Attualità
Del Monte Foods si dichiara in bancarotta e avvia il processo di vendita
La crisi non coinvolge Fresh Del Monte Produce

Tempi difficili per l’“Uomo Del Monte”, storico protagonista degli spot anni Ottanta che “diceva sì” alla qualità. Oggi, Del Monte Foods Corp., azienda simbolo dell’industria conserviera americana, ha presentato istanza di fallimento volontario negli Stati Uniti ai sensi del Chapter 11 e ha avviato un processo di vendita con supervisione del tribunale come riportato da Il Sole 24 Ore e testate specializzate straniere come FreshFruitPortal.
Con sede a Walnut Creek, in California, Del Monte Foods è una delle più longeve aziende alimentari degli Stati Uniti, con 139 anni di storia. È nota per le sue conserve di frutta e verdura, ma anche per altri marchi come Contadina (pomodori), College Inn e Kitchen Basics (brodi), oltre al più recente Joyba nel segmento del bubble tea. Non è affiliata alla Fresh Del Monte Produce Inc., con sede in Florida: Del Monte Foods è una controllata della Del Monte Pacific Limited, con sede a Singapore.
Conti in rosso e crisi di modello
Nell’ultimo esercizio chiuso il 28 aprile 2024, la società ha registrato un fatturato di 1,7 miliardi di dollari e una perdita netta di 118,64 milioni. Il valore complessivo degli asset aziendali è stimato in 2,3 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore. Un quadro finanziario che ha reso inevitabile il ricorso alla procedura fallimentare per salvaguardare la continuità operativa e massimizzare il valore per gli stakeholder.
La crisi di Del Monte è legata a fattori strutturali: il cambiamento delle abitudini dei consumatori – sempre più orientati verso alternative più salutari e meno costose – ha eroso progressivamente le vendite dei prodotti in scatola, cuore dell’offerta storica dell’azienda. “Le preferenze si sono spostate verso alimenti con meno conservanti”, ha sottolineato Sarah Foss, di Debtwire, società specializzata in ristrutturazioni aziendali.
Il peso dell’inflazione e delle tensioni commerciali
L’inflazione alimentare ha accentuato la pressione sui consumatori, spingendoli verso marchi a basso prezzo. A complicare la situazione, il dazio del 50% sull’acciaio importato introdotto a giugno dal presidente Donald Trump, che rischia di aumentare ulteriormente i costi di produzione delle lattine. Le vendite di Joyba e dei brodi hanno registrato una crescita nell’ultimo esercizio, ma non sono state sufficienti a compensare il calo delle conserve.
A pesare è stata anche una controversia legale con un gruppo di creditori contrari al piano di ristrutturazione del debito, conclusasi solo a maggio con un nuovo prestito che ha aumentato di 4 milioni di dollari l’anno gli interessi passivi.
Vendita e rilancio: il piano del Chapter 11
Secondo il CEO Greg Longstreet, il ricorso al Chapter 11 rappresenta “un passo strategico per accelerare la ripresa e costruire una Del Monte Foods più forte e duratura”. L’azienda ha già raggiunto un accordo di sostegno con i creditori per la vendita della maggior parte dei suoi beni come azienda in attività. L’obiettivo è garantire la continuità operativa e preservare il valore per i dipendenti, i fornitori e gli altri stakeholder.
Per sostenere le operazioni durante il processo, la società ha ottenuto 912,5 milioni di dollari di finanziamenti, di cui 165 milioni in nuovi fondi. Il pacchetto – soggetto all’approvazione del Tribunale fallimentare del New Jersey – permetterà di proseguire le attività commerciali, inclusa la stagione di confezionamento in corso.
Un marchio leggendario alla prova del futuro
“Del Monte Foods nutre le famiglie da quasi 140 anni e rimane impegnata nella sua missione di offrire cibi nutrienti e gustosi”, ha concluso Longstreet. Le attività proseguiranno durante l’intero iter di vendita e ristrutturazione, ma il futuro dell’iconico marchio passa ora dalla capacità di trovare nuovi investitori e reinventare la propria proposta in un mercato sempre più competitivo. (aa)






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