Il controllo delle cocciniglie su drupacee

Focus sulla gestione fitoiatrica delle tre principali tipologie presenti in Italia

Il controllo delle cocciniglie su drupacee
Con i loro stiletti perforano i tessuti vegetali e li indeboliscono. Determinano maculature, decolorazioni e malformazioni sugli organi vegetali (foglie e germogli) ma anche sui frutti, dove possono causare deprezzamenti e riduzione della qualità estetica di intere produzioni. Inoltre le loro punture sono vie di accesso per l'ingresso di altri microrganismi tra cui i virus. Stiamo parlando delle cocciniglie, famiglia molto grande appartenente all'ordine dei rincoti.

Le tre principali specie che riscontriamo nei nostri impianti di drupacee sono: cocciniglia bianca (prevalentemente su pesco), cocciniglia di San Josè che colpisce pesco, albicocco e susino e la cocciniglia cotonosa che negli ultimi anni si è diffusa negli areali produttivi del Nord-Italia. Da un punto di vista della gestione fitoiatrica uno dei principali problemi è dato dal fatto che il ciclo biologico differisce per le tre specie di cocciniglia e dunque gli attacchi possono verificarsi in modo sfalsato nelle fasi del ciclo fenologico della pianta.

La suscettibilità delle drupacee alle specie di cocciniglia è dilazionata dalla ripresa vegetativa in avanti, in quanto sverna come femmina adulta fecondata sugli organi legnosi ed è in grado di compiere 2-3 generazioni all'anno. La gestione fitoiatrica risulta dunque complessa e questo è ancor più vero su gran parte delle cultivar di pesco.
 
Pesco: presenti tutte e tre le specie di cocciniglia
Sul Pesco tutte e tre le specie di cocciniglia sono presenti sin dalla ripresa vegetativa. Il punto focale nella gestione fitoiatrica è la scalarità dei loro cicli nel periodo vegetativo. Il trattamento a fine inverno con buprofezin o pyriproxyfen (utilizzabile una sola volta entro la fase di pre-fioritura) su gemme a bottone rosa è fondamentale e va eseguito tutti gli anni per evitare l'insediamento del patogeno che diventa impossibile da eradicare. A maggio si consiglia almeno un intervento con clorpirifos-metil o spirotetramat. Normalmente l'uso dei fosforganici nel mese di maggio è collocato anche nella difesa di cydia e anarsia e permette di controllare la prima generazione di neanidi. Solo su pesco nel caso di presenza massiccia nell'anno precedente si consiglia di intervenire con clorpirifos alla migrazione delle neanidi.

Susino: determinante è la gestione di San Josè
In questo caso il trattamento da rottura a bottone bianco è molto importante per arginare a ripresa vegetativa la diffusione del patogeno. Olio minerale, il quale agisce per asfissia e buprofezin, ammesso solo a bottoni fiorali, sono i due principi attivi utilizzati.

A primavera e in estate (luglio/agosto), sulla base dei dati risultanti dai monitoraggi, è possibile intervenire sulle forme mobili (neanidi) con il fosmet che è un fosforganico ad ampio spettro di azione attivo anche contro Cydia funebrana. Così come per il pesco, anche per il susino si può eseguire al massimo un trattamento con spirotetramat in produzione integrata che permette di controllare anche gli afidi.

Difesa mirata e monitoraggio costante
Nel momento in cui le specie di cocciniglie si insediano nel frutteto diventa difficile contenerle e praticamente impossibile eradicarle. La lotta cautelativa diventa dunque importante, soprattutto a ripresa vegetativa. Dopodiché è possibile affiancare trattamenti di controllo sulle popolazioni di neanidi delle generazioni estive. Prevenire è ancora una volta l'unica soluzione plausibile.

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