Attualità
RADICI DI SONCINO, AMARCORD DI UN BUON ORTAGGIO

È un buon ortaggio la radice di Soncino, una varietà di cicoria (Cichorium intybus) della famiglia delle asteraceae, ricca di storia e di valori nutritivi, di vitamine e di sostanze che fanno bene alla salute. I giovani però la snobbano, per non parlare dei bambini che pare che proprio la rifiutino. Troppo amara. Giacomo Archiati, coltivatore di Mairano (Brescia) ha dichiarato: “Tanti giovani non la conoscono nemmeno. Ci sono però tanti affezionati, gente adulta, in particolare anziani, che d'inverno la cercano e la gustano come specialità di stagione. È un ortaggio legato al freddo e, non appena questo arriva, subito aumentano le richieste. È quanto sta accadendo: finché le temperature sono state miti il mercato è stato debole. Siamo rimasti in pochissimi a coltivarla, quattro o cinque, una produzione proprio per amatori”. Si mangia la radice, cruda o cotta, condita con olio, sale, pepe, limone, aceto. Con la radice si aromatizza la grappa e si fa una bevanda dietetica e dalle virtù benefiche per l'intestino e altri malanni. I più anziani ricordano “il caffè” preparato con le radici tostate, sbriciolate e fatte bollire. Un succedaneo della polvere di caffè che, soprattutto in tempo di guerra, era introvabile. Il decotto che si ricava facendola bollire è ritenuto un efficace depurativo per intestino e fegato: un infuso tonico dal colore giallo fieno, molto amaro.
La medicina popolare ne conosceva bene l'azione terapeutica. È dunque una verdura cara a chi non è più giovane e ama rivivere scampoli di verdi anni anche attraverso il cibo. Una radice per amatori, che sa di inverni di altri tempi e richiama tradizionali cucine contadine, dove si mangiava quello che la terra naturalmente produceva. Prodotti di stagione. Non c'erano serre riscaldate, né frigoriferi, né trasporti internazionali che oggi aiutano a confondere a tavola la primavera con l'inverno. C'è oggi, a volerlo, di tutto durante tutto l'anno.

L'ortaggio è adesso coltivato quasi esclusivamente a Soncino, comune di 7.500 abitanti in Provincia di Cremona, da cui prende il nome. Nel passato era molto diffuso nel Nord Italia, coltivato per il consumo domestico. Nel Veneto è chiamato “còa”, termine dialettale che indica radice, coda. In Toscana è conosciuta come “barba bianca”. È una cicoria molto resistente al freddo, tanto che, oltre alla radice, se ne mangiava il grumolo verde, il cuore del cespo, le cui foglie esterne erano rovinate dal ghiaccio, dalla brina o dalla bassa temperatura. Nell'immediato dopoguerra se ne producevano 100.000 quintali circa, mentre oggi si arriva a fatica a 20.000. Tuttavia sembra che la caduta si sia fermata, commenta Paolo Zanibellato, operatore di OPO Veneto nel mercato di Treviso; la domanda si mantiene costante da alcune stagioni ed anche la loro quotazione è altrettanto stabile (attorno ad 1 euro alla produzione). Il maggiore consumo si ha in Lombardia e in Emilia Romagna, ma anche nel Veneto resiste uno zoccolo di golosi delle radici di Soncino.
Fonte: Ufficio Stampa Opo Veneto
La medicina popolare ne conosceva bene l'azione terapeutica. È dunque una verdura cara a chi non è più giovane e ama rivivere scampoli di verdi anni anche attraverso il cibo. Una radice per amatori, che sa di inverni di altri tempi e richiama tradizionali cucine contadine, dove si mangiava quello che la terra naturalmente produceva. Prodotti di stagione. Non c'erano serre riscaldate, né frigoriferi, né trasporti internazionali che oggi aiutano a confondere a tavola la primavera con l'inverno. C'è oggi, a volerlo, di tutto durante tutto l'anno.

L'ortaggio è adesso coltivato quasi esclusivamente a Soncino, comune di 7.500 abitanti in Provincia di Cremona, da cui prende il nome. Nel passato era molto diffuso nel Nord Italia, coltivato per il consumo domestico. Nel Veneto è chiamato “còa”, termine dialettale che indica radice, coda. In Toscana è conosciuta come “barba bianca”. È una cicoria molto resistente al freddo, tanto che, oltre alla radice, se ne mangiava il grumolo verde, il cuore del cespo, le cui foglie esterne erano rovinate dal ghiaccio, dalla brina o dalla bassa temperatura. Nell'immediato dopoguerra se ne producevano 100.000 quintali circa, mentre oggi si arriva a fatica a 20.000. Tuttavia sembra che la caduta si sia fermata, commenta Paolo Zanibellato, operatore di OPO Veneto nel mercato di Treviso; la domanda si mantiene costante da alcune stagioni ed anche la loro quotazione è altrettanto stabile (attorno ad 1 euro alla produzione). Il maggiore consumo si ha in Lombardia e in Emilia Romagna, ma anche nel Veneto resiste uno zoccolo di golosi delle radici di Soncino.
Fonte: Ufficio Stampa Opo Veneto






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