Centri agroalimentari al bivio: la vera strategia innovativa è quella multiservizio

Nel dibattito sulla riforma, il prof. Lanini sottolinea la necessità di riconoscere la pluralità dei ruoli svolti dai mercati italiani

Centri agroalimentari al bivio: la vera strategia innovativa è quella multiservizio

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni che Luca Lanini Professore incaricato di Logistica e SCM, Università Cattolica Co-Founder e Partner CibuSalus Srl ha inviato alla nostra redazione in merito alla riforma dei mercati agroalimentari.

Il percorso di riforma dei mercati agroalimentari all’ingrosso avviato dal Ministero rappresenta un’occasione importante per aggiornare il ruolo di queste infrastrutture all’interno del sistema agroalimentare nazionale. La crescente attenzione verso il concetto di “mercato strategico” risponde all’esigenza condivisibile di individuare le strutture maggiormente rilevanti per lo sviluppo del settore e di orientare in modo più efficace le future politiche di investimento. Tuttavia, il dibattito sviluppatosi negli ultimi anni evidenzia un rischio: quello di assimilare il concetto di strategicità a parametri prevalentemente dimensionali, quali volumi commercializzati, superfici, fatturato o numero di operatori presenti. Tali indicatori sono certamente importanti, ma non esauriscono il valore che un mercato può generare per il territorio, per la filiera agroalimentare e per la collettività. 

Mercati diversi svolgono infatti funzioni diverse. Alcuni rappresentano piattaforme logistiche di rilevanza nazionale e internazionale, fondamentali per l’import-export e per l’approvvigionamento di grandi aree urbane. Altri costituiscono il principale punto di accesso al mercato per centinaia di produttori agricoli locali. Altri ancora svolgono un ruolo crescente nelle politiche alimentari urbane, nella riduzione degli sprechi, nella logistica sostenibile, nella promozione del consumo di prodotti freschi e nella sicurezza alimentare. Per questo motivo potrebbe essere utile affiancare al concetto di “mercato strategico” una valutazione basata sugli impatti effettivamente generati dalle diverse strutture. L’obiettivo non dovrebbe essere stabilire quali mercati siano strategici e quali non lo siano, bensì comprendere per quali funzioni ciascun mercato esprima la propria strategicità. In questa prospettiva si potrebbe sviluppare un sistema nazionale di valutazione fondato su alcune principali dimensioni di impatto. 

• Una prima dimensione riguarda l’impatto economico, misurato attraverso la capacità di generare valore, occupazione e investimenti. 

• Una seconda dimensione riguarda l’impatto sulla filiera agricola, valutando il contributo fornito ai produttori, alle organizzazioni di produttori e alla valorizzazione delle produzioni territoriali. 

• Una terza dimensione riguarda l’impatto urbano, ossia il ruolo svolto nel rifornimento della città, della ristorazione, delle mense collettive e dei servizi di prossimità. 

• Una quarta dimensione riguarda l’impatto sociale e alimentare, con particolare riferimento al recupero delle eccedenze, alla lotta allo spreco alimentare e alle iniziative rivolte alle fasce più fragili della popolazione. 

• Una quinta dimensione riguarda l’impatto ambientale, misurando i risultati ottenuti in termini di efficientamento energetico, riduzione delle emissioni, gestione dei rifiuti e sostenibilità logistica. 

• Infine, una sesta dimensione riguarda la resilienza del sistema alimentare, ovvero la capacità del mercato di garantire continuità degli approvvigionamenti e tenuta delle filiere in situazioni di crisi o emergenza. 

• Andrà anche tenuto conto degli aspetti più trasversali, che rendono più specifico il ruolo dei mercati nella governance territoriale, nella cultura, identità e capacità di innovazione di un territorio. 

L’adozione di una simile impostazione consentirebbe di superare una visione unidimensionale della strategicità e di riconoscere la pluralità delle funzioni svolte dai mercati agroalimentari italiani. Ciò consentirebbe inoltre di orientare le future politiche di finanziamento secondo criteri maggiormente coerenti con gli obiettivi perseguiti. Investimenti dedicati all’innovazione logistica, al sostegno delle filiere agricole, alla sostenibilità ambientale, alla resilienza alimentare o alle politiche urbane del cibo potrebbero essere assegnati sulla base degli impatti generati e non esclusivamente della dimensione delle strutture. I mercati all’ingrosso non sono soltanto infrastrutture commerciali. Sono infrastrutture economiche, logistiche, territoriali e sociali che contribuiscono, ciascuna con caratteristiche differenti, al funzionamento del sistema agroalimentare nazionale. La sfida della riforma potrebbe quindi essere quella di passare da una classificazione dei mercati a una misurazione delle funzioni e degli impatti che essi producono, valorizzando le specificità dei diversi modelli presenti nel Paese e rafforzando il contributo dell’intera rete mercatale italiana allo sviluppo economico, alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare. Queste brevi note sono una sintesi di una più ampia riflessione che si intende portare all’attenzione dei mercati italiani e, nel caso dominante dei mercati a controllo pubblico, all’attenzione dei decisori pubblici locali, affinché trovino i giusti spunti per finalizzare le loro politiche alimentari sui territori, condizione necessaria per programmare gli interventi di rilancio e le relative politiche di investimento. (aa)
Prof. Luca Lanini