Macfrut, chiusura tra esotico e innovazione: mango, avocado e tecnologie protagonisti

Sviluppo nel Sud Italia per le colture tropicali e riflettori sulla filiera del pomodoro

Macfrut, chiusura tra esotico e innovazione: mango, avocado e tecnologie protagonisti

Giornata di chiusura di Macfrut (giovedì 23 aprile) ricca di focus, incontri e workshop al Rimini Expo Centre con l’attenzione rivolta alle opportunità di sviluppo di mango e avocado nel Sud d’Italia, la filiera del pomodoro, l’utilizzo della robotica e dei droni in campo. Annunciati anche i vincitori nel contest Mango and Avocado Explosion che ha visti protagonisti tre IAL.

Mango e Avocado, un’opportunità per il Sud Italia
Il Sud Italia con le proprie produzioni ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo sempre più strategico nel mercato di mango e avocado. A delineare lo scenario attuale e le prospettive future dei due frutti esotici nel Belpaese è stato il seminario organizzato da Omnibus Comunicazione e moderato dal suo direttore, Antonio Felice, nell'ultima giornata di Macfrut e inserito all'interno di “Mango and Avocado Explosion”, focus di tre giorni che ha approfondito i temi legati ai due prodotti tropicali, che negli ultimi anni hanno registrato veri e propri boom nei consumi e negli investimenti da parte delle imprese.
Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, ha analizzato il mercato dei due frutti. Per quanto riguarda il mango l'Italia è il settimo importatore europeo con un aumento a volume del 412% dal 2011 al 2025 (+80% negli ultimi cinque anni) e del 556% a valore (+67% nel periodo 2020-25). Per l'avocado lo Stivale è il quinto Paese in Europa per volumi importati segnando un +367% a volume negli ultimi 15 anni (+142% tra 2020 e 2025) e ben +700% a valore nello stesso periodo (+144% tra 2020 e 2025).
Una parte del prodotto importato dall'Italia viene a sua volta esportata: l'8% dei volumi del mango acquistato dall'estero (a valore è il 14% dell'import del prodotto) e il 6% delle quantità dell'avocado arrivato da fuori dei confini nazionali (a valore è il 6% dell'import del frutto).
Per quanto riguarda i consumi sia il mango che l'avocado hanno registrato crescite significative: tra il 2024 e il 2025 gli acquisti di mango sono cresciuti del 67% a volume e del 60% a valore con prezzi in calo del 4%. Per l'avocado nel raffronto tra 2024 e 2025 l'aumento è del 39% a volume e del 40% a valore con un prezzo stabile (+1%).
Paolo Inglese del Dipartimento di Scienze Agrarie, Agroalimentari e Forestali dell'Università di Palermo ha spiegato il fenomeno, in corso, dei prodotti tropicali nel Sud (e in particolare in Sicilia) con riferimento soprattutto a avocado e mango. Per il docente universitario i cambiamenti climatici in atto rischiano di portare alcune criticità nella produzione. Tuttavia i due frutti tropicali Made in Italy, se si lavorerà “di sistema”, potranno contare su alta qualità, filiera corta e prezzi sostenuti, contando su una domanda in crescita. Un'opportunità per il settore che ha la possibilità di strutturare un'intera filiera, partendo dalla creazione di un sistema vivaistico nazionale in grado di valorizzare le produzioni locali. Ma, ha sottolineato Inglese, serve lavorare per offrire ancora un più alto livello di immagine e “riconoscibilità” al prodotto italiano.
Andrea Passanisi, presidente di Coldiretti Catania, e Michele Ponso, presidente della Federazione nazionale di prodotto Frutticoltura di Confagricoltura, hanno invece ricordato come le opportunità che queste due colture stanno offrendo al comparto in Italia dovranno essere mantenute creando un sistema più unito all'interno del settore.
In una prima tavola rotonda Fabio Ferrari, responsabile nazionale Reparto Frutta e Import di Coop, e Nicola Buoso, senior buyer Frutta Esotica di Conad, hanno raccontato del crescente ruolo che mango e avocado hanno nelle rispettive catene distributive. Buoso ha affermato che sul fatturato dell'esotico l'avocado ha superato quello dell'ananas. La crescita del giro d'affari si è moltiplicata anche sul mango. Ferrari ha confermato come anche in Coop l'avocado abbia un peso notevole con un aumento a volume del 60% negli ultimi quattro anni. Anche il mango, seppur con numeri inferiori, sta crescendo. I due manager hanno confermato come entrambe le insegne credano nei due prodotti e, in prospettiva, anche nelle produzioni italiane.
Nella seconda tavola rotonda Paolo Piccinni, responsabile commerciale di Fruttital-Agricola Azzurra, ha illustrato i progetti dell'azienda, che fa parte del Gruppo Orsero, per lo sviluppo delle produzioni di avocado in Sicilia, in partnership con l'impresa vivaistica Faro.
Stefano Baldi di Jingold ha invece presentato un nuovo progetto sull'avocado nel Sud Italia avviato dall'azienda emiliano-romagnola, specializzata nella produzione e commercializzazione di kiwi, con l'obiettivo di differenziarsi e valorizzare le produzioni nazionali dell'oro verde, con produzioni di qualità.
Cairo Uzi, amministratore delegato della società vivaistica Cairo e Doutcher ha presentato la propria esperienza nel mondo dell'avocado, anche attraverso il lavoro su nuove varietà.
Nel corso del seminario è intervenuto infine Christian Lotti, direttore operativo di Aweta, che ha affermato come l'azienda di tecnologie abbia registrato un netto aumento delle richieste di macchinari di selezione e automazione adatti alla lavorazione di mango e avocado, a testimonianza del boom della domanda e dell'incremento di produttori che investono nuovi ettari dedicati ai due frutti esotici.

