Attualità
L’ORGANIZZAZIONE DEL MERCATO DELLE PERE ... CON ELISA MACCHI E LUCIANO TRENTINI - CSO SERVIZI

Della Casa - Qual è lo stato dell'arte relativamente all'organizzazione della produzione delle pere sia nello scenario internazionale che in quello domestico?
Trentini, responsabile Relazioni Europee ed innovazione tecnologica CSO - Sono 4 i principali paesi in Europa che producono circa 2,5 milioni di tonnellate di pere. In particolare è l'Italia a mantenere il primato produttivo nella UE a 27 con circa il 35% della produzione totale; al secondo posto si attesta la Spagna con circa il 18-20%, seguono il Belgio e l'Olanda con l'11 %, il Portogallo 8% e la Francia 7%.
Dando prima uno sguardo ai mercati esteri, il Portogallo basa la propria produzione prevalentemente sulla CV. Rocha, gestita dall'Associazione Nazionale dei Produttori di pera Rocha, che ha il compito di promuovere anche la DOP "Pera Rocha de Oeste". Belgio e Olanda hanno come obiettivo primario l'espansione della Pera Conference, la cui produzione è gestita attraverso Organizzazioni dei produttori anche di grandi dimensioni, che valorizzano e commercializzano il prodotto oltre che sul mercato europeo anche sui mercati dell'Est europeo, in particolare verso la Russia, mercato in forte espansione. Il Belgio è il primo paese europeo ad essere stato autorizzato ad esportare le pere in Cina.
In Spagna i dati più recenti confermano una progressiva riduzione delle produzioni che sono scese al di sotto delle 400.000 tonnellate (erano oltre 600.000 negli anni 2000). Ad oggi la produzione spagnola che alimenta una forte corrente di esportazioni verso tutta l'Europa e la Russia, basava la propria forza sulle pere estive, in particolare la Blanquilla, che invece oggi sta subendo una forte flessione sia produttiva che commerciale. La produzione spagnola, concentrata soprattutto in Catalogna e Aragona vede un ruolo importante delle organizzazioni dei produttori, nella gestione del prodotto, ma anche di molte imprese commerciali di dimensioni medio-grandi, capaci di gestire grandi quantità di prodotto.
L'organizzazione della produzione francese nel settore delle pere passa attraverso le Op e la loro AOP Poire, Associazione delle Organizzazioni dei Produttori che gestisce oltre il 50% delle pere prodotte in Francia. Qui le varietà coltivate sono numerose ma è il gruppo William a prevalere. La produzione francese di qualità è destinata prevalentemente al mercato interno e solo una piccola quantità è destinata all'estero.
In Italia la produzione delle pere è molto concentrata; è sufficiente pensare che oltre il 60% della produzione nazionale deriva da un'unica regione, l'Emilia Romagna, e in particolare da due province: Ferrara e Modena, seguite a distanza dalla provincia di Bologna.
La produzione di pere nell'Emilia Romagna è concentrata per oltre il 50% in strutture di Organizzazioni di Produttori. Delle numerose varietà coltivate è l'Abate Fetel a detenere il primato produttivo con oltre circa il 35% della produzione complessiva; seguita dalla William che viene utilizzata anche per la trasformazione dalle industrie del territorio emiliano romagnolo.
Questa concentrazione rappresenta un caso unico nel panorama frutticolo nazionale, almeno per quanto riguarda le specie più importanti; esiste quindi la possibilità di tradurre questa concentrazione in un vantaggio competitivo importante che è quello dell'aggregazione dell'offerta.
Della Casa - Quali sono le possibili direttrici di sviluppo da seguire per migliorare l'organizzazione e la competitività dei produttori italiani di pere? E, in particolare, cosa si potrebbe fare sull'Abate Fetel, varietà di cui l'Italia è la regina dell'emisfero nord?
Macchi, direttore CSO - Un importante passo avanti è stato fatto con la costituzione dell'OI Pera (a cui aderiscono imprese delle regioni Emilia-Romagna e Veneto) che proprio nel 2012 ha avviato i primi passi verso una nuova strategia organizzativa e di valorizzazione del prodotto di questo eccellente prodotto. L'Organismo Interprofessionale ha come obiettivo la verifica del potenziale e dei quantitativi prodotti, l'analisi dell'andamento di mercato, la valorizzazione delle produzioni. Cosa resta da fare ancora: aprire la commercializzazione delle pere ai nuovi mercati, in particolare per valorizzare la pera Abate. La sinergia fra CSO, Ministero delle politiche agricole e Regione Emilia-Romagna pensiamo possa in tempi brevi sortire risultati positivi per commercio delle pere verso il mercato americano. Altro aspetto che il sistema organizzato italiano dovrà affrontare è quello di aumentare ulteriormente la concentrazione dell'offerta che consentirebbe indubbi vantaggi sia per la riduzione dei costi sia nell'affrontare le sfide future con i nuovi e vecchi competitors. CSO sotto il profilo della promozione sta facendo molto, vedi le iniziative derivanti dai progetti promozionali Mr. Fruitness e Sapori d'Europa.
