Attualità
Autotrasporto, 480 milioni sbloccati. Ma per l’ortofrutta il conto è già salato
Solo in Sicilia si stimano danni fino a 50 milioni di euro in cinque giorni di protesta tra mancate vendite, disagi e prodotti deteriorati

Matteo Salvini rompe il silenzio e prova a disinnescare la crisi dei trasporti e dell’ortofrutta. La giornata di ieri, martedì 20 ottobre, si è aperta con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti intervenuto in diretta su Antenna Sicilia, a Buongiorno Sicilia, per annunciare le prime contromisure al caro-gasolio e alla protesta che sta mettendo sotto pressione soprattutto il Mezzogiorno. Una mossa arrivata dopo l’allarme lanciato anche dal mondo ortofrutticolo, alle prese con il rischio concreto che il blocco della logistica comprometta raccolta, commercializzazione e distribuzione. Accanto a Giovanni Arena, alla guida dell’omonimo gruppo della distribuzione siciliana, Salvini ha anticipato tre direttrici di intervento: sblocco dei contributi destinati agli autotrasportatori, attenzione alla pressione fiscale che grava sui trasporti in Sicilia e confronto diretto con le categorie coinvolte. L’obiettivo dichiarato è ottenere un allentamento dei blocchi. Ma, mentre i prodotti freschi non possono aspettare i tempi della politica, la partita si è spostata al tavolo istituzionale.
Milano, il confronto con le rappresentanze dell’autotrasporto
Nel corso della giornata, in Prefettura a Milano, Salvini ha incontrato le associazioni del settore. Il confronto ha prodotto un primo risultato sul fronte economico. A illustrarlo è stato il viceministro Edoardo Rixi, che ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo di euro tra risorse già disponibili e nuovi stanziamenti destinati a compensare, almeno in parte, l’impennata dei costi del carburante. Resta però un nodo: le sigle dell’autotrasporto non esprimono una posizione unitaria e le mobilitazioni non dipendono tutte dalle stesse organizzazioni. Per questo, l’annuncio del Governo non equivale automaticamente alla fine delle proteste. La richiesta di una ripresa dei servizi si intreccia con quella di garanzie concrete sui tempi dei pagamenti e sulle misure strutturali contro il caro-gasolio.
Contributi sbloccati: quando arrivano i soldi
La novità più immediata riguarda i crediti d’imposta relativi alle spese sostenute per il gasolio. Secondo quanto comunicato da Rixi, sono state avviate le procedure per liquidare le domande presentate fino al 30 agosto 2026, per un ammontare complessivo di circa 480 milioni di euro. Il calendario illustrato alle associazioni prevede una prima tranche di circa 306 milioni, pari al 70% delle risorse inizialmente programmate, con pagamenti in partenza dal 21 ottobre. La quota residua dovrebbe essere liquidata entro la fine di novembre, fino a raggiungere circa 437 milioni di euro, secondo il perimetro dei contributi indicato nel programma.
Per i mesi di settembre e ottobre sono stati inoltre annunciati 60 milioni di euro aggiuntivi. La piattaforma per presentare le richieste dovrebbe riaprire il 5 novembre per quindici giorni, mentre l’erogazione dei relativi crediti è attesa tra gennaio e febbraio 2027. Sul tavolo c’è anche una misura potenzialmente importante per il futuro: una norma, da inserire nel prossimo decreto Infrastrutture, per rendere più automatico l’adeguamento delle tariffe di trasporto alle variazioni del prezzo del carburante. Un passaggio che potrebbe ridurre il divario tra l’aumento dei costi sostenuti dai vettori e la possibilità di trasferirli lungo la filiera.
Ortofrutta e distribuzione, il conto rischia di essere salato
Nel frattempo, i danni non sono più soltanto una prospettiva. In Sicilia, mercati rallentati, camion fermi, consegne mancate e raccolti rinviati hanno messo in difficoltà produttori, commercianti e piattaforme distributive. Gli effetti si estendono dai campi ai reparti dei supermercati, con criticità che riguardano anche carne, latticini e altri prodotti refrigerati. Confcommercio Sicilia ha stimato in 40-50 milioni di euro le possibili perdite complessive per Grande distribuzione organizzata e filiera del fresco nell’arco dei cinque giorni di protesta. Si tratta di una stima dei danni potenziali, non di un consuntivo definitivo: una parte rilevante riguarda le mancate vendite, un’altra le difficoltà logistiche e il rischio di deterioramento delle merci.
Per l’ortofrutta, il fattore tempo è determinante. Un carico che non parte può tradursi in prodotto invenduto; una raccolta rinviata può compromettere la qualità e la commerciabilità; una consegna mancata può lasciare vuoti gli scaffali e interrompere il rapporto commerciale con i clienti. E anche quando i collegamenti restano formalmente disponibili, l’incertezza sulla ripresa dei viaggi frena le decisioni di produttori e operatori.

Quando si tornerà alla normalità? Rixi ha auspicato la fine dei blocchi già nel pomeriggio di ieri, ma la frammentazione del fronte della protesta e le differenze tra presidi stradali e fermi organizzati dalle singole associazioni rendono difficile indicare una scadenza certa. Lo sblocco dei contributi è un segnale atteso, ma non basta da solo a rimettere in moto una filiera che ha bisogno di trasporti regolari, costi sostenibili e certezze operative. Serviranno la ripresa effettiva delle partenze, il ripristino dei flussi verso i mercati e la capacità di smaltire gli arretrati accumulati.
Il Governo, dunque, ha battuto un colpo. Ora la verifica sarà sul campo: nei piazzali dei mercati ortofrutticoli, sulle banchine e nei centri distributivi. (ga)




