Contest Mango e Avocado: ecco come è andata
Si è conclusa “Mango and Avocado Explosion” il contest tra cocktails e cooking ispirati a mango e avocato che ha visto all’opera i giovanissimi “chef” e bartender degli IAL di Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. 
A conquistare la giuria con il primo posto il dolce preparato dallo IAL Lombardia, una Bavarese al mango, gelato all’avocado, basilico e limone su crumble alla nocciola. Secondo classificato lo IAL Friuli Venezia Giulia che ha proposto l’antipasto Mango marinato alle spezie e mentuccia selvatica, terzo lo IAL Emilia Romagna con un secondo piatto anch’esso con protagonista il mango: Zucchine marinate al dressing di miele con aceto di lamponi, tartare di mango e feta, alici marinate del Mar Adriatico, croccante di topinambur, pomodorini confit, peperoncino e basilico. 
Il progetto “Mango e avocado nella ristorazione: tecniche, creatività e nuove esperienze di consumo” ha avuto l’obiettivo di favorire la conoscenza dei prodotti protagonisti di Macfrut 2026 e la loro versatilità in cucina.

Pomodoro tra innovazione e mercato
Il Pomodoro tra innovazione e mercato. I protagonisti della filiera del pomodoro si sono riuniti nella Tomato Arena di Macfrut per discutere la competitività del Sistema Italia. Partendo dall'analisi della produzione nazionale e della bilancia import export a cura di Nomisma, il convegno ha messo poi a confronto la visione del mondo accademico, l'industria sementiera, l'esperienza dei produttori e le strategie dei distributori.  
Ersilia Di Tullio, Head of Strategic Advisory di Nomisma ha introdotto i lavori presentando uno studio su “Il pomodoro da mensa in Italia, tra produzione e mercato”.  Punto di partenza il ruolo economicamente significativo che esso riveste nelle produzioni orticole fresche nazionali, dove il pomodoro rappresenta il 6% (25.712 ettari nel 2025) della produzione orticola italiana sviluppando un valore di 1,46 miliardi di euro nel 2024, pari al 13% della produzione agricola, comprensiva del pomodoro da industria.
Rispetto all'import di ortaggi freschi, il pomodoro occupa il 7%, equivalente a 178 milioni di euro nel 2025. Sul fronte export (sempre di ortaggi freschi) la percentuale raggiunge il 10% per un totale di 226 milioni di euro. Per quel che riguarda le superfici di pomodoro da mensa in Italia (incidenza calcolata sulla superficie rilevata nel 2025) i dati parlano di un 33% per il coltivato in serra e un 67% in piena aria.
Negli ultimi anni, ha spiegato Di Tullio, le superfici investite a pomodoro da mensa sono stabili in piena aria e in consolidamento in serra, grazie a una maggior produttività (17.253 ettari, in piena aria e 8.459 ettari in serra, entrambi riferiti al 2025). Per quel che riguarda la resa media tonnellate/ettaro sul periodo 2021/2025 in serra raggiunge il 74,6 e quella in piena aria segna 31.1. La struttura produttiva nazionale si caratterizza per la presenza di aree territoriali di specializzazione, localizzate prevalentemente nel sud della penisola (Sicilia in testa, seguita da Lazio, Campania, Puglia e Calabria), ma va segnalato anche il Veneto per la specializzazione in produzione in serra (pari al 95% sul totale). Anche il mercato del pomodoro evidenzia nel tempo una volatilità dei prezzi, che alimenta l'incertezza per il mondo produttivo. Prendendo ad esempio il pomodoro di Pachino IGP si è rilevata una variazione anno 2025 su 2024 pari al -28.8% mentre per il datterino in serra si registra -20,7%.
