Attualità
Caldo o anemia dietro la mancanza di IV gamma?
I cartelli nei negozi denunciano la carenza di prodotto per effetto del clima ma, oltre alla congiuntura negativa, ci sono cause che vengono da lontano

Chi acquista buste d’insalata, nelle ultime settimane si è certo imbattuto in uno dei cartelli che molte insegne distributive hanno inserito negli scaffali della IV gamma, cartelli che annunciano la carenza di prodotto a seguito dell’ondata di caldo che ha invaso quest’anno il nostro paese e un po' tutta l'Europa.
L’iniziativa va nella direzione della trasparenza ed è certo positiva, poiché ragguaglia il cliente sulle problematiche che troverà nello scaffale e sulle motivazioni. Se scrivessi per il consumatore finale, la nota breve potrebbe anche finire qui, magari con l’aggiunta di una chiosa per provare a esortare una maggiore collaborazione fra chi produce e chi distribuisce al fine di costruire un’offerta più resiliente usando tutti gli strumenti di difesa attiva a disposizione.
Siccome però scrivo per la filiera e non per il responsabile acquisti, segnalo – se a qualcuno fosse sfuggito - che dietro la debacle della IV gamma di quest’estate non vi è solo il solleone ma un sistema produttivo oramai allo stremo che, anche potesse tecnicamente – e, in parte, potrebbe - non ha più i mezzi economici per combattere un cambiamento climatico che ha cominciato a mostrare anche ai più sfegatati negazionisti ciò di cui è capace e che può essere contrastato alle nostre latitudini solo con l’uso professionale delle tecnologie: dalla ricerca genetica su varietà resilienti al raffrescamento in campo, fino al controllo della temperatura nei punti di vendita. Ma l’innovazione richiede risorse e investimenti che si possono mettere in campo solo se le imprese producono guadagni, cosa che quelle di IV gamma non fanno più da tempo.
La filiera della IV gamma, infatti, non ha più forze, come ho avuto più volte occasione di scrivere, perché si è fatta sopraffare – per sua miopia – da un sistema distributivo che – altrettanto cieco – l’ha resa anemica, abulica e apatica, sottraendole ogni risorsa e togliendole ogni capacità di reazione, attraverso una continua e inutile tensione sul prezzo che, nell’ultimo decennio, ha talmente impoverito il sistema produttivo tanto che ora non riesce più a reagire in modo adeguato agli effetti di un cambiamento climatico che, nel frattempo, è diventato feroce.

Per metà settembre l’emergenza caldo rientrerà per il pan di zucchero, mentre la valeriana dovrebbe stabilizzarsi per fine mese; forse, per riccia e scarola, dovremo attendere metà ottobre, ma – in ogni caso - la crisi climatica è in via di soluzione. Il punto è però un altro. Chi produrrà insalate per la IV gamma in autunno, con ipotesi di realizzo sui 60-70 centesimi al kg per le insalate adulte, dopo tutti gli aumenti di costi sostenuti e ancora da sostenere per le pazzie dei ‘Quattro dell’Ave Maria’ come li chiamo io (spero con licenza della Santissima)?
Guardando i prezzi stellari delle insalate di prima gamma nei negozi viene proprio da chiederselo e, così, è più facile anche trovare la risposta: solo chi è più che disperato. Ma la domanda da fare è ancora un'altra. Che insalata potrà produrre sapendo già prima di partire di essre in perdita? Non credo serva accennare l'unica risposta plausibile.
Pertanto, se la distribuzione non vuole perdere la categoria che genera ancora la massa di margine più importante del reparto ortofrutta, occorre che contribuisca a cambiare schema di business, riportando innovazione e qualità al centro, con il prezzo in secondo piano. Il momento non è dei più propizi ma si tratta di vita o di morte. Senza un adeguamento immediato e consistente dei listini, i produttori cominceranno a incrociare le braccia e gli impianti andranno in ulteriore sofferenza. Con prezzi in contrazione e costi in aumento, la massa di margine generata si è ridotta in questi anni ma è rimasta significativa in una categoria ad alto ricarico come la IV gamma, ma se non si vende, perché non c'è prodotto, il margine si annulla. La differenza è sostanziale anche per la Gdo.
Oggi l’interlocutore alla produzione per provare a impostare il cambio di paradigma c’è: Unione Quarta Gamma ha la dimensione di scala necessaria, deve dimostrare alla prova di fatti la sua tenuta operativa. Occorre però fare presto, il tempo è davvero scaduto. (ga)



















