Attualità
Think Fresh 2026: da Frutta e Verdura a Soluzioni Vegetali
Le prestazioni al centro del reparto per sviluppare valore
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L’edizione 2026 di Think Fresh sarà focalizzata sull’analisi degli elementi che hanno permesso di incrementare il consumo di ortofrutta negli ultimi due anni. Il sottotitolo “get in the game” è esplicativo della necessità di seguire strategie dedicate per proseguire nella crescita, così da cogliere la polarizzazione dei consumi verso le categorie e sottocategorie di prodotti che hanno garantito performance eccellenti, tanto da sopperire alle perdite generate da altre (per maggiori informazioni clicca qui).
La prima chiave di letture dell’evoluzione del mercato e del recupero dei consumi è legata all’aspetto prestazioni, con cui può essere interpretata la crescita di talune referenze e la sofferenza di altre. I mirtilli, per esempio, seguendo l’esperienza maturata un decennio fa in Nord Europa, hanno conosciuto uno sviluppo imperioso guidato dalla ‘snackizzazione’ del consumo, che è la vera chiave di crescita anche nel nostro paese. Il ‘not peeling, not pitting, just rinse and enjoy’ (da non pelare, non denocciolare, basta sciacquarli e goderteli, Ndr) che ne ha decretato il successo nei mercati anglosassoni è, infatti, il loro vero segreto, amplificato dall’elevata conservabilità. Di fronte a una prestazione così convincente anche un prezzo medio di 12 euro il kg non è una barriera significativa e, infatti, l’incremento dei consumi a quantità nel 2025 è stato nel nostro paese dell’ordine del 53%.
Sull’altro fronte, la scarsa attenzione alla prestazione, intesa come soddisfazione palatale, è ancora il peggior nemico dello sviluppo delle insalate in busta, ferme nel 2025 a una crescita in quantità solo dell’1,5%, malgrado la concorrenza orizzontale fra distributori e, dall’altra parte, fra produttori, abbia contenuto l’incremento dei prezzi sotto l’1% mentre l’ortofrutta ha fatto registrare un +2%.
Meglio è andato nel mondo delle ciotole, cresciute a quantità del 2,9%, anch’esse legate a un prezzo medio per pezzo inferiore ai 3 euro, considerato il limite accettabile al consumo dalla distribuzione. Giusto o sbagliato che sia questo posizionamento, il valore massimo attribuito sacrifica la prestazione del prodotto, non permettendo di farlo diventare un vero sostitutivo del pasto e, di conseguenza, obbligando a chi vuole utilizzare le ciotole in questa accezione a integrazioni con altri topping da acquistare a parte che, però, ne riducono l’appeal come convenience.

E dire che, in una Germania in evidente difficoltà economica, la scorsa settimana abbiamo trovato in prima battura nel reparto ortofrutta di diversi supermercati (per maggiori approfondimenti clicca qui) ciotole da 5,99 a 8,99 euro al pezzo, declinate su diverse composizioni e con spazi rilevanti.

Infine, le banane, prodotto del momento in tutta Europa proprio per la loro duttilità accompagnata da una battuta di cassa davvero conveniente, sono proposte anche nella versione ricoperta di cioccolato nella medesima area convenience. Non sarà il massimo della salubrità ma certo per il palato è un’altra musica.
Quale è lo spazio e la declinazione corretta per i prodotti convenience nel mercato attuale? A quali prestazioni devono e possono rispondere? Come possono contribuire a riposizionare i consumi in temini di valore? Quanto le soluzioni vegetali nell’ottica delle prestazioni possono contribuire a rivitalizzare prodotti e categorie in crisi? Questo e tanto altro sarà al centro di Think Fresh 2026. Da non perdere.

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Per informazioni contattare Chiara Daltri, Direttore Marketing e Commerciale IFN chiara@italiafruit.net



