Analizzando la bilancia commerciale si è evidenziato come il pomodoro mostri un surplus in valore e un deficit in volume, sebbene l'export in quantità registri un miglioramento negli ultimi anni. Molto buono il grado di autoapprovvigionamento del pomodoro da mensa calcolato sui volumi del 2025, pari al 96%. I mercati di destinazione dell'export italiano si concentrano in ambito UE (in testa la Germania che assorbe un 27%, l'Austria un 15% e Svizzera con 13%)  e nei paesi limitrofi, con un consolidamento nei mercati tradizionali e la crescita nell'est (Polonia), facendo realizzare un valore unitario export di 2,61 (euro/kg). L' import è prevalentemente intra UE con un ruolo dominante di Paesi Bassi (44,8%), Belgio (20,4%) e Spagna. In questo caso i valori unitari espressi (1,27) sono nettamente più contenuti di quelli all'esportazione. In prospettiva, è la conclusione di Di Tullio, il ruolo dell'Italia potrebbe consolidarsi, grazie alla crescita degli investimenti nazionali, a fronte di un calo degli altri principali produttori.
Successivamente il dibattito si è  focalizzato sul come creare valore lungo tutta la catena, rispondendo con efficienza alle nuove abitudini di acquisto e alle criticità climatiche e produttive.

La Robotica per l’Agricoltura associata alle nuove tecniche legate all’Intelligenza Artificiale
La robotica sta assumendo un ruolo sempre più strategico in agricoltura, supportando gli operatori in molte attività in campo come le semine, il diserbo meccanico, il monitoraggio delle colture e la raccolta. Il tema è stato affrontato in un seminario nella seconda giornata di Macfrut (mercoledì 22 aprile), organizzato dal Politecnico di Torino e dall'Università di Bologna, particolarmente partecipato.
Lorenzo Marconi, del Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione dell'Università di Bologna si è soffermato sul ruolo dell’intelligenza artificiale per la meccanizzazione agricola portando l'esperienza di FieldRobotics, spin-off dell’ateneo felsineo, impegnato nello sviluppo di rover elettrici autonomi per l’agricoltura di precisione. Le macchine “intelligenti” di ultima generazione sono sempre più in grado di operare in autonomia. Marconi ha spiegato come l'intelligenza artificiale sia fondamentale nello svolgere attività ripetitive ma variabili, nell'interpretare dati (digital twin). Ma allo stesso tempo l'AI non deve essere una soluzione “brutale” (“brutal force”): serve controllarla e integrarla con modelli fisici.
Umberto Albertin, ricercatore del Centro Interdipartimentale PIC4SeR sulla Robotica di Servizio del Politecnico di Torino, ha illustrato l'evoluzione della ricerca dell'ateneo piemontese sul campo, dalla navigazione senza l'utilizzo di Gps ma con algoritmi basati su sistemi di visione avanzati che geolocalizzano le aree di interesse prevedendo la produzione o individuando problematiche in campo in tempo reale. In merito alla raccolta autonoma dei frutti e delle colture lo studioso ha portato alcuni esempi della ricerca riguardo sistemi avanzati di visione delle produzioni basati sull'AI, così come sul monitoraggio dello stato di salute delle colture attraverso sistemi di visione multi iperspettrali, sul diserbo autonomo senza l'uso di prodotti chimici e la potatura autonoma.
Angelo Benedetti, presidente di Unitec, ha infine portato l'esperienza dell'azienda romagnola nel settore delle tecnologie con soluzioni innovative implementate attraverso l'intelligenza artificiale in un percorso che parte dalla raccolta, fino alla classificazione, la visione della qualità interna ed esterna del prodotto ortofrutticolo, alla pallettizzazione, all'automazione e alla robotica. Processi che aiutano le centrali ortofrutticole a migliorare l'efficienza nella lavorazione dei prodotti e ad ottenere un miglioramento qualitativo dei frutti costante nel tempo.