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Trentini, responsabile Relazioni Europee ed innovazione tecnologica CSO - Sono 4 i principali paesi in Europa che producono circa 2,5 milioni di tonnellate di pere. In particolare è l'Italia a mantenere il primato produttivo nella UE a 27 con circa il 35% della produzione totale; al secondo posto si attesta la Spagna con circa il 18-20%, seguono il Belgio e l'Olanda con l'11 %, il Portogallo 8% e la Francia 7%.
Dando prima uno sguardo ai mercati esteri, il Portogallo basa la propria produzione prevalentemente sulla CV. Rocha, gestita dall'Associazione Nazionale dei Produttori di pera Rocha, che ha il compito di promuovere anche la DOP "Pera Rocha de Oeste". Belgio e Olanda hanno come obiettivo primario l'espansione della Pera Conference, la cui produzione è gestita attraverso Organizzazioni dei produttori anche di grandi dimensioni, che valorizzano e commercializzano il prodotto oltre che sul mercato europeo anche sui mercati dell'Est europeo, in particolare verso la Russia, mercato in forte espansione. Il Belgio è il primo paese europeo ad essere stato autorizzato ad esportare le pere in Cina.
In Spagna i dati più recenti confermano una progressiva riduzione delle produzioni che sono scese al di sotto delle 400.000 tonnellate (erano oltre 600.000 negli anni 2000). Ad oggi la produzione spagnola che alimenta una forte corrente di esportazioni verso tutta l'Europa e la Russia, basava la propria forza sulle pere estive, in particolare la Blanquilla, che invece oggi sta subendo una forte flessione sia produttiva che commerciale. La produzione spagnola, concentrata soprattutto in Catalogna e Aragona vede un ruolo importante delle organizzazioni dei produttori, nella gestione del prodotto, ma anche di molte imprese commerciali di dimensioni medio-grandi, capaci di gestire grandi quantità di prodotto.
L'organizzazione della produzione francese nel settore delle pere passa attraverso le Op e la loro AOP Poire, Associazione delle Organizzazioni dei Produttori che gestisce oltre il 50% delle pere prodotte in Francia. Qui le varietà coltivate sono numerose ma è il gruppo William a prevalere. La produzione francese di qualità è destinata prevalentemente al mercato interno e solo una piccola quantità è destinata all'estero.
In Italia la produzione delle pere è molto concentrata; è sufficiente pensare che oltre il 60% della produzione nazionale deriva da un'unica regione, l'Emilia Romagna, e in particolare da due province: Ferrara e Modena, seguite a distanza dalla provincia di Bologna.
La produzione di pere nell'Emilia Romagna è concentrata per oltre il 50% in strutture di Organizzazioni di Produttori. Delle numerose varietà coltivate è l'Abate Fetel a detenere il primato produttivo con oltre circa il 35% della produzione complessiva; seguita dalla William che viene utilizzata anche per la trasformazione dalle industrie del territorio emiliano romagnolo.
Questa concentrazione rappresenta un caso unico nel panorama frutticolo nazionale, almeno per quanto riguarda le specie più importanti; esiste quindi la possibilità di tradurre questa concentrazione in un vantaggio competitivo importante che è quello dell'aggregazione dell'offerta.
Della Casa - Quali sono le possibili direttrici di sviluppo da seguire per migliorare l'organizzazione e la competitività dei produttori italiani di pere? E, in particolare, cosa si potrebbe fare sull'Abate Fetel, varietà di cui l'Italia è la regina dell'emisfero nord?
Macchi, direttore CSO - Un importante passo avanti è stato fatto con la costituzione dell'OI Pera (a cui aderiscono imprese delle regioni Emilia-Romagna e Veneto) che proprio nel 2012 ha avviato i primi passi verso una nuova strategia organizzativa e di valorizzazione del prodotto di questo eccellente prodotto. L'Organismo Interprofessionale ha come obiettivo la verifica del potenziale e dei quantitativi prodotti, l'analisi dell'andamento di mercato, la valorizzazione delle produzioni. Cosa resta da fare ancora: aprire la commercializzazione delle pere ai nuovi mercati, in particolare per valorizzare la pera Abate. La sinergia fra CSO, Ministero delle politiche agricole e Regione Emilia-Romagna pensiamo possa in tempi brevi sortire risultati positivi per commercio delle pere verso il mercato americano. Altro aspetto che il sistema organizzato italiano dovrà affrontare è quello di aumentare ulteriormente la concentrazione dell'offerta che consentirebbe indubbi vantaggi sia per la riduzione dei costi sia nell'affrontare le sfide future con i nuovi e vecchi competitors. CSO sotto il profilo della promozione sta facendo molto, vedi le iniziative derivanti dai progetti promozionali Mr. Fruitness e Sapori d'Europa.
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