Attualità
GIULIANO PUGLIAFRUIT INVESTE SU UVA E CILIEGIE, BOOM OLTRALPE GRAZIE A SANLUCAR FRUIT

Respiro sempre più internazionale per Giuliano Pugliafruit, che commercializza all’estero il 60% delle proprie produzioni, pari a circa 60 mila tonnellate complessive tra uva da tavola (40 mila tonnellate), clementine (5.000), ciliegie (4.000), albicocche, pesche e nettarine (complessivamente 10 mila tonnellate circa) e altre referenze.
Merito anche e soprattutto del “progetto” SanLucar Fruit Group, consorzio di promozione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli di eccellenza nato nel 1993 a Pucol, Valencia di cui il sodalizio pugliese è unico partner italiano, affiancato da tre imprese spagnole e due austriache. Un “polo” votato all’eccellenza che vende alla Gdo tedesca ed austriaca, in primis Rewe ed Edeka e ha raggiunto i 350 milioni di euro di fatturato. “Ormai il 30% della nostra produzione confluisce nel consorzio, con marchio SanLucar”, precisa Nicola Giuliano, che insieme ai fratelli Vito e Giuliano guida la Srl di Turi (Bari). “Un’iniziativa che riscuote grande successo anche in virtù degli ingenti investimenti in comunicazione e promozione. La scelta di aggregarsi su scala continentale si sta rivelando vincente, e l’intera strategia aziendale, del resto, è rivolta sempre più al mercato estero: la Germania assorbe il 25% complessivo del nostro business d’Oltralpe, l’Austria il 20% ma vantiamo quote significative anche in Inghilterra, Olanda, Belgio, ciascuna con il 10% circa; a seguire Russia, Francia, Spagna ed alcuni container sono stati inviati pure in Sud America, Nord America, India, Emirati Arabi, Africa”.

Margini risicati, ciliegie meglio dell'uva
Giuliano Pugliafruit ha chiuso il 2013 con un fatturato di 77 milioni di euro, dato in linea con il 2012 quando si era invece registrata una sensibile crescita rispetto all’anno precedente. “Sono lievitati i quantitativi ma non il fatturato: la marginalità è ai minimi termini. L’uva, indiscutibilmente il nostro cavallo di battaglia, ha sofferto le calamità naturali registrate a partire dallo scorso settembre che hanno penalizzato la qualità. Meglio è andata alle ciliegie, con un più 20% sia in quantità che in valore. Al di là di tutto, il mercato italiano è asfittico e non presenta grandi prospettive, almeno per il momento".
La frutta del gruppo viene coltivata su 3.000 ettari, il 30% di proprietà diretta della famiglia; gli addetti arrivano a mille unità contando gli stagionali. Le lavorazioni avvengono in uno stabilimento esteso 95.000 metri quadri, di cui 35.000 coperti. “A noi interessa andare oltre la mera qualità della materia prima assicurando etica ,sicurezza, tracciabilità, sostenibilità”, dice Giuliano. “Le nostre proprietà sono inserite in ecosistemi particolari, molto apprezzati dai clienti”.
Il boom del seedless "calmiera" i prezzi
Sul fronte varietale, la quota di uva apirene nel pacchetto del gruppo raggiunge ormai il 30% ed è destinata ad aumentare: “Fino a dieci anni fa il seedless non superava il 3-4%”, spiega Nicola Giuliano. “Oggi il mercato è orientato in un’unica direzione e la corsa alla produzione è massiccia, tanto che i prezzi sono in linea con quelli dei grappoli “tradizionali”. Ma attenzione: gli amanti dell’uva moscata con semi ci saranno sempre e quando sarà diventata una nicchia spunterà quotazioni superiori al seedless…”.

