È crisi energetica: le tensioni in Medio Oriente minacciano la filiera

Fedagripesca e Coldiretti chiedono interventi immediati

È crisi energetica: le tensioni in Medio Oriente minacciano la filiera

Le tensioni in Medio Oriente e l’interruzione del transito attraverso lo Stretto di Hormuz stanno riportando forte volatilità sui mercati energetici europei. Nei tre giorni successivi all’inizio del conflitto le quotazioni del TTF, riferimento per il mercato del gas in Europa, sono salite di oltre il 50%, superando i 50 €/MWh. L’aumento si è riflesso anche sul mercato elettrico: il PUN italiano ha oltrepassato i 160 €/MWh, confermando il ruolo centrale del gas nella formazione del prezzo dell’energia.
Il mercato europeo resta particolarmente sensibile ai rischi sul commercio globale di GNL, da cui dipende circa il 40% delle forniture dell’UE. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del gas liquefatto scambiato a livello mondiale. Anche se l’Europa importa soprattutto dagli Stati Uniti, il timore principale riguarda un possibile spostamento della domanda asiatica verso altre origini, con un conseguente aumento della competizione globale per le forniture.

Come evidenziato dalle analisi Areté, le tensioni sono inoltre amplificate da livelli di stoccaggio relativamente bassi: a fine febbraio gli stock europei risultavano pieni per circa il 30%, contro circa il 40% nello stesso periodo del 2025, e sui minimi stagionali dal 2022. Nonostante il rialzo dei prezzi, lo scenario resta diverso da quello della crisi energetica del 2022. In quel caso lo shock era fortemente concentrato sul mercato europeo, a causa del drastico taglio delle forniture russe via tubo. Oggi invece il rischio è più distribuito a livello globale e legato alle rotte del GNL: eventuali tensioni sui flussi incidono su più mercati contemporaneamente e si traducono soprattutto in una maggiore competizione internazionale per il gas, piuttosto che in una carenza fisica di offerta specifica per l’Europa.

Il Presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei, partecipando alla riunione della Commissione di Allerta rapida convocata venerdì 6 marzo dal Ministero delle Imprese, avanza la richiesta al Governo di intervenire sulle accise dell’energia, in quanto impossibile per le aziende agroalimentari riuscire a scaricare completamente o anche solo in parte su distributori e consumatori finali l’aumento dei costi di produzione.

“C’è grande preoccupazione tra le nostre strutture cooperative trasformazione – ha spiegato il Presidente - per il costo del gas già raddoppiato e per l’incremento del costo dell’energia elettrica. Le quotazioni risultano in crescita e le previsioni per le forniture delle prossime settimane indicano un ulteriore possibile surriscaldamento dei prezzi. Non potendo intervenire sul costo della materia prima, il Governo potrebbe a nostro avviso attivarsi da subito con una misura di salvaguardia temporanea, magari per un mese o alcune settimane, per ridurre o bloccare le accise così da fare compensare anche solo parzialmente ingenti aumenti del costo energetico per le aziende”. 
“Si spera che il conflitto duri davvero duri poco e non vada oltre le due settimane”, ha argomentato il Presidente, che ha posto l’attenzione nel corso del suo intervento anche sulle difficoltà relativa alla logistica, con il blocco di diversi container già imbarcati o in transito che trasportano produzioni di ortofrutta fresca, mele e kiwi, nonché sui possibili aumenti dei prezzi delle commodities cerealicole, legati al rialzo dei noli e dei premi assicurativi sulle importazioni che sono schizzati in pochi giorni fino a un costo di 2 milioni per una nave. 
A preoccupare infine la federazione agricola di Confcooperative c’è l’aumento del costo del credito alle aziende che operano nei paesi dell’area coinvolta dal conflitto, a cui si aggiungono le incognite sulla solvibilità dei clienti presenti nei mercati interessati dal conflitto. “L’auspicio per le nostre produzioni made in Italy di conquistare nuovi sbocchi di mercato nei paesi emergenti – ha concluso Drei - rischia ora di tramontare poiché l’area del Medio Oriente è ormai preclusa e più in generale le condizioni di instabilità pesano come un macigno sull’operatività delle nostre aziende”. 

Dall’altro lato, Coldiretti ha inviato una lettera al Governo per chiedere un incontro urgente. Le dinamiche in corso stanno colpendo direttamente il mondo agricolo e rischiano di mettere in seria difficoltà le imprese del settore primario. Allo stesso tempo, secondo Coldiretti, vanno fermate le speculazioni a danno di imprese e famiglie.
Nella lettera, firmata dal presidente Ettore Prandini, Coldiretti sottolinea come l’aumento dei costi dell’energia e del gasolio agricolo stia già incidendo pesantemente sui costi di produzione delle aziende, aggravando una situazione resa ancora più complessa dalle tensioni internazionali e dall’incertezza sui mercati delle materie prime.
Coldiretti ricorda che le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz trasportano circa un quinto delle riserve mondiali di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno, rendendo questo passaggio uno dei principali punti critici per la sicurezza energetica globale. Dallo Stretto passano anche le importazioni italiane di petrolio e derivati provenienti dai Paesi del Golfo, che rappresentano quasi un quinto delle forniture complessive del nostro Paese.
L’aumento del prezzo del petrolio e dei carburanti rischia quindi di avere effetti a cascata sull’intera filiera agroalimentare.
Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, cibo e bevande rappresentano il primo gruppo merceologico del trasporto su strada in Italia, pari al 14% delle tonnellate trasportate e al 18% del totale in tonnellate-chilometro, con l’88% dei prodotti alimentari che viaggia su gomma.
Per le aziende agricole la situazione è particolarmente delicata: consumi energetici e concimi rappresentano oggi in media il 25% dei consumi intermedi di un’azienda agricola, con il rischio che nuovi aumenti possano compromettere la sostenibilità economica delle produzioni. (lg)

Fonte: Ufficio Stampa Areté; Ufficio Stampa Confcooperative; Ufficio Stampa Coldiretti