Dal campo
Orogel Fresco: un modello cooperativo che fa crescere soci e frutteti
Oltre 60 nuovi produttori in cinque anni e fatturato a 45 milioni. Finelli: "Il socio non è uno tra tanti, ma parte di un percorso condiviso"

Un catasto frutticolo cresciuto del 30% in cinque anni, l’ingresso di oltre 60 nuovi soci produttori e un fatturato arrivato a 45 milioni di euro, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. In un contesto produttivo tutt’altro che semplice, i numeri di Orogel Fresco raccontano la solidità di un modello cooperativo capace di coniugare radicamento agricolo, flessibilità commerciale e appartenenza a un gruppo strutturato.
La cooperativa del Gruppo Orogel, specializzata nella produzione e commercializzazione di ortofrutta fresca coltivata con sistemi di produzione integrata, biologica e biodinamica nelle aree più vocate d’Italia, rivendica una peculiarità organizzativa che ne rappresenta uno dei principali punti di forza.

"Possiamo definirci piccoli tra i grandi", spiega a IFN Vincenzo Finelli, direttore generale di Orogel Fresco. "Se ci confrontiamo con i grandi player del settore, i nostri volumi sono più contenuti. Allo stesso tempo, però, facciamo parte di un gruppo importante e questo ci permette di attivare sinergie, stare ai tavoli che contano e dialogare con interlocutori di primo piano".
Una dimensione, quella di Orogel Fresco, che secondo Finelli si traduce anche in maggiore capacità di adattamento. "Essere più snelli rappresenta un vantaggio. Sul piano commerciale siamo duttili e flessibili, riusciamo a rispondere con tempestività alle esigenze del mercato, in un contesto in cui le emergenze sono ormai all’ordine del giorno. Lo stesso vale nel rapporto con i produttori: la vicinanza e la rapidità di risposta sono aspetti che ci vengono riconosciuti".
Mutualità e regole uguali per tutti
Alla base resta il modello cooperativo, interpretato da Orogel Fresco come elemento identitario e non soltanto organizzativo. "Siamo una cooperativa e per noi i valori fondanti sono molto chiari", sottolinea Finelli. "Cerchiamo di fare bene le cose buone della cooperazione: parità di trattamento, mutualità, regole uguali per tutti. Ogni socio deve sapere di essere trattato alle stesse condizioni e di poter contare su un’organizzazione che lavora per supportarlo".
Un’impostazione che negli ultimi anni ha avvicinato alla cooperativa anche aziende agricole strutturate, comprese realtà che in passato avevano scelto percorsi più autonomi. "Molti produttori, anche di dimensioni importanti, si sono resi conto che il mercato è sempre più complesso e competitivo. Pensare di farcela da soli è difficile. Per questo cresce la necessità di fare sinergia", osserva Finelli. "Chi si avvicina a noi riconosce competenza, professionalità e disponibilità al confronto. Il socio non si sente uno tra tanti, ma parte di un percorso condiviso".

Il coinvolgimento, aggiunge il direttore generale, è un elemento centrale anche nelle decisioni strategiche. "Cerchiamo di accompagnare i soci nelle scelte, aiutandoli a valutare in modo più consapevole la direzione da intraprendere. Anche le aziende più grandi hanno bisogno di sentirsi supportate, soprattutto quando devono affrontare investimenti, cambi varietali o scelte produttive di lungo periodo".
Una base sociale diffusa, dal Nord al Sud
La crescita della cooperativa si riflette anche nella distribuzione territoriale della base produttiva. "Abbiamo soci dal Friuli al Veneto, dall’Emilia-Romagna al Molise, dal Lazio alla Basilicata, fino a Puglia e Calabria", spiega Finelli. "Possiamo contare su tre magazzini di lavorazione, a Longiano, Forlimpopoli e Corporeno di Cento, oltre a diversi centri di ritiro".
Una rete ampia che richiede presidio tecnico e relazione costante. "Almeno due volte all’anno organizziamo riunioni zonali in tutti i territori. A questo si aggiunge il lavoro quotidiano di tecnici e agronomi, che seguono i produttori e mantengono un filo diretto con le aziende agricole. È così che il socio percepisce serietà, correttezza e competenza. Le regole uguali per tutti aiutano molto, soprattutto quando vengono spiegate con trasparenza".