Droni per un’agricoltura di precisione
I droni in agricoltura rappresentano il futuro per l'agricoltura di precisione e digitale, anche se sono già il presente. Il tema, complesso ma di stretta attualità, è stato affrontato in un affollatissimo e seguitissimo seminario tecnico organizzato dal Servizio fitosanitario regionale dell'Emilia Romagna nella seconda giornata di Macfrut negli spazi dell'Innovation Arena, con il coordinamento di Stefano Boncompagni, del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Danilo Demarchi del Politecnico di Torino.
Patrizia Zamberletti di Hiphen-Plant ha parlato delle applicazioni reali dei droni nell'agricoltura di precisione, come si posizionano rispetto agli altri sistemi di acquisizione dati e informazioni, spiegando come il loro corretto impiego possa creare più oggettività, scalabilità, ripetibilità e tempestività nelle decisioni delle aziende. Il loro utilizzo, per esempio, può aiutare nella selezione in vivaio, nella valutazione dell'efficacia dei trattamenti per varietà, nella gestione di frutteti.
Paolo Marras di Aermatica si è soffermato sulle applicazioni dei droni nell'agricoltura 4.0 e sugli aspetti normativi che regolano l'utilizzo di questi velivoli. Marras ha spiegato il ruolo strategico che alcune tipologie di droni hanno nella distribuzione puntuale e precisa di liquidi e granulati a spaglio e che consentono di volare di notte e di evitare ostacoli grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. L'esperto ha ricordato anche la normativa che regola l'impiego dei droni, che sono considerati nella categoria degli aeromobili.
Fabio Mantovani dell'Università di Ferrara ha approfondito il tema portando alcuni esempi di sperimentazioni sul campo con la realizzazione di un velivolo compatto in grado di acquisire per ore simultaneamente dati in modo sincronizzato e controllato da remoto. Mantovani ha illustrato alcuni casi pratici di impiego tra cui il progetto Perbacco per la prevenzione della flavescenza dorata.
Paolo Gay, dell'Università di Torino e Filippo Ferro del Sistema Fitosanitario regionale dell'Emilia Romagna si sono concentrati sull'uso dei droni nella distribuzione di prodotti fitosanitari, portano alcuni risultati di sperimentazioni triennali, relative opportunità e aspetti regolatori. Gay ha ricordato lo scenario presente e futuro dei trattamenti fitosanitari con droni, spiegando il percorso normativo, dalla sperimentazione autorizzata dal ministero della Salute nel 2025, ai trattamenti in campo con i relativi passaggi burocratici e istituzionali. Sono inoltre state illustrate le sperimentazioni effettuate dall'Università di Torino sull'uva da vino, paragonando i risultati ottenuti con i droni e con trattamenti tradizionali. Ferro si è soffermato sulle sperimentazioni effettuate in diverse regioni per alcune colture tra cui vite, cipolla, pomodoro e riso.
La chiusura del workshop è stata affidata a Bruno Caio Faraglia, direttore del servizio fitosanitario centrale del Ministero dell'Agricoltura che ha effettuato una panoramica aggiornata sul quadro normativo di riferimento, tra cui il decimo Pacchetto Omnibus con riferimento specifico ai droni. (aa)

Fonte: Ufficio stampa Macfrut