Kaki, la Spagna resta il riferimento ma il valore si assottiglia

Rojo Brillante ha trainato crescita produttiva ed export ma, tra parassiti, costi e promozioni, il comparto fatica a difendere redditività e posizionamento

Kaki, la Spagna resta il riferimento ma il valore si assottiglia

Il kaki non rientra tra i frutti più importanti al mondo e, fino a una decina di anni fa, pur comparendo nelle statistiche produttive, non disponeva ancora di una voce specifica nelle rilevazioni sull’export. Per lungo tempo è rimasto soprattutto un prodotto destinato al consumo interno in molte aree dell’Asia, mentre nel Mediterraneo ha assunto un certo peso solo in Italia e Spagna, grazie a varietà locali astringenti, e in Israele con l’introduzione della varietà Triumph, nota commercialmente come Sharon.

Se si osserva l’evoluzione della produzione mondiale dall’inizio del secolo, emerge con chiarezza il peso dei principali Paesi produttori.

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La Cina rappresenta circa il 70% della produzione mondiale e mantiene saldamente la leadership. Corea e Giappone sono gli unici Paesi che mostrano un calo nel periodo considerato. Israele è cresciuto tornando sui livelli iniziali, l’Italia è rimasta stabile attorno alle 50mila tonnellate, mentre aumenti significativi si registrano in Spagna, Azerbaigian, Brasile, Taiwan e Uzbekistan. Nel caso spagnolo, la crescita è legata essenzialmente alla varietà locale Rojo Brillante e all’adozione di tecnologie per la rimozione dell’astringenza, oltre che all’impiego di diversi gas conservanti.

Guardando all’evoluzione dell’export nel decennio per il quale sono disponibili dati, il quadro è il seguente: 

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In questo periodo Spagna, Azerbaigian e Cina mantengono le prime posizioni, ma all’interno di questo trio la Spagna perde terreno: all’inizio rappresentava il 33% dell’export mondiale, oggi si ferma al 28%, mentre gli altri due Paesi, soprattutto la Cina, aumentano la propria quota. Israele, Corea, Sudafrica e Libano, presenti nella classifica del 2013, scompaiono dai dati più recenti e vengono sostituiti da Uzbekistan, Kazakistan, Grecia ed Egitto. L’Italia, dal canto suo è cresciuta, tanto da raddoppiare i volumi nell’ arco di un decennio, ma se la paragoniamo alla Spagna, il dato è di circa 20 volte inferiore.

L’evoluzione della produzione in Spagna merita un focus specifico. Il Paese ha vissuto una fase di crescita culminata attorno al 2020 con circa 450mila tonnellate, per poi entrare in una fase di calo, dovuta anche a risultati produttivi non più soddisfacenti. La contrazione ha avuto intensità diverse a seconda delle aree, come mostra la tabella seguente: 

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Anche nei dati, Valencia e in particolare la Ribera del Xúquer, da cui proviene il Rojo Brillante, rappresentano ancora il 94% della produzione spagnola.

Negli ultimi anni, però, il comparto ha dovuto affrontare una serie di criticità che hanno inciso sia sui volumi sia sulle superfici. Tra le cause principali figurano la diffusione di parassiti, in particolare la cocciniglia, difficile da controllare con i principi attivi oggi autorizzati, il calo generale della produttività e il forte aumento dei costi. Accanto a questi fattori, emerge anche una questione commerciale: il settore iberico probabilmente non è riuscito a gestire la crescita del cachi preservandone il valore. In diversi momenti della stagione il prodotto ha dovuto usare una leva promozionale importante e, quando questo accade, recuperare livelli remunerativi adeguati per i produttori diventa molto difficile.

Le ultime campagne in Spagna sono state inoltre segnate dal maltempo, soprattutto nella Ribera del Xúquer. Nel 2022, una primavera eccezionalmente piovosa ha rallentato l’allegagione; nel 2023, una serie di grandinate ha ridotto sensibilmente la produzione; nel 2024, la tempesta DANA del 29 ottobre ha colpito direttamente il raccolto. L’ultima stagione può essere definita nel complesso abbastanza normale sul piano produttivo, anche se la riduzione degli ettari è già evidente. Se si osserva l’export delle campagne più recenti, il quadro è riportato nel seguente grafico

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Si può parlare di una stagione dai risultati medi, ma non di una campagna realmente positiva per i produttori, visto che i costi di produzione sono aumentati sensibilmente a causa della maggiore pressione dei parassiti, del rincaro dei trattamenti e della difficoltà di reperire principi attivi efficaci, anche per effetto delle limitazioni imposte dall’Unione europea. Resta però un punto fermo: il consolidamento del Rojo Brillante, o Persimmon non astringente, sia sul mercato spagnolo sia all’export, come frutto autunnale apprezzato per qualità estetiche e organolettiche, assenza di semi ed elevata resa al consumo. Un prodotto che richiede quindi un posizionamento strategico sugli scaffali della Gdo per tutta la sua finestra commerciale di circa quattro mesi.

Ora la sfida, in Spagna come in Italia, è gestire correttamente i picchi di raccolta di novembre, evitando che il cachi venga ridotto a semplice strumento promozionale. Perché, una volta perso il valore, recuperarlo diventa molto difficile. (lg)