Vernocchi: “Dopo la devastazione dei temporali dobbiamo arrangiarci”

Per il presidente di Apo Conerpo, tra grandine e siccità il sistema non tiene il passo del clima: “Così le aziende rischiano il fallimento”

Vernocchi: “Dopo la devastazione dei temporali dobbiamo arrangiarci”

L'ultima ondata di maltempo che ha colpito il Centro-Nord riapre il fronte degli strumenti di sostegno alle imprese agricole. Per Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, la priorità è chiara: servono strumenti finanziari rapidi, capaci di intervenire prima che le aziende colpite rischino il fallimento.

"Davanti a chicchi di grandine grandi come sassi non trovo altri termini che 'distruttivi'", dichiara Vernocchi. "Quando un frutteto crolla in pochi minuti, un'azienda perde una fonte di reddito non solo per l'annata in corso ma anche per quelle successive. Come Apo Conerpo siamo stati i primi in Italia a istituire fondi mutualistici proprio per questo: è una cosa molto seria".

Le immagini che arrivano dai campi restituiscono la portata dei danni: angurie spaccate da chicchi grossi come palle da tennis, serre spazzate via dal vento, frutteti divelti. Danni che si sommano a settimane di temperature vicine ai 40 gradi. "Produrre è diventata una corsa a ostacoli, solo che gli ostacoli diventano sempre più alti e gli agricoltori sempre più zoppi", osserva il presidente di Apo Conerpo.

Risorse Ue, tempi incompatibili con le imprese 
Sul fronte dei sostegni pubblici, Vernocchi non usa mezzi termini: "Aspettarsi risorse in tempi rapidi è utopistico". Cita il caso dei 500 milioni sbloccati dall'Ue per le aziende alluvionate nel 2024, quando diverse di quelle imprese rischiano di aver già chiuso. Diverso il giudizio sulla Regione Emilia-Romagna, che "sta facendo il possibile, e probabilmente anche di più", pur con risorse limitate e tempi lunghi.

Da qui il richiamo ai fondi mutualistici, utili almeno per i danni strutturali e i patogeni alieni, e alla necessità di una OCM forte: "Le discussioni che si stanno trascinando in sede europea dovrebbero spingere il mondo agricolo a una presa di coscienza ulteriore: per certi versi dobbiamo anche autotutelarci".

Inevitabile il nodo assicurazioni. “Per i frutti pendenti di colture intensive che non possono essere protette, ma richiedono un investimento iniziale elevato, come il pomodoro da industria, l’assicurazione resta l’unica strada realmente percorribile. Per i frutteti, invece, incentiviamo il più possibile la difesa attiva. Ma sia chiaro: le assicurazioni non possono essere la soluzione per i danni strutturali agli impianti”. 

Il Nord fa i conti anche con la siccità 
Al capitolo maltempo si aggiunge quest'anno il ritorno della siccità nel Nord Italia. Dopo l'annata critica del 2022, le ultime stagioni erano state gestibili sotto il profilo idrico. "Quest'anno il problema è riesploso, come era facile immaginare", afferma Vernocchi, che punta il dito sulla mancata costruzione di nuovi invasi: "È una competenza delle istituzioni. Noi produttori possiamo dare indicazioni sulle priorità, ma se la politica non le mette a terra il problema resta e i produttori rischiano di restare senza acqua".

"Un sistema che non tiene il passo del clima" 
Il tema centrale, per Vernocchi, resta la tempestività: un clima che cambia scenario da un'ora all'altra richiederebbe un sistema capace di adeguarsi in tempi compatibili con la realtà delle imprese. "Invece non succede", conclude. "Allora tanto vale dirlo chiaramente: dobbiamo arrangiarci. Poi, però, non veniteci a parlare dell'importanza del sovranismo alimentare europeo". (fp)