Dalla distribuzione
Violì, fare squadra fa crescere
Il prodotto raccontato dai partner: Op La Mongolfiera, azienda Cericola, Peviani, Apofruit Italia e Nunhems Italia

Nato nel 2018, il progetto di “Violì – il carciofo italiano di fascia premium” continua a riscuotere un notevole successo a livello commerciale: il prodotto di alta qualità si fa notare sul punto vendita anche grazie al suo packaging dedicato. Per tracciare il quadro della situazione, abbiamo coinvolto le aziende partner del progetto, ovvero Op La Mongolfiera, Cericola, Peviani, Apofruit Italia e Nunhems Italia – Basf Vegetable Seeds.
Abbiamo voluto indagare Violì fin dalla sua nascita con Claudia Iannarella, consumer & customer manager di Nunhems, che segue il progetto da quando è nato, nel 2018. “Violì nasce dalle tipologie di carciofo Violetto, Morello e Romanesco – spiega Iannarella - ed oggi è coltivato in diversi areali d’Italia con la stessa cura e attenzione, determinando una qualità uniforme e superiore alle varietà tradizionali per tenerezza e shelf-life. Inoltre, la parte edibile è maggiore di quella di un carciofo classico, quindi si genera meno scarto”.
E aggiunge: “La partnership che coinvolge Apofruit, La Mongolfiera, Peviani e Cericola ci sta gratificando in termini di risultati. Inoltre, il recente innesto di Peviani ha portato nuova energia, allargando la coltivazione all’areale sardo”. La società consortile Violì ha ottenuto già numerosi riconoscimenti nelle fiere internazionali di settore. “In effetti è stato premiato a più livelli: tutte le realtà coinvolte sono da ammirare perché nonostante il periodo difficile hanno scelto di collaborare, e continuano a farlo, su un prodotto non semplice da trattare. Il prodotto carciofo è il meno convenience tra gli ortaggi, soffre di una mancata segmentazione e il suo consumo non è propriamente giovane, quindi l’obiettivo è ringiovanire la categoria di consumatori”.

Tra i produttori che hanno creduto in questo progetto c’è l’Op La Mongolfiera di Siracusa, che ha raddoppiato gli ettari dedicati al carciofo rispetto alla scorsa campagna, arrivando quest’anno a circa 25.
Il presidente della Op Sergio Giardina spiega con queste parole il successo del prodotto: “Violì suscita molto interesse per la forte specializzazione produttiva dei soci aderenti, la provenienza distribuita tra tutti i più importanti areali di produzione ed un calendario commerciale molto ampio”. L’andamento della campagna, sia lato produzione che lato commerciale, non è quest’anno favorevole: “Le performance della categoria Carciofi è stata fino ad oggi abbastanza sottotono – specifica Giardina - Il combinato disposto di clima estremamente caldo in tutti gli areali produttivi e riduzione del potere di acquisto percepito dai consumatori non ha aiutato i consumi. Anche la campagna natalizia, che normalmente rappresenta il momento più importante per i consumi di carciofi, è stata senza spunti interessanti”.
Tra le referenze proposte - intero sfuso, in cuori e in mazzi - si nota una netta prevalenza del cuore di carciofo.

La qualità dei carciofi Violì è il vero elemento differenziante sul mercato, secondo Vito Cifarelli, direttore vendite e marketing dell’azienda Cericola di Ordona (Foggia). “E’ grazie all’alto livello qualitativo dei carciofi se riusciamo a difenderci e a trovare sempre la miglior collocazione sul mercato– spiega Cifarelli a IFN – ad aiutarci in questi risultati è stato l’importante lavoro di preparazione svolto negli anni scorsi. Poi sicuramente questa è stata un’annata sui generis”. Cifarelli fa riferimento ai problemi climatici (siccità estiva ed autunno caldissimo) che hanno determinato una partenza in ritardo della campagna: “Con queste temperature anomale, le piante hanno subito uno stress importante – ha detto il manager di Cericola – e dopo il ritardo della prima parte della campagna, abbiamo accorpato tutta la coltura di anticipatario e medio nel mese di novembre e dicembre: grazie al clima piovoso la produzione ha accelerato e non abbiamo avuto problemi a livello quantitativo e qualitativo. Il ritardo produttivo è stato pienamente recuperato e oggi ci ritroviamo con ingenti quantità di prodotto difficilmente gestibili”. Anche se l’azienda non ha aumentato le superfici destinate a Violì, è migliorata la produttività delle carciofaie, sia in termini di volumi che di qualità. “Pensiamo di avere un calendario produttivo molto più regolare rispetto agli anni scorsi – commenta Cifarelli – per cui siamo tranquilli dal punto di vista produttivo. Anche se noi produttori dipendiamo direttamente dal clima: basta un evento calamitoso per spazzare via un areale, speriamo che non accada”.

