Kiwi al centro, pesche in ripartenza: la rotta di Apofruit

Fornari: “Dobbiamo alzare il livello dell’aggregazione: è il crocevia per massa critica, innovazione e progetti di valore”

Kiwi al centro, pesche in ripartenza: la rotta di Apofruit

Produzioni distribuite lungo tutta la Penisola, nei migliori areali, una base sociale ampia e una macchina organizzativa strutturata: 12 stabilimenti tra lavorazione e stoccaggio per dare servizio a oltre 2.750 soci produttori. È la fotografia di Apofruit Italia, cooperativa con sede a Cesena, che nel 2024 (il bilancio 2025 si chiude a giugno) ha movimentato 151.000 tonnellate di ortofrutta fresca, sviluppando ricavi per 298 milioni di euro, che a livello di gruppo salgono a 379 milioni.
Il paniere è ampio e in continua evoluzione. Tra le referenze chiave spiccano pesche e nettarine (con obiettivo di rilanciare anche il Nord), kiwi verde — con Dulcis™ in primo piano — e kiwi giallo, grazie alla collaborazione con Zespri® e Dorì®. Forte anche il presidio sull’uva da tavola senza semi, dove Apofruit si colloca tra i protagonisti nazionali. E ancora: fragole, con la “staffetta” produttiva tra Sud e Nord, oltre a mele e pere.
Non mancano gli ortaggi, a partire dalle patate, dove i volumi hanno un peso rilevante, fino a specialità come il peperone SolarelliAngello®. Sullo sfondo, anche l’avvicinamento all’”esotico italiano”, con i primi ettari di avocado messi a dimora.
Numeri e assortimento che collocano Apofruit tra i big dell’ortofrutta italiana. Con il direttore generale Ernesto Fornari abbiamo approfondito le traiettorie future e i prodotti che saranno al centro della strategia, perché — sottolinea — “la nostra missione è valorizzare la produzione dei nostri soci, e per farlo occorre essere bene focalizzati su cosa vuole il mercato e cosa è fattibile produrre, un equilibrio non facile che deve guardare lontano, perché soprattutto per le colture poliennali gli investimenti riguardano un orizzonte più lungo”.

Pesche e nettarine, “c’è spazio”: tornare a presidiare il calendario
Dopo aver fotografato numeri, struttura e ampiezza del paniere, il direttore generale Ernesto Fornari entra nel merito delle filiere che Apofruit intende spingere nei prossimi anni, a partire da un prodotto, fino a qualche anno fa identitario della frutticoltura romagnola, come pesche e nettarine. “È stata un’annata molto interessante, con un mercato che ha dato soddisfazione dal precoce al medio-tardivo”, sottolinea. Il contesto, spiega, è quello di una fase di carenza produttiva: “È evidente che siamo di fronte a un momento di carenza: il Sud sta accusando problemi di siccità e fitosanitari, il Nord è stato interessato da brinate”. Ma proprio questa dinamica apre margini di rilancio: “Notiamo che c’è spazio per questa coltura e la stiamo incentivando tra i nostri produttori”.
L’obiettivo è tornare a presidiare in modo più continuo le settimane chiave: “Con le pesche romagnole vogliamo riprenderci anche giugno e luglio e, poi, con le nettarine arrivare fino a settembre”. La strada, per Fornari, passa da innovazione agronomica e difesa: “Con impianti coperti e sistemi di difesa si può produrre con continuità, con investimenti accