Attualità
Avocado, IA e bio: Macfrut entra nel vivo
ARimini il confronto si allarga ai trend che stanno ridisegnando l’ortofrutta

Focus su Avocado, Intelligenza artificiale in campo, il mercato degli infusi, filiera agroecologica. Sono alcuni degli eventi di una seconda giornata (mercoledì 22 aprile) di Macfrut che ha registrato il pieno di pubblico con i padiglioni fieristici del Rimini Expo Centre costantemente affollati di operatori da tutto il mondo in rappresentanza dell’intera filiera. Giovedì 23 aprile cala il sipario sulla manifestazione internazionale dell’ortofrutta (orario 9.30 -17).
Avocado: ogni italiano ne consuma 1,1 kg, nella fascia sotto i 34 anni
Avocado protagonista nella seconda giornata di Macfrut. A parlare di mercato e produzione del frutto esotico sempre più apprezzato dai consumatori di tutto il mondo (nel 2025 1 milione di tonnellate di avocado sono stati importati in Europa) è stata Shelly Vorster, direttrice generale della World Avocado Organisation (WAO). A seguire, le testimonianze di Zdenek Honsa di Rolik Group e di Karolis Lasys di 'Mangu Mangas' (Lituania).
Vorster ha sottolineato come sia importante far conoscere ai consumatori questo prodotto che in dieci anni ha visto crescere il consumo annuale pro capite europeo da 0,8 kg a 1,8 kg, mentre in Italia nel 2025 ha raggiunto un consumo pro capite pari a 1,12 kg, testimoniando come la passione degli italiani per l'avocado stia crescendo. I prezzi italiani sono al momento i più alti d'Europa, rappresentando una difficoltà per raggiungere nuovi consumatori. Entrando più nel dettaglio, sul consumatore italiano si scopre che la fascia più ampia è rappresentata dai giovani sotto i 34 anni, senza figli, seguita dalla fascia adulta dei 55-64 anni. Entrambe le fasce considerate legano il consumo di avocado a motivazioni afferenti alla salute e alla cura. Rispetto al luogo in cui viene acquistato il prodotto, il supermercato (87.3%) è il canale più diffuso. Proprio per incrementarne il consumo, WAO si pone come obiettivo di informare sui benefici che derivano dal consumo di avocado, utilizzando anche canali social molto usati dai giovani - soprattutto Tik Tok per quanto riguarda ricette e consigli pratici -; pubblicazioni di articoli di stampa e campagne informative dedicate. L’avocado viene consumato prevalentemente a pranzo e a cena, mentre per quel che riguarda la colazione l’occasione migliore per consumarlo resta ancora il brunch del fine settimana.
In conclusione, secondo Vorster, il mercato italiano sta crescendo bene, con 55,000 tonnellate di prodotto al dettaglio veduto per anno (CIRAD), in crescita del 28% rispetto all’anno precedente, mentre i prezzi al dettaglio hanno visto un incremento del 12% su base annua.
Nella seconda e ultima parte del panel sono state presentati quattro importanti case history. Matteo Lesma, category manager di Spreafico; Arturo Medina Castro, direttore della peruviana Prohass; Leah Sonkoi Maja, vicepresidente di Fresh Produce Exporters Association of Kenya (FPEAK) e in ultimo, dalla Repubblica Dominicana, Osmar Benitez, vicepresidente esecutivo Junta Agroempresarial Dominicana, hanno raccontato le loro imprese.
Dati, IoT e Intelligenza Artificiale strategici per la frutticoltura
Raccogliere dati in tempo reale con sensori installati nel suolo e sulle colture e monitorare in maniera costante l'andamento delle produzioni e dell'ambiente circostante. Questo è possibile grazie alle tecnologie utilizzare per mezzo dell'IoT, Internet of Things, che, correlato ai dati raccolti e all'impiego dell'intelligenza artificiale, diventa un fattore strategico per le imprese ortofrutticole in termini di efficienza a 360 gradi.
Il tema è stato affrontato in occasione di un workshop organizzato all'Innovation Arena nella seconda giornata di Macfrut, organizzato con il Politecnico di Torino e l'Università di Bologna. Matteo Golfarelli, fondatore della Laurea Magistrale in Digital Transformation Management e docente di Data Driven AI all'Università di Bologna, si è soffermato sulla transizione tecnologica che il settore agricolo sta affrontando, tra chi la vive come un'opportunità e chi con timore, e sull'importanza delle modalità con cui si raccolgono i dati per ottenere risultati concreti e un abbattimento dei costi. Per gestire al meglio la transizione digitale, oltre alle competenze, serve organizzazione e una strategia che sappia integrare dati e conoscenza agronomica, ha osservato Golfarelli.
Danilo Demarchi, fondatore della Laurea Magistrale in AgriTech Engineering e docente di IoT per l’Agricoltura al Politecnico di Torino, ha illustrato esempi di innovativi sistemi di Internet of Things applicati alla raccolta di dati in campo. Demarchi ha sottolineato come non sia sufficiente raccogliere dati ma è indispensabile che siano corretti, con basi solide e che siano effettivamente utili e necessari. Già oggi sono presenti sensori che si possono “indossare” direttamente sulle piante e installarli nel suolo: sono dispositivi intelligenti e flessibili, in grado di abbassare i costi e i consumi. Il docente dell'ateneo piemontese ha illustrato alcuni esempi concreti effettuati in campo, in cui è stata prevista una diagnosi preventiva degli stress, sistemi multi-sensoriali per monitorare le foglie e il fusto della pianta, il suolo e l'ambiente.
Giorgio Alfei, Practice Director Big Data & Cloud dell'azienda Horsa Insight, ha riportato la case history di Spreafico che ha adottato una piattaforma IoT per gestire in maniera integrata i diversi sistemi e protocolli presenti nell'azienda abbattendo inefficienze, sprechi e ritardi attraverso una rete di sensori distribuiti capillarmente, a tutto vantaggio della redditività e sostenibilità.
Infusi: ogni giorno in Italia 7 milioni di tazze
La qualità infusa: un mondo di miscele, colori e profumi sempre più diffusi. All’Healthy Food Arena incontro su “Qualità infusa”, viaggio a 360° sui prodotti salutistici, in crescita nel nostro Paese e in Europa. A livello globale i dati parlano di oltre 5 miliardi di dollari nel 2025, con un trend globale in crescita previsto del +7,5%. Ogni giorno in Italia si consumano 7 milioni di tazze di erbe infusionali (anno 2025). Le giovani generazioni esplorano sempre di più il mondo delle piante officinali in infusi e tisane, con una domanda in crescita in quanto l’herbal tea è percepito come scelta salutistica e quotidiana.
Nel corso dell’incontro sono stati presentati i numeri del mercato delle piante officinali. Un mercato complesso e difficile da analizzare. A livello globale i dati riferiscono circa 1.930.000 tonnellate di materie prime essiccate per uso officinale, per un valore globale nel 2024 di 9,6 miliardi di dollari. Gli oli essenziali scambiati a livello globale sono circa 560mila tonnellate per un valore di 12,7 miliardi di dollari. Il primato del mercato spetta per il 30% a Cina e India, seguite da Egitto, Marocco e Albania (dati Itc Trade Map).
Il mercato europeo, sicuramente più facile da conoscere, vale tra le 400mila e 450mila tonnellate di erbe e piante essiccate e oltre 150mila tonnellate di oli essenziali come materie prime. Il mercato europeo ha un valore di circa 10 miliardi di euro all’anno (Fonte Itc). Il valore complessivo del mercato nazionale nel 2024 ha raggiunto 1.349.095 euro (tra piante medicinali, semi aromatici, pepe e peperoncino, altre spezie, oli essenziali, gomme e resine naturali, agenti concianti e coloranti naturali, estratti diversi). Nel 2023 ammontava a 978.471 euro.
“I primi a scoprire l’importanza delle piante officinali – ha spiegato Alessia Cersosimo, di Agrievra – furono gli egizi nel 1550 a. C.; da lì si è proseguito fino ai giorni nostri, dove la tisana è diventata una vera e propria arte”.
