La protesta non si ferma: forniture di ortofrutta a rischio in tutta Italia

Tir fermi e presidi nel Mezzogiorno: autotrasportatori e agricoltori chiedono risposte, mentre il protrarsi dei blocchi minaccia gli approvvigionamenti dei negozi

La protesta non si ferma: forniture di ortofrutta a rischio in tutta Italia

Le proteste contro il caro-carburante proseguono nel Mezzogiorno, mentre le risposte del Governo restano ancora troppo vaghe per convincere gli autotrasportatori a fermarsi. Il fine settimana non ha sbloccato la situazione e l’anticipo del tavolo ministeriale al 20 ottobre non è bastato a interrompere la mobilitazione. Se i fermi continueranno, le ripercussioni sulle forniture nei negozi di tutta Italia saranno sempre più pesanti, con consegne in ritardo e minore disponibilità di prodotto fresco. Per l’ortofrutta, le difficoltà partite dal Sud rischiano di propagarsi rapidamente lungo la filiera nazionale. Autotrasportatori e agricoltori chiedono risposte al caro-carburante e all’aumento dei costi: una crisi che mette sotto pressione entrambi e che rischia di scaricarsi anche sulla distribuzione.

Sicilia, tir fermi e mercato di Vittoria in difficoltà
Il segnale più evidente arriva dalla Sicilia, dove il fermo degli aderenti al Comitato trasporto siciliano, iniziato venerdì 16 ottobre, era programmato fino alla mezzanotte di martedì 20. Tir e camion sono rimasti nei piazzali e nei porti, con semirimorchi carichi non ritirati dalle navi. Il coordinatore Salvatore Bella, dopo aver contestato l’esclusione del comitato dal confronto ministeriale, ha aperto alla revoca soltanto davanti alla firma di un protocollo d’impegni e all’incontro del 20 ottobre. In caso contrario, ha annunciato il proseguimento del fermo fino al 27 ottobre.

Secondo quanto riportato da Ragusa Oggi venerdì mattina, il mercato ortofrutticolo di Vittoria si presentava sostanzialmente fermo: piazzali senza camion, nessun bancale davanti ai box e commissionari senza merce da commercializzare. Anche operatori non aderenti avrebbero sospeso l’attività per timore dei blocchi. Le conseguenze arrivano direttamente nei campi, soprattutto per zucchine e melanzane: il ritardo nella raccolta può compromettere la commerciabilità del prodotto, con il rischio che parte della produzione resti sulle piante. Tra i comparti da monitorare c’è anche il pomodoro, in una fase di prezzi elevati: le difficoltà logistiche possono compromettere il valore commerciale del prodotto.

Puglia, tra carburante esaurito e timori per le consegne
Anche la Puglia resta tra le regioni più esposte. La protesta degli autotrasportatori si intreccia con quella degli olivicoltori e con le conseguenze del blocco della raffineria Eni di Taranto. I presidi dei lavoratori dell’ex Ilva davanti all’impianto sono stati rimossi venerdì, consentendo la ripresa dei rifornimenti dopo le code ai distributori e le carenze segnalate nel Foggiano. La mobilitazione degli autotrasportatori, però, continua: secondo le cronache locali, i manifestanti hanno deciso di mantenere il fermo almeno fino a martedì. Per le aziende ortofrutticole restano le incognite sulla disponibilità di mezzi e sulla continuità delle consegne dai campi ai mercati.

Calabria, proseguono i presidi mentre ripartono i rifornimenti
In Calabria, dopo le difficoltà nel reperimento di benzina e gasolio segnalate nel Cosentino e nell’area di Catanzaro, sono ripartite le consegne di carburante dai depositi di Vibo Valentia. Resta invece confermata la protesta di Fedralog: la federazione ha annunciato di aver ricevuto una convocazione dal Governo, precisando che il fermo proseguirà fino al 20 ottobre, senza interruzioni anticipate. I presidi hanno interessato anche gli svincoli dell’A2 e il porto di Gioia Tauro. Per l’ortofrutta, la continuità dei trasporti resta essenziale per movimentare le produzioni.

Presidi anche in Campania e Basilicata
La mobilitazione ha interessato anche la Campania, con presidi nei pressi dei caselli di Nola, sull’A30, e Caianello, sull’A1, oltre che nell’area di Caserta Sud. A Nola l’uscita autostradale è stata riaperta dopo una chiusura di circa un’ora venerdì. I manifestanti hanno lasciato varchi per la circolazione, pur provocando disagi. In Basilicata, circa cento tir risultavano coinvolti venerdì nei presidi lungo la statale 106 ionica, nell’area di Scanzano Jonico, e in altri snodi regionali. La protesta ha riguardato il traffico pesante, mantenendo il transito di auto private e mezzi di soccorso.

Caro-gasolio, attese risposte concrete dalle istituzioni
Alla base della protesta c’è la difficoltà degli autotrasportatori a sostenere i rincari del carburante, a fronte di tariffe che, secondo gli operatori, non compensano l’aumento dei costi. Il tavolo inizialmente convocato per il 27 ottobre è stato anticipato a martedì 20 ottobre, alla Prefettura di Milano. Salvini ha indicato la necessità di ottenere dal ministero dell’Economia almeno 80 milioni di euro nell’immediato; restano aperti anche lo sblocco dei contributi e l’effettiva disponibilità del credito d’imposta sul gasolio. Per l’ortofrutta, il bilancio dipenderà dalla durata dei fermi e dalle conseguenze su raccolte, ritiri e consegne. Ogni giorno aggiuntivo aumenta il rischio di perdite nei campi e di vuoti nelle forniture ai punti vendita. (ga)