Ciliegie, la denuncia di Coldiretti: “Forbice inaccettabile tra campo e negozio”

Speculazione oltre il 280% nel Veronese

Ciliegie, la denuncia di Coldiretti: “Forbice inaccettabile tra campo e negozio”

Il comparto delle ciliegie nel Veronese si trova al centro di una situazione fortemente contraddittoria, caratterizzata da un'abbondante disponibilità di prodotto e da una contemporanea contrazione delle quotazioni alla produzione, a fronte di prezzi al dettaglio che rimangono elevatissimi. A sollevare il caso, come riportato in un articolo de Il Mattino di Verona, è la Coldiretti provinciale, che punta il dito contro i margini eccessivi applicati dalla grande distribuzione organizzata, una dinamica che danneggia in egual misura sia la base agricola sia i consumatori finali.

Secondo l'analisi dell'associazione dei coltivatori, l'attuale andamento del mercato risente di dinamiche climatiche specifiche. Dopo una fase di rallentamento della maturazione dei frutti dovuta alle temperature rigide della primavera, il repentino innalzamento termico registrato nelle ultime settimane ha provocato una concentrazione simultanea degli stacchi sia in pianura sia in collina. Questo picco di offerta locale, associato all'afflusso di produzioni provenienti da altre aree del territorio nazionale, ha generato una flessione dei prezzi corrisposti agli agricoltori. Nonostante il calo all'origine, i listini esposti nei punti vendita hanno continuato a mostrare dinamiche rialziste.

Dal punto di vista delle quotazioni correnti, i prezzi riconosciuti ai produttori si attestano in una forbice compresa tra i 2,50 e i 3,50 euro al chilogrammo. In questa stagione, inoltre, la struttura Veronamercato ha recepito una sollecitazione di Coldiretti introducendo una differenziazione formale nei listini: la dicitura al singolare "Ciliegia" viene impiegata esclusivamente per identificare la produzione premium delle colline di Verona, mentre il termine al plurale "Ciliegie" individua la merce generica e indistinta. A fronte di questi valori di partenza, l'organizzazione agricola segnala che in alcuni esercizi commerciali sono state individuate confezioni in vendita alla cifra di 13,30 euro al chilogrammo, evidenziando uno scarto che supera il 280% rispetto alla tariffa massima pagata alla produzione.

Il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, ha espresso una netta condanna nei confronti di questa forbice di prezzo, definendo incomprensibile e non accettabile la distanza tra i bassi compensi agricoli per un frutto di eccellente qualità e il costo esorbitante imposto ai cittadini nei negozi. Vantini ha rimarcato che si tratta di un prodotto locale e freschissimo, liquidato a cifre irrisorie a chi lo produce con sacrificio e rivenduto a prezzi elevati per incrementare i margini di altri soggetti, configurando una vera e propria speculazione a danno della terra e della cittadinanza anziché una valorizzazione del territorio.

L'associazione evidenzia che un simile scenario rischia di compromettere la stabilità della filiera, poiché da un lato comprime i margini economici dei produttori e dall'altro spinge i nuclei familiari a escludere dai propri acquisti un frutto stagionale che, in virtù dell'attuale livello di offerta, dovrebbe risultare più accessibile. In questo contesto, una dinamica differente si registra sul fronte della vendita diretta. Presso i mercati contadini e i punti vendita aziendali, dove la commercializzazione avviene senza l'intervento di intermediari, le ciliegie scaligere vengono offerte a un prezzo medio di circa 5 euro al chilogrammo, intercettando una fetta di consumatori orientati al binomio tra convenienza e qualità. Per l'organizzazione veronese, la vicenda rappresenta l'ennesima conferma delle difficoltà strutturali legate a una redistribuzione equa del valore lungo la filiera agroalimentare. (lg)