in azienda e al noceto.

Il consumo è triplicato negli ultimi 15 anni

"Oggi l'Italia importa noci per circa 40mila tonnellate all'anno, con la maggior parte dell'importazione che riguarda noci di qualità in guscio" ha sottolineato Mauro Bruni, Presidente di Areté, spin off della facoltà di Agraria dell'Università di Bologna indirizzato allo sviluppo nei prossimi anni delle superfici coltivate a noci. "Altri importanti Paesi importatori dell'Occidente sono la Germania, la Francia e la Spagna, nei quali l'aumento della domanda è associato soprattutto alle evidenze salutiste della noce (ndr, ricca di grassi "buoni" Omega 3, vitamina E e Arginina)" prosegue. Bruni ha quindi spiegato che "il consumo mondiale di noci è triplicato negli ultimi 15 anni e che, in termini di esportazione, i principali concorrenti dell'Italia sono gli Stati Uniti d'America che, da soli, spediscono più degli altri quattro principali Paesi esportatori (Cile, Ucraina, Francia e Moldavia) messi insieme".



Canella (Alì) chiede noci italiane per almeno 8 mesi all'anno

La giornata ha visto la partecipazione di un centinaio di operatori del settore. Tra questi il Presidente del gruppo distributivo Alì, Francesco Canella, che ha così commentato: "L'offerta nazionale limitata ci impone di vendere noci italiane solo per 4 mesi all'anno. Confido che nei prossimi anni si possa riuscire ad arrivare almeno a 8 mesi all'anno, perché notiamo che il cliente, su questo prodotto, è molto attento alle etichette e va alla ricerca del prodotto nazionale".

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