Dal campo
Drupacee, in Spagna il conto del clima e dei costi arriva in campagna
Il Paese iberico affronta un avvio di campagna complesso, con perdite sulle ciliegie, scarsità di albicocche e prezzi insufficienti per pesche e nettarine

Più ombre che luci nel primo scorcio della campagna spagnola delle drupacee. Il quadro che arriva dal Paese iberico, dalle testate locali come ValenciaFruits e Fruittoday, è tutt’altro che lineare: sul fronte delle albicocche si registra una disponibilità limitata di prodotto, con rese ridotte per i produttori; per le ciliegie, alcune aree particolarmente vocate, a partire dalla Valle del Jerte, hanno dovuto fare i conti con danni pesanti causati dal maltempo; mentre nel comparto peschicolo le organizzazioni agricole denunciano costi in crescita e prezzi non sempre adeguati a compensare l’aumento delle spese.
A rendere più complessa la stagione è quindi un insieme di fattori che attraversa più territori e più colture: clima instabile, pressione sui margini, volatilità dei prezzi e rapporti di forza nella filiera ancora sbilanciati. Una fotografia che conferma come anche in Spagna, primo grande competitor produttivo dell’Italia in Europa, la campagna estiva non sia priva di criticità.
Ciliegie, danni pesanti nella Valle del Jerte
Uno dei casi più delicati riguarda la ciliegia. L’Associazione della Valle del Jerte e delle Regioni Settentrionali ha chiesto al Governo Regionale dell’Estremadura di valutare con urgenza misure di sostegno per i produttori colpiti dalle piogge persistenti che hanno interessato la stagione in corso.

Secondo quanto riportato dall’associazione in una nota, i danni hanno riguardato in particolare le varietà precoci e di media stagione, con perdite che “superano le 15 mila tonnellate di ciliegie”. Una situazione giudicata particolarmente grave anche alla luce della mancanza, secondo l’organizzazione, di un sistema assicurativo agricolo realmente efficace per far fronte a eventi di questa portata. Per questo motivo l’associazione chiede una rapida valutazione dei danni, senza attendere la chiusura della campagna. Il governo regionale, infatti, avrebbe indicato l’intenzione di non prendere in considerazione eventuali misure di sostegno fino al termine della stagione. Una posizione contestata dai produttori, secondo cui rinviare l’analisi rischierebbe di prolungare l’incertezza per mesi.
Valencia, produzione nella norma ma margini ridotti
Se sul fronte ciliegie il problema principale è legato ai danni climatici, nella Comunità Valenciana la campagna estiva della frutta si sta avviando verso la fase finale con livelli produttivi considerati relativamente normali e una qualità adeguata. Il nodo, però, resta ancora una volta la redditività.
È quanto evidenzia La Unió Llauradora, che segnala come l’aumento dei costi di produzione e gli squilibri interni alla filiera agroalimentare continuino a comprimere i margini delle aziende agricole. Pesche, nettarine, albicocche, prugne e pesche piatte hanno registrato rese complessivamente accettabili, ma questa tenuta produttiva non si è tradotta automaticamente in risultati economici soddisfacenti per gli agricoltori.

A pesare è soprattutto l’incremento dei costi aziendali, cresciuti di oltre il 20%. Manodopera, energia, fertilizzanti, gasolio agricolo, imballaggi e logistica hanno inciso in modo significativo sui bilanci delle imprese, senza che l’aumento delle spese sia stato assorbito dai prezzi riconosciuti alla produzione.
Prezzi volatili e Gdo sotto accusa
La Unió richiama poi l’attenzione sulla forte volatilità dei prezzi alla produzione, oscillati durante la stagione tra 0,40 e 1,10 euro al chilo, a seconda di varietà, calibro e periodo di commercializzazione. Valori che, in diversi casi, non sarebbero stati sufficienti a coprire i costi effettivi di produzione, stimati tra 0,45 e 0,75 euro al chilo. Il risultato, per una parte significativa del settore, è una campagna chiusa con perdite o con margini minimi.
Sul piano commerciale, l’organizzazione agricola punta il dito anche contro la crescente pressione esercitata dalla grande distribuzione, che controllerebbe oltre il 70% del mercato della frutta fresca. Secondo La Unió, le richieste su calibri, tempi di consegna e prezzi riducono fortemente il potere contrattuale dei produttori.
Per le drupacee spagnole, dunque, l’avvio di campagna conferma una doppia fragilità vissuta anche dai produttori delle nostre latitudini: da un lato quella climatica, con produzioni esposte a eventi sempre più difficili da gestire; dall’altro quella economica, con costi crescenti e una distribuzione del valore lungo la filiera che resta uno dei nodi centrali per il futuro del comparto. (lg)



















