Drupacee, in Spagna il ridimensionamento continua

Il 2025 conferma il calo strutturale delle superfici coltivate: pesche forte arretramento, ciliegie in controtendenza

Drupacee, in Spagna il ridimensionamento continua

In attesa delle prime stime ufficiali sulla campagna 2026 delle drupacee, attese come ogni anno a maggio, dopo il confronto tra i principali Paesi produttori europei, il bilancio della stagione 2025 in Spagna offre già alcune indicazioni chiare sulle traiettorie del comparto, come riportato da un report approfondito pubblicato da Valencia Fruits.

Il primo dato da evidenziare è quello strutturale: la superficie coltivata continua a ridursi. Nel 2025 la Spagna è scesa a 125.580 ettari investiti a drupacee, il 15% in meno rispetto al 2017. Le pesche sono la specie che ha perso più terreno, con un calo del 23%, mentre le ciliegie rappresentano l’unica eccezione, con superfici in aumento del 5%, soprattutto in Aragona. È il segnale di un settore che si sta ridimensionando, ma anche concentrando, con una progressiva uscita delle realtà meno redditizie e una crescente focalizzazione sulle produzioni a maggiore potenziale commerciale.

Sul fronte produttivo, la campagna 2025 si è caratterizzata per un riduzione dei volumi complessivi di drupacee a 1,43 milioni di tonnellate, in calo del 16% sul 2024 e del 9% sulla media dei cinque anni precedenti. Evidentemente piogge e temporali primaverili hanno colpito ulteriormente rispetto al calo delle superifci, danneggiando in particolare ciliegie, albicocche e alcune aree produttive di Aragona e Catalogna. 

Anche le dinamiche commerciali hanno riflesso questo contesto. Il ritardo della raccolta ha rallentato l’ingresso dell’offerta sul mercato e compresso i volumi esportati nelle prime fasi della stagione: ad aprile le spedizioni si sono fermate su livelli molto inferiori a quelli del 2024, incidendo solo per l’1-2% sul totale medio della campagna. Una minore disponibilità iniziale che ha sostenuto i prezzi unitari per quasi tutte le tipologie, con rialzi più marcati per ciliegie, nettarine e albicocche.

A dare una mano al mercato è stato anche il quadro europeo. Nei principali Paesi dell’Unione la produzione si è fermata a 3,62 milioni di tonnellate, il 10% in meno rispetto al 2024. La Grecia è stata penalizzata dalle gelate, mentre anche la Spagna ha dovuto fare i conti con grandine e temporali. Francia e Italia hanno mostrato una maggiore stabilità. In questo scenario, la minore pressione produttiva europea ha evitato eccessi di offerta nei momenti più delicati della stagione.

In sintesi, la campagna 2025 ha confermato due elementi chiave. Da un lato, il ritiro delle superfici non è più un fenomeno episodico, ma il segno di una ristrutturazione profonda del comparto. Dall’altro, l’andamento commerciale resta sempre più legato al calendario produttivo e alle variabili climatiche: quando l’offerta ritarda, il mercato reagisce; quando l’Europa produce meno, la pressione competitiva si allenta. È in questo equilibrio sempre più fragile tra produzione e mercato che si giocherà anche la prossima stagione. (lg)