Trasporti in rivolta al Sud, forniture ortofrutticole a rischio blocco

In Puglia si registrano difficoltà nei rifornimenti e alcuni Ce.di. hanno già subito la mancata evasione di ordini

Trasporti in rivolta al Sud, forniture ortofrutticole a rischio blocco

Il Sud Italia è attraversato da una mobilitazione che sta mettendo sotto pressione uno dei passaggi più delicati della filiera ortofrutticola: il trasporto delle merci. Le proteste di agricoltori e autotrasportatori stanno già producendo le prime conseguenze commerciali, con difficoltà nei rifornimenti di frutta e verdura segnalate nei supermercati pugliesi e, da nostre fonti accreditate, anche alcuni Ce.di della Gdo hanno subito la mancata evasione di ordini per i prodotti provenienti dalla Puglia. E il quadro rischia di aggravarsi dal domani, quando scatteranno i fermi annunciati in Sicilia e Calabria. Alla base della protesta ci sono il caro gasolio, l'aumento dei costi di esercizio e tariffe di trasporto ritenute insufficienti. Per gli operatori siciliani pesano anche i collegamenti marittimi e gli oneri legati al sistema europeo Ets. Una situazione che ha portato agricoltori e autotrasportatori a mobilitarsi contemporaneamente in diverse regioni meridionali.

Puglia, blocchi stradali e supermercati in difficoltà
Il fronte più caldo è quello pugliese, dove le proteste interessano soprattutto le province di Foggia e Brindisi. Presidi e blocchi lungo le principali direttrici stradali, in particolare nei pressi dei caselli di Candela, sull'A16, e Poggio Imperiale, sull'A14, stanno rallentando la circolazione delle merci. Le prime conseguenze si vedono già nella distribuzione: secondo le cronache locali, alcuni supermercati del Foggiano stanno registrando difficoltà negli approvvigionamenti di prodotti alimentari, compresi frutta e verdura. Una situazione che rischia di peggiorare se i mezzi continueranno a rimanere fermi.

A Cerignola la protesta ha coinvolto anche i commercianti, mentre dieci associazioni nazionali dell'autotrasporto hanno scritto al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per denunciare episodi in cui alcuni conducenti non aderenti sarebbero stati costretti a interrompere il viaggio. Le organizzazioni condividono le preoccupazioni economiche del settore, ma chiedono che venga garantita la libera circolazione delle merci. Sul fronte agricolo, intanto, la manifestazione del 14 ottobre a Bari ha portato all'annuncio di 30 milioni di euro da parte della Regione Puglia, di cui 10 per il carburante e 20 per il sostegno alle filiere produttive. Restano da definire modalità e tempi di erogazione.

Calabria e Sicilia, dal domani scattano i fermi
In Calabria, dopo settimane di presidi e proteste che hanno interessato anche l'autostrada A2, Fedralog ha confermato il fermo regionale dell'autotrasporto dal 16 al 20 ottobre. L'associazione denuncia costi crescenti e condizioni economiche che stanno compromettendo la sostenibilità delle imprese. Ma è soprattutto la Sicilia a destare preoccupazione. Il Comitato Trasporto Siciliano ha proclamato cinque giorni di fermo, sempre dal 16 al 20 ottobre, mentre Confindustria Catania ha annunciato una mobilitazione fino al 22 ottobre. Nell'Isola, il rincaro del carburante si somma al costo dei collegamenti marittimi. Secondo i dati richiamati da Confindustria Catania, a settembre il gasolio ha superato mediamente i 2,16 euro al litro, circa 35 centesimi in più rispetto a febbraio, con un aggravio stimato di oltre 8.000 euro per un camion che percorre 100.000 chilometri all'anno. Il rischio maggiore è che la protesta non termini alle scadenze annunciate. Salvatore Bella, coordinatore del Comitato Trasporto Siciliano, ha avvertito che, in assenza di risposte dal Governo, il fermo potrebbe proseguire a oltranza. I trasportatori aderenti intendono lasciare i mezzi nei piazzali, senza ricorrere ai blocchi stradali, ma le conseguenze sulle spedizioni potrebbero comunque essere pesanti.

Ortofrutta, il rischio è una crisi delle spedizioni
Per l'ortofrutta la situazione è particolarmente delicata. Sicilia, Puglia e Calabria rappresentano un bacino strategico per l'approvvigionamento nazionale di prodotti freschi e anche pochi giorni di interruzione possono compromettere la programmazione commerciale, soprattutto per le produzioni più deperibili. Merce che rimane nei magazzini, ordini non evasi, ritardi nelle piattaforme distributive e possibili difficoltà di assortimento nei supermercati: sono le conseguenze che potrebbero manifestarsi se l'adesione al fermo fosse significativa. Il danno rischia di colpire sia i produttori, impossibilitati a spedire regolarmente la merce, sia la distribuzione, che deve garantire continuità di approvvigionamento. I primi segnali arrivano già dalla Puglia. Se in Sicilia non si troverà rapidamente un'intesa, la sovrapposizione dei fermi nelle diverse regioni del Sud potrebbe trasformare le attuali difficoltà in una crisi commerciale ben più estesa. (ga) 

Foto d'apertura realizzata con ausilio IA.