Pere prima referenza, ma lo sguardo è sull’innovazione
Tra le referenze più importanti, non mancano elementi di interesse. Le pere restano il primo prodotto per volumi, un risultato non scontato alla luce delle difficoltà che hanno colpito il comparto negli ultimi anni. "Siamo riusciti a mantenere la pera come prima referenza anche perché operiamo in areali dove alcune avversità hanno inciso meno", evidenzia Finelli. "Ma ha contato molto anche il rapporto diretto con i produttori, che ci rende più reattivi nell’affrontare le criticità".
Il tema, tuttavia, non è soltanto difensivo. "All’interno di UnaPera stiamo valutando anche nuove selezioni. Il consumatore c’è, la Gdo continua a dare spazio alla categoria: ora bisogna rimettere in carreggiata la produzione, anche attraverso proposte più adatte alle esigenze del mercato".

Accanto alle pere, il paniere di Orogel Fresco comprende nettarine, albicocche, pesche, kiwi, susine e altre referenze frutticole minori, con una specializzazione che trova una delle sue espressioni più riconoscibili nella gamma premium "Le Meraviglie".
"Le Meraviglie", la frutta premium che nasce in campagna
"Per noi Le Meraviglie non sono semplicemente una linea di prodotto, ma un vero progetto", chiarisce Finelli. "È una proposta che costruiamo direttamente in campagna, selezionando produttori, varietà e partite con caratteristiche organolettiche superiori alla media".
Il progetto punta su frutta raccolta al giusto grado di maturazione e confezionata direttamente in campo, con l’obiettivo di offrire un prodotto pronto al consumo, capace di mantenere sapore e qualità della frutta appena raccolta. "Il mercato cerca questo tipo di prodotto e oggi non abbiamo quantità sufficienti rispetto alle richieste. Certo, costa di più, ma il risultato ripaga gli sforzi, perché il consumatore riconosce la differenza".
Il canale di riferimento resta soprattutto la Gdo, dove la gamma premium rappresenta anche uno strumento di valorizzazione per le produzioni migliori. "Con i clienti che hanno provato Le Meraviglie vediamo che la differenza si percepisce. È la dimostrazione che si può creare valore aggiunto attorno a produzioni di qualità, garantendo anche ai produttori una remunerazione più coerente con il livello del prodotto. Tra le referenze vorrei citare in particolare le albicocche, che rappresentano uno dei nostri fiori all’occhiello e che il mercato ci riconosce, pur essendo una coltura complessa da produrre".

Dulcis, il kiwi verde che convince produttori e consumatori
L’innovazione varietale è un altro fronte decisivo. In questo senso, il kiwi Dulcis rappresenta per Orogel Fresco uno dei casi più emblematici. "È un progetto straordinario", afferma Finelli. "La cosa più interessante è che sta funzionando sia sul fronte del consumatore sia su quello del produttore".
Da un lato, spiega il direttore generale, i produttori riconoscono alla varietà caratteristiche agronomiche favorevoli, in una fase in cui il kiwi verde tradizionale vive diverse difficoltà e il giallo comporta costi e complessità produttive elevate. Dall’altro, la risposta del mercato è stata molto positiva. "I consumatori sono entusiasti. Il successo nasce proprio dalla combinazione di questi fattori, e da partner di assoluto rilievo come Alegra e Apofruit Italia e sotto il profilo scientifico dal lavoro della New Plant di Forlì con le Università di Udine e Bologna".
La conferma arriva anche dalle scelte della distribuzione. "Ci sono catene della Gdo che hanno scelto di proporre solo Dulcis come kiwi verde. È una decisione forte, che dimostra la bontà del progetto. Oggi stiamo guardando anche all’estero per allargare la campagna commerciale: con New Plant siamo stati in Cile e abbiamo riscontrato un interesse notevole da parte dei produttori. Anche lì riconoscono caratteristiche molto interessanti e vedono in Dulcis una vera alternativa nel segmento del kiwi verde".
In uno scenario in cui produrre frutta di qualità è sempre più complesso, Orogel Fresco punta dunque su un equilibrio preciso: cooperazione, vicinanza ai soci e innovazione varietale. Un modello che, dai numeri alla risposta del mercato, conferma come la creazione di valore passi sempre più dalla capacità di fare sistema. (lg)



















