Acquisti d'impulso in Gdo, ortofrutta fanalino di coda

Usa: uno studio di neuromarketing evidenzia la carenza di stimoli del reparto

Acquisti d'impulso in Gdo, ortofrutta fanalino di coda
Ortofrutta fanalino di coda nei supermercati anche per il nostro cervello. È questa una delle deduzioni di Stephen Sands in collaborazione con Popai con la ricerca "Shopper Engagement Study" che ha approfondito il comportamento di acquisto al supermercato.

L'esperimento

  • 250 persone
  • 8 tra i maggiori supermercati USA
  • Sistema di tracciamento oculare
  • EEG (Elettroencefalogramma portatile)

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Partecipante allo studio in fase di acquisto (Fonte: Sands Research)

Nonostante sembri fantascienza, le ricerche di neuromarketing negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante destando grande interesse tra le industrie alimentari. Nello specifico, in questo caso, ad ogni partecipante è stato applicato un sistema di tracciamento oculare che dava la possibilità di registrare cosa la persona stesse guardando e un EEG portatile in modo da capire la relativa risposta cerebrale alla vista dei prodotti. Lasciati poi compiere la spesa tra 8 dei più importanti supermercati americani, si sono potute registrare oltre 17.000 osservazioni oculari con le relative stimolazioni celebrali.

E all'ortofrutta cosa interessa?

Dai risultati emersi dalla ricerca, l'ortofrutta sembrerebbe essere la categoria con il minor coinvolgimento cerebrale da parte dei consumatori e una delle categorie dove si impiega il maggior tempo per compiere i propri acquisti.

In sintesi: l'acquisto d'impulso di frutta e verdura nei supermercati rasenta i livelli minimi, tanto tempo speso e poco coinvolgimento.


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Stephen Sands e il coinvolgimento neurale delle varie categorie merceologiche

Coinvolgimento neurale come unico driver predittivo

Anche qui Stephen Sands puntualizza: sembra infatti che circa il 70% dei prodotti acquistati realmente differiscano da quelli indicati dalla lista della spesa. A sostegno della sua tesi Sands indica che c'è molta più correlazione (0.7) tra gli stimoli registrati nel cervello e l'effettivo comportamento d'acquisto rispetto alla correlazione (0.2) che c'è tra le intenzioni di acquisto (lista della spesa) e quello che il consumatore compra realmente.

In sintesi: il coinvolgimento emotivo in primis e anche gli altri stimoli del cervello guidano effettivamente gli individui in fase di acquisto. Non è quindi la nostra parte logica che ci porta a comprare una tipologia di alimenti piuttosto che un altro. L'ortofrutta dovrebbe tenere ben in considerazione questa evidenza, visto che risulta l'ultima categoria a generare stimoli nel cervello dei clienti dei supermercati. 

Infatti, in un periodo dove le quote di pancia e le quote di budget per fare la spesa sono limitate, l'ortofrutta si trova di fronte a competitor di categoria molto più armati dal punto di vista dell'attrattività di quanto lo sia lei.

7 informazioni interessanti provenienti dallo studio

  1. La decisione di acquisto avviene in media nei primi 100-200 millisecondi dallo sguardo
  2. L'attivazione della corteccia visiva, del precuneo e del lobo frontale come prima risposta emotiva è usata per fare le previsioni di acquisto (al contrario della lista della spesa che nella maggior parte dei casi non è predittiva)
  3. L'82% dei movimenti degli occhi va a posarsi su prodotti che non si acquisterà. Solo il restante 18% si sofferma su prodotti realmente acquistati
  4. Le categorie con il maggior coinvolgimento cerebrale (neuro-engagement score NES) sono alcol, caramelle, dessert surgelati e patatine fritte
  5. Le categorie con il minor coinvolgimento cerebrale (neuro-engagement score NES) sono ortofrutta fresca, confezionata e surgelata assieme alla carne
  6. Le informazioni nutritive sono raramente lette come anche i cartellini dei prezzi
  7. I prodotti contenenti zuccheri, sale e grassi attivano sistemi cerebrali di ricompensa, gratificando l'individuo
Rimane da capire se vi sia ancora posto nella testa dei consumatori per la poco attrattiva e salutare ortofrutta...

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