Dal campo
Gelate tardive, effetti contenuti in gran parte d’Europa. Valencia invece conta i danni
Nei Paesi del Centro-Nord, per ora, non si profilano emergenze

In Italia il bilancio dei ritorni di freddo di inizio primavera, almeno per ora, appare tutto sommato limitato sul fronte delle gelate tardive, con qualche criticità quasi solo nel Nord Ovest ma senza effetti diffusi o di particolare gravità. Più pesanti, invece, potrebbero rivelarsi le conseguenze del perdurare delle piogge intense che hanno interessato a lungo la Penisola e i cui effetti reali sulle colture emergeranno con maggiore chiarezza solo nelle prossime settimane.

Nel frattempo, mentre aprile entra nella fase decisiva che dovrebbe accompagnare fuori dalla tradizionale finestra di rischio per le gelate tardive, uno sguardo al resto d’Europa consente di capire se il freddo abbia lasciato strascichi anche oltreconfine. Il quadro che emerge è quello di alcune criticità, ma senza al momento segnali di danni estesi nei principali Paesi del Centro-Nord Europa, ad eccezione di situazioni più circoscritte e di un caso ben più evidente in Spagna.
Va detto che, quando si tratta di stimare i danni alle colture, il primo approccio tende spesso alla prudenza. Da un lato per evitare allarmismi prematuri, dall’altro perché molte conseguenze reali si misurano soltanto più avanti, quando la fioritura lascia spazio all’allegagione e diventa possibile verificare la reale tenuta produttiva degli impianti.
È il caso, ad esempio, del Belgio e dell’Olanda, attraversati nei giorni scorsi dalla stessa perturbazione fredda che ha interessato anche l’Italia. Dalle indicazioni emerse sulla stampa locale risultano alcune criticità a carico soprattutto dei pereti, ma con danni descritti come locali e non generalizzati.

Situazione analoga in Francia, dove l’attenzione si è concentrata soprattutto in Borgogna, quindi in aree a forte vocazione viticola, con temperature scese fino a -6/-7 °C. Nelle zone frutticole, invece, almeno per ora non emergono segnalazioni di danni rilevanti. Un quadro simile arriva anche dalla Germania, dove il freddo ha riacceso l’attenzione ma senza che, al momento, si registrino effetti significativi sulle colture ortofrutticole.
Diverso il caso della Polonia, dove le criticità maggiori sembrano però risalire non agli ultimi episodi, bensì alla metà di febbraio, quando per più notti consecutive le temperature sono scese attorno ai -20 °C. In quel caso il gelo ha messo a dura prova la vitalità delle gemme dei meli in diversi impianti, lasciando aperti interrogativi sul potenziale produttivo di parte dei frutteti.
Nel complesso, quindi, qualche effetto collaterale in Europa c’è stato, ma da quanto trapela al momento non sembra delinearsi un quadro particolarmente grave o diffuso nei Paesi del Centro-Nord. Anche in questo caso, però, il giudizio definitivo andrà rimandato di alcune settimane, soprattutto per le pomacee, quando l’allegagione permetterà di capire se il freddo abbia effettivamente compromesso il potenziale di raccolta.

La situazione cambia invece in Spagna, che sembrava inizialmente fuori dal radar dei ritorni di freddo ma che, dopo essere già stata duramente colpita da una fase di maltempo intenso, deve ora fare i conti anche con danni da basse temperature. È il caso della Comunità Valenciana, dove le minime registrate a fine marzo hanno compromesso in modo significativo germogliazione e fioritura di numerose colture.
Secondo quanto riportato da La Unió Llauradora, le perdite economiche iniziali sono stimate in quasi 4 milioni di euro e interessano circa 1.200 ettari di superficie agricola. Le aree più colpite sono Vall d’Albaida, La Costera e La Ribera Alta, anche se casi isolati sono stati segnalati anche in altre zone produttive.
Le colture più colpite risultano i cachi, diverse specie di frutta estiva – in particolare albicocche, pesche e susine – oltre al mandorlo. L’ondata di freddo si è concentrata soprattutto nelle notti tra il 28 e il 30 marzo, con temperature insolitamente basse per il periodo e arrivate in una fase estremamente delicata del ciclo vegetativo.
Le prime verifiche in campo hanno già evidenziato danni ai tessuti giovani e alla fioritura, con possibili conseguenze sull’allegagione e quindi sulla produzione finale. Anche in questo caso, tuttavia, serviranno ulteriori osservazioni per quantificare con precisione l’entità complessiva delle perdite. (lg)




















