Ecco dove nascono i biostimolanti del futuro

Inaugurato il Greenhas Research Center: tre unità di ricerca e una stazione sperimentale

Ecco dove nascono i biostimolanti del futuro

Sono numerose le sfide che l'agricoltura ha nel proprio futuro. Alcune di queste - leggasi la risposta ai cambiamenti climatici - sono epocali. E proprio per questo il settore primario ha bisogno di alleati: ma per sviluppare soluzioni capaci di supportare i produttori in un percorso sostenibile, sotto tutti i punti di vista, serve tanta ricerca. 

Per continuare la sua storia fatta di innovazione al servizio dell'agricoltore, venerdì scorso Greenhas Group ha inaugurato davanti al suo quartier generale di Canale (Cuneo) il Greenhas Research Center. Non è il solito laboratorio, ma una struttura con tre unità di ricerca e una stazione sperimentale che sorgono nell'ambito di un intervento architettonico di pregio, dove si fonde la solida tradizione agricola incarnata nel recupero di una vecchia cascina ai moderni spazi del nuovo polo di ricerca e innovazione delle colture agrarie.

Un progetto letteralmente coltivato dal presidente della società, Giuseppe Gonella, che venerdì scorso è stato mostrato a duecento partner selezionati, tra i partner di Greenhas Group, clienti, esponenti del mondo universitario e della ricerca, produttori, autorità e rappresentanti del territorio. Nel cuore del Roero batte forte la ricerca sui biostimolanti, prodotti di ultima generazione e a basso impatto ambientale.

Greenhas nasce nel 1985 e da subito l'azienda si è focalizzata sui fertilizzanti speciali. "Fu una scelta innovativa - ricorda Lorenzo Gallo, vicepresidente di Greenhas Group - perché questi formulati sono tutti veicolati dall'acqua, possono essere distribuiti in maniera frazionata, localizzata e in funzione della fisiologia della pianta: abbiamo iniziato così a promuovere un uso consapevole e razionale dei prodotti tecnici".

L'avventura inizia in Italia, ma ora la società piemontese opera in più di 60 Paesi al mondo e l'export vale il 75% del fatturato. Il progresso corre veloce, Greenhas si rivolge così a prodotti ancor più innovativi come i biostimolanti utilizzando estratti di alghe o sottoprodotti dell'industria alimentare, dove gli esperti cercano principi attivi che possano agire in maniera positiva sul metabolismo delle piante. "Quello dei biostimolanti è un campo interessante e innovativo - aggiunge Gallo - Questi prodotti sono orientati ad aumentare l'efficienza nutrizionale, ma per svilupparli è necessaria tanta ricerca. Il nostro compito è di dare soluzioni che possano portare reddito all'agricoltore - conclude il vicepresidente di Greenhas Group - Produrre in maniera sostenibile, non dimentichiamolo, vuol dire garantire anche la sostenibilità economica delle aziende agricole".

Un compito a cui lavorerà anche il Greenhas Research Center che, come illustra Valeria Contartese, R&D Director dell'azienda, è composto da tre unità di ricerca: Microbiology Unit, Plant Chemistry Unit, Plant Physiology Unit e dalla stazione sperimentale.

Accompagnati da Christian Garabello, development project manager R&D department di Greenhas Group, abbiamo visitato la nuova struttura, dove la società è impegnata sia nella ricerca esplorativa che in quella applicata. "Un'attività regolata dal protocollo interno per lo sviluppo dei nuovi prodotti: Hpp - sottolinea il manager - Si parte dall'ideazione e dalla formulazione di prototipi che poi vengono studiati in laboratorio e sottoposti a test: una selezione che viene effettuata in base all'efficacia agronomica. Con la caratterizzazione chimica e biologica si individua il prototipo più stabile e si passa poi alla validazione agronomica estesa, con prove di effacacia su colture agrarie di diversi areali. 

Adele Castiglioni Greenhas

Nel laboratorio di microbiologia si isolano, si selezionano e si stabilizzano i microrganismi naturalmente presenti nel suolo. "In un ettaro ci sono cinquemila chili di vita, la maggior parte microrganismi - illustra la responsabile del laboratorio, Adele Castiglione - In un grammo di terreno abbiamo da un milione a un miliardo di cellule microbiche: fondamentali in ambito agricolo, perché senza non si potrebbe coltivare. Sono la base della fertilità: comunicano con la pianta, migliorano le condizioni di crescita del vegetale, difendono le radici, rendono più disponibili i nutrienti del suolo... Noi cerchiamo quei microrganismi che hanno le carte in regola per aumentare la fertilità, selezionando quelli che presentano capacità biostimolanti, da stabilizzare poi all'interno del formulato".

Nel laboratorio di chimica delle piante si studia la stabilità fisica e chimica dei nuovi prototipi, procedendo alla caratterizzazione di quelli più efficaci. "Valutiamo le performance delle materie prime che andranno a realizzare il biostimolante - riassume il lavoro dell'unità il responsabile Ivano Vigliante - Analizziamo le materie prime e ne saggiamo l'attività, valutando i benefici sulla pianta".

Nel laboratorio di fisiologia vegetale si studiano invece i cambiamenti che i prodotti Greenhas inducono sulle colture agrarie a livello fisiologico, biochimico e trascrittomico, aiutandole a produrre di più con meno risorse. Un lavoro importante per capire come meglio posizionare un biostimolante da un punto di vista tecnico. 

"Studiamo la pianta al suo interno per capire gli ingranaggi che vengono messi in moto dai biostimolanti - evidenzia la responsabile Cristina Campobenedetto - attraverso veloci screening o biosaggi. Un esempio? La tolleranza allo stress idrico: visto l'effetto di un nostro formulato cerchiamo di capire la modalità di azione dello stesso, rispondendo alla domanda perché funziona e come funziona".

Ricerca e test sui prodotti continuano poi nella stazione sperimentale dove c'è un fitotrone, una doppia serra a condizioni controllate e uno spazio riservato alla validazione finale in campo. 

Nella camera di crescita - spiegano i responsabili Alessandro Merlone e Luciana Cerchio - temperature, umidità, illuminazione artificiale a Led sono controllate e poi 30 fotocamere scattano una foto ogni ora per monitorare la risposta delle piante. In serra le prove continuano su lattuga e pomodoro nano per valutare le risposte agli stress. Si parte da otto prototipi che sono testati nel fitotrone ai migliori due che arrivano alla fase finale sul campo sperimentale.