L'Orto di Eleonora: le radici in Sardegna e il cuore in Burundi

Salvatore Lotta racconta a Think Fresh un business che produce dignità

L'Orto di Eleonora: le radici in Sardegna e il cuore in Burundi

Non è solo una questione di business, ma di restituzione. 

Sul palco di Think Fresh 2026, l’intervento di Salvatore Lotta, direttore commerciale de L’Orto di Eleonora, ha segnato uno dei momenti più emozionanti della giornata. Il patrocinio dell’azienda sarda all’evento si è trasformato in una riflessione profonda che lega il know-how ortofrutticolo sardo alla solidarietà in Burundi. In questa sottile striscia di terra dell'Africa Centrale, incastonata tra Tanzania e Ruanda, la sfida agricola diventa vitale: con un PIL pro capite di appena 625 dollari e uno degli indici di sviluppo umano più bassi al mondo, il Burundi rappresenta oggi la nazione più povera del pianeta.

Dal cuore della Sardegna al Burundi
Il progetto dedicato ai bambini del Burundi, nato quasi per caso da un'esperienza personale di Lotta, è oggi un pilastro dell'identità aziendale. "Dobbiamo restituire alla terra parte di ciò che prendiamo,” ha spiegato con emozione il direttore commerciale, raccontando come l’azienda sia passata dalle adozioni a distanza alla creazione di una vera e propria piccola azienda agricola in Africa.

La solidarietà è partita dal basso grazie alle cene sociali organizzate in Sardegna, racconta Lotta. La prima di queste serate ha visto la partecipazione di oltre 500 persone ed è stata utile a raccogliere i fondi necessari per acquistare i primi ettari di terra e finanziare il trasferimento di agronomi dall'Uganda con l'obiettivo di formare i lavoratori locali.
Oggi il progetto continua ad essere alimentato anche attraverso la vendita dei prodotti di punta del brand, come l'anguria Gavina, che destina un centesimo per ogni chilo venduto a questa causa, ma il cuore dell'iniziativa non risiede nel solo contributo economico. L’Orto di Eleonora ha scelto di esportare un modello dove l'obiettivo non è assistere, ma creare autonomia.

Salvatore Lotta, direttore commerciale de L’Orto di Eleonora

"Non portiamo solo soldi, portiamo know-how," ha sottolineato Lotta. "Abbiamo insegnato loro a stare insieme, proprio come facciamo noi nelle Op. Oggi hanno un caseificio e una produzione agricola che cresce.” 

Nonostante l'Africa equatoriale vanti potenzialità produttive enormi, con terreni fertili capaci di sostenere cicli colturali multipli, resta spesso schiacciata da contesti politici drammatici. In questo scenario, la cooperazione internazionale de L’Orto di Eleonora si configura come uno strumento per dare dignità attraverso il lavoro della terra, superando il concetto di pura beneficenza.

“È un progetto che fa bene ai soci e all'azienda: il consumatore oggi sceglie L'Orto di Eleonora anche perché vede questa attenzione verso le problematiche sociali nel mondo,” conclude Lotta.

Business e logistica: il peso dell'insularità e lo spettro del PPWR
Spostando il focus sul business, il direttore commerciale de L’Orto di Eleonora non ha nascosto le preoccupazioni che gravano sul futuro della produzione sarda. Essere un’azienda isolana comporta già sfide logistiche enormi, a cui oggi si aggiunge l'incertezza legislativa europea. Il riferimento è al PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il regolamento sugli imballaggi che rischia di frammentare il mercato europeo.

"Le famiglie si riducono, il consumo cala, eppure ci chiedono di investire in tipologie di confezionamento diverse per ogni destinazione. Bisognerebbe studiare meglio i problemi reali prima di imporre norme che pesano solo sulla produzione," ha ammonito Lotta.

Un appello alla filiera
In chiusura, il monito di Roberto Della Casa, Responsabile scientifico di Agroter Group, ha raccolto la denuncia de L'Orto di Eleonora: è il momento per le organizzazioni di rappresentanza di farsi sentire per evitare un caos normativo che penalizzi chi produce eccellenza e valore sociale.

L’Orto di Eleonora esce da Think Fresh 2026 non solo come un brand leader nel segmento premium, ma come un modello di azienda capace di innovare nel packaging e nella varietà, di resistere alle difficoltà logistiche e, soprattutto, di non dimenticare l'impatto umano del proprio lavoro.

Ha collaborato Lucia Gatta