Ampliamento del magazzino di lavorazione e nuovo macchinario
In programma ci sono investimenti per raddoppiare il magazzino di lavorazione (“oggi l’80% dell’uva è lavorata in campagna ma vogliamo che la quota condizionata e confezionata nello stabilimento aumenti in maniera importante per assecondare le richieste del mercato, soprattutto quello Nordeuropeo”) e per migliorare la lavorazione delle ciliegie, attraverso un macchinario elettronico capace di selezionare calibro e colore elevando la qualità generale: “Richiederà un investimento di svariati milioni di euro ma la strada della qualità e del continuo progresso è l’unica per resistere nel mercato attuale: chi si ferma è perduto”.
Mirko Aldinucci
editor
mirko@italiafruit.net
Copyright Italiafruit News
Merito anche e soprattutto del “progetto” SanLucar Fruit Group, consorzio di promozione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli di eccellenza nato nel 1993 a Pucol, Valencia di cui il sodalizio pugliese è unico partner italiano, affiancato da tre imprese spagnole e due austriache. Un “polo” votato all’eccellenza che vende alla Gdo tedesca ed austriaca, in primis Rewe ed Edeka e ha raggiunto i 350 milioni di euro di fatturato. “Ormai il 30% della nostra produzione confluisce nel consorzio, con marchio SanLucar”, precisa Nicola Giuliano, che insieme ai fratelli Vito e Giuliano guida la Srl di Turi (Bari). “Un’iniziativa che riscuote grande successo anche in virtù degli ingenti investimenti in comunicazione e promozione. La scelta di aggregarsi su scala continentale si sta rivelando vincente, e l’intera strategia aziendale, del resto, è rivolta sempre più al mercato estero: la Germania assorbe il 25% complessivo del nostro business d’Oltralpe, l’Austria il 20% ma vantiamo quote significative anche in Inghilterra, Olanda, Belgio, ciascuna con il 10% circa; a seguire Russia, Francia, Spagna ed alcuni container sono stati inviati pure in Sud America, Nord America, India, Emirati Arabi, Africa”.

Margini risicati, ciliegie meglio dell'uva
Giuliano Pugliafruit ha chiuso il 2013 con un fatturato di 77 milioni di euro, dato in linea con il 2012 quando si era invece registrata una sensibile crescita rispetto all’anno precedente. “Sono lievitati i quantitativi ma non il fatturato: la marginalità è ai minimi termini. L’uva, indiscutibilmente il nostro cavallo di battaglia, ha sofferto le calamità naturali registrate a partire dallo scorso settembre che hanno penalizzato la qualità. Meglio è andata alle ciliegie, con un più 20% sia in quantità che in valore. Al di là di tutto, il mercato italiano è asfittico e non presenta grandi prospettive, almeno per il momento".
La frutta del gruppo viene coltivata su 3.000 ettari, il 30% di proprietà diretta della famiglia; gli addetti arrivano a mille unità contando gli stagionali. Le lavorazioni avvengono in uno stabilimento esteso 95.000 metri quadri, di cui 35.000 coperti. “A noi interessa andare oltre la mera qualità della materia prima assicurando etica ,sicurezza, tracciabilità, sostenibilità”, dice Giuliano. “Le nostre proprietà sono inserite in ecosistemi particolari, molto apprezzati dai clienti”.
Il boom del seedless "calmiera" i prezzi
Sul fronte varietale, la quota di uva apirene nel pacchetto del gruppo raggiunge ormai il 30% ed è destinata ad aumentare: “Fino a dieci anni fa il seedless non superava il 3-4%”, spiega Nicola Giuliano. “Oggi il mercato è orientato in un’unica direzione e la corsa alla produzione è massiccia, tanto che i prezzi sono in linea con quelli dei grappoli “tradizionali”. Ma attenzione: gli amanti dell’uva moscata con semi ci saranno sempre e quando sarà diventata una nicchia spunterà quotazioni superiori al seedless…”.

Ampliamento del magazzino di lavorazione e nuovo macchinario
In programma ci sono investimenti per raddoppiare il magazzino di lavorazione (“oggi l’80% dell’uva è lavorata in campagna ma vogliamo che la quota condizionata e confezionata nello stabilimento aumenti in maniera importante per assecondare le richieste del mercato, soprattutto quello Nordeuropeo”) e per migliorare la lavorazione delle ciliegie, attraverso un macchinario elettronico capace di selezionare calibro e colore elevando la qualità generale: “Richiederà un investimento di svariati milioni di euro ma la strada della qualità e del continuo progresso è l’unica per resistere nel mercato attuale: chi si ferma è perduto”.
Mirko Aldinucci
editor
mirko@italiafruit.net
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