Carciofi pugliesi, le incognite da affrontare

Il produttore Barletta: «Costi e importazioni spengono il prodotto locale»

Carciofi pugliesi, le incognite da affrontare

In Puglia la commercializzazione dei carciofi è iniziata da circa dieci giorni con prezzi che si attestano mediamente tra 0,60-0,70 euro a capolino. Le varietà con cui si è aperta la stagione sono Opal e Madrigal.
Quotazioni discrete ma, come riferisce il produttore Ermanno Barletta di Biemme, azienda che opera nell’areale leccese, “questi prezzi possiamo definirli un fuoco di paglia, dettati dall’assenza di prodotto. Quando l’offerta sarà stabile verranno i nodi al pettine perché i prezzi scenderanno vertiginosamente e coprire i costi, più che raddoppiati, sarà complicato”.

Ci troviamo quindi davanti a una campagna dei carciofi che inizia con tanti timori, anche perché il clima non ha aiutato la produzione a esaltare la qualità dei capolini.
"Le temperature estreme – continua Barletta – hanno ridotto lo sviluppo e condizionato la produttività della pianta. Attendiamo ansiosi dei cali termici e un po' di pioggia per rinvigorire i carciofi. Sicuramente sino a Natale i prezzi reggeranno, ma il problema si concretizzerà dopo le festività quando subiremo l’invasione del prodotto africano. Una merce che, ricordiamo, solitamente viene venduta anche sotto i 10 centesimi. Il risultato che si ottiene è una svendita di massa per non perdere il raccolto. 

Inoltre, i parametri dei capolini importati sono di dubbia affidabilità e non rispecchiano gli standard che mantengono i produttori italiani per garantire la salubrità del carciofo. Dato che siamo alle prese con una crisi di settore – conclude Barletta - non ha senso fare la guerra sui prezzi ma puntare al prodotto nazionale”.