Economia
Biologico, i consumi crescono ma il reddito degli agricoltori resta il vero nodo
Le organizzazioni agricole chiedono investimenti, aggregazione e promozione per evitare che l’aumento dei consumi si fermi a valle della filiera

Il biologico italiano continua a crescere sul fronte dei consumi e mantiene un peso rilevante nelle superfici agricole, ma il vero nodo resta la redditività delle imprese. Domanda e riconoscibilità aumentano, mentre costi di produzione, pressione climatica e oneri amministrativi continuano a comprimere i margini, rendendo sempre più urgente trasferire una quota maggiore di valore alla produzione. È su questo terreno che convergono Copagri, Anabio-Cia e Confagricoltura, che chiedono filiere più forti, investimenti, promozione e strumenti specifici per il comparto. In questo quadro si inserisce anche il nuovo Marchio Biologico Italiano, visto come un possibile alleato per rafforzare l’identità delle produzioni nazionali, a patto che sia accompagnato da politiche capaci di sostenere davvero la competitività delle aziende.
Confagricoltura: La redditività resta il nodo
Il divario tra crescita della domanda e capacità produttiva rappresenta il principale elemento di attenzione per il comparto. A pesare sulle imprese sono l'aumento dei costi di produzione, gli effetti delle avversità climatiche, gli oneri amministrativi e la difficoltà di ottenere un adeguato riconoscimento economico per le produzioni biologiche. Per Tommaso Battista, presidente di Copagri, è necessario “colmare” il divario tra domanda e produzione attraverso il rafforzamento delle filiere, il sostegno agli investimenti e un maggiore riconoscimento economico del valore ambientale e qualitativo del biologico.
Sulla stessa linea Giuseppe De Noia, presidente di Anabio-Cia, secondo cui l'aumento dei consumi deve tradursi in “maggior valore per le imprese agricole”. L'Italia mantiene intanto il primato europeo per superfici biologiche, con poco meno del 20% della SAU destinata al bio, avvicinandosi all'obiettivo del 25% fissato per il 2030.
Il nuovo Marchio Biologico Italiano
Tra gli elementi comuni ai tre interventi c'è anche il nuovo Marchio Biologico Italiano, considerato uno strumento per rendere più riconoscibile l'origine nazionale delle produzioni. Copagri accoglie favorevolmente il logo, sottolineando però la necessità di affiancarlo a iniziative di promozione e a politiche capaci di rafforzare la competitività delle imprese, favorendo anche una più equa distribuzione del valore lungo la filiera.
Per Gian Maria Cunial, presidente della Federazione nazionale Agricoltura Biologica di Confagricoltura, il nuovo marchio rappresenta un segnale della volontà di valorizzare le produzioni italiane e renderle più riconoscibili ai consumatori. Anche Anabio-Cia vede nel logo un'opportunità per rafforzare la riconoscibilità dell'origine delle materie prime italiane e aumentare l'attrattività del biologico nazionale sui mercati esteri, oltre a sostenere i consumi interni.
Promozione e politiche per il settore
Per accompagnare la crescita della domanda serviranno quindi interventi lungo tutta la filiera. Copagri chiede di accelerare la predisposizione dei bandi ministeriali dedicati al biologico e di sostenere l'aggregazione dell'offerta. A livello europeo, Confagricoltura richiama inoltre le indicazioni emerse da un recente sondaggio del Copa-Cogeca tra gli agricoltori Ue, dal quale emerge la sostenibilità economica delle imprese come una delle principali priorità. Tra le richieste figurano maggiori investimenti nell'informazione e nell'educazione dei consumatori e, in vista della prossima Pac, misure specifiche per l'intera filiera e una Ocm dedicata al comparto.
Il quadro che emerge è quindi quello di un biologico ancora sostenuto dalla domanda dei consumatori, ma alle prese con la necessità di trasformare questa crescita in maggiore valore e redditività per le aziende agricole. (ga)
Foto d'apertura creata con l'ausilio dell'IA
Fonte: Uffici stampa Confagricoltura, Copagri e Anabio-Cia