“Mai come oggi in Italia – ha aggiunto Francesco Riccardi, di IN Planta – si è diffuso un entusiasmo vivo su tutto quello che ruota attorno alla botanica. Il mercato mondiale delle piante officinali vale oggi 35,16 miliardi di dollari statunitensi e si proietta verso i 100,19 miliardi entro il 2034. Le piante officinali non sono solo tisane, c’è un ecosistema industriale trasversale, dal benessere alla cosmesi, dall’alimentare alla farmaceutica”.
Il meeting è stato organizzato da Erboristeria Domani, Fippo (Federazione Italiana produttori Piante Officinali) e Conservatorio di Etnobotanica di Castelluccio Superiore. Moderato da Demetrio Benelli direttore di Erboristeria Domani, sono intervenuti: Roberto Carbone (ricercatore universitario), Carmine Lupia (Direttore di Etnobotanica), Alessia Cersosimo (di Agrievra), Valentina Fuoco (vicepresidente Fippo), Francesco Riccardi e Matteo di Rocco (fondatori di IN Planta), Eleonora Zini e Tony Di Matteo (fondatori Erbe Cilento). A concludere Andrea Primavera (presidente Fippo).
Biologico in Italia: fatturato 10,7 miliardi
"Dalla terra alla tavola: filiere biologiche e innovazione agroecologica", un percorso articolato in sette presentazioni per fare il punto, a 360 gradi, sul settore. Ricco il parterre degli intervenuti nella Healthy Food Arena, moderati da Silvia Marzialetti de Il Sole 24 ore: Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto dell'Appennino Bolognese; l'agronomo Fabrizio Piva; il dottor Giovanni Dinelli (DISTAL, Università di Bologna); Stefano Benvenuti (DISTAL, Università di Bologna); Maurizio Vurro, ISPA – CNR di Bari; Pietro Rocculi (CIRI Agroalimentare, Università di Bologna) e Alessandra Bordoni (CIRI Agroalimentare, Università di Bologna).
Riguardo ai numeri del settore è stato ricordato come il biologico in Italia nel 2024 ha potuto contare su 2 milioni e mezzo di ettari e un fatturato di 10,7 miliardi di euro, di cui 3,7 da esportazione. Le presentazioni hanno affrontato il ruolo dell'innovazione agroecologica nello sviluppo di filiere resilienti e sostenibili, considerando anche le ricadute in termini di valore nutrizionale, sicurezza alimentare, benessere dei consumatori e ricostruzione di comunità.
Cresce la domanda di alimenti salubri e appare ormai assodato come la salute dipenda da ciò che noi mangiamo. “Non esiste – ha spiegato Bordoni - qualità alimentare senza qualità agronomica, il biologico è importante per la nostra salute e quella globale e la prima vera innovazione è migliorare la produzione”. Secondo Dinelli, andrebbe ripensato il modello agricolo, “passando da un “agroegosistema” a un “agroecosistema”. Sul ruolo dell'agroecologia come elemento di ricostruzione di comunità, soprattutto in zone collinari e montane, si è soffermato Cavazzoni.
Nella relazione del professor Rocculi, intitolata “Tecnologie di processo 'mild': quando l'innovazione rispetta la qualità nutrizionale e sensoriale delle materie prime biologiche”, si è sottolineato come sia necessario superare il paradigma "tradizionale" del biologico e come l'innovazione sia essenziale per preservarne e valorizzarne la qualità.
Le tecnologie non termiche possono essere una leva strategica - soluzioni come HPP (alte pressioni di pastorizzazione), PEF (trattamento con campi elettrici pulsati) e plasma freddo hanno potenziali elevati nel permettere di garantire maggior sicurezza e shelf-life. Maggiore qualità, sostenibilità, riduzione degli sprechi ed efficienza produttiva richiedono un'evoluzione tecnologica dei processi.
“L'innovazione - ha concluso Rocculi - può essere utilizzata per creare nuovi prodotti ad alto valore, dove le tecnologie emergenti abilitano lo sviluppo di alimenti funzionali, minimamente processati e più competitivi sul mercato”. (lg)
Fonte: Ufficio Stampa Macfrut Italia



