Ad inserirsi quest’anno nel progetto Violì è anche l’azienda Peviani. “Abbiamo deciso di entrare a far parte del Consorzio Violì perché questa partnership ci offre la preziosa opportunità di unirci ad una rete di aziende conosciute e consolidate – spiega Leonardo Oggiano, category manager dell’azienda a IFN – che rappresentano areali alternativi alla nostra zona produttiva, ovvero quella sarda”. Il rilancio parte da qui, con una nuova zona di produzione: “Insieme alla Puglia, la Sardegna è la regione in cui si producono più carciofi e produrre Violì anche qui significa ampliare il calendario produttivo, garantendo una referenza di qualità al consumatore quasi tutto l’anno”. La presenza di Peviani ha l’obiettivo anche di aumentare la presenza del prodotto nella Gdo del nord Italia e all’estero. Sul fronte produttivo la campagna parte sottotono per i consumi che riguardano tutto il settore, ma le condizioni meteorologiche sono ottimali. “L’inverno è mite e la produzione di carciofo abbondante. Se le condizioni si mantengono così – conclude – il prodotto darà il meglio di sé”.

Ma come funziona la distribuzione di Violì? Ne abbiamo parlato con Stefano Giorgetti dell’ufficio commerciale di Apofruit Italia per il mercato interno. “I Carciofi Violì sono distribuiti principalmente nei canali della Gdo e della Do oltre che nel canale dei mercati generali – spiega a IFN - Il prodotto raggiunge il canale distributivo con diverse proposte: alla Gd e Do arrivano i cuori di carciofo, il prodotto intero in mazzi e il prodotto sfuso; mentre ai mercati generali e al dettaglio tradizionale, il prodotto è per lo più trattato come sfuso”. E aggiunge: “Il progetto Violì ha rivoluzionato e accelerato lo sviluppo del carciofo e lo dimostra il fatto che, a seguito del lancio del progetto, alcune insegne hanno iniziato ad investire sul cuore di carciofo direttamente con la loro private label”. Violì è distribuito anche all’estero tramite clienti storici in Germania e Svizzera e nuove collaborazioni in Slovenia, mentre il primo Paese per esportazioni rimane la Svizzera. Relativamente alle tipologie del prodotto, Giorgetti sottolinea come il cuore di carciofo sia tra le preferenze dei consumatori dato che “sono attirati dalla comodità del carciofo già tagliato e pulito che permette di accorciare i tempi di ricettazione in cucina”. Il prezzo più alto rispetto al prodotto sfuso non rappresenta un ostacolo: “In molti casi i consumatori preferiscono pagare di più per un prodotto ad alto contenuto di servizio come il cuore di carciofo Violì”.

Continua la promozione del progetto
Per quanto riguarda la promozione consumer, il progetto Violì prevede un importante investimento a livello di marketing sui canali social (facebook e instagram), una landing page, iniziative b2b e la partecipazione a ‘Spettacoli alla Frutta’. “Abbiamo predisposto un packaging ‘parlante’ che racconta il prodotto e propone ricette dedicate – aggiunge Giorgetti di Apofruit - Inoltre lato trade abbiamo pianificato pagine adv, campagne dem e banner sulle più importante testate di settore, sia cartacee che web nel periodo dicembre 2022 – febbraio 2023. Saremo inoltre presenti con i carciofi Violì in occasione della fiera Marca a Bologna a gennaio e a Fruitlogistica a Berlino in febbraio”.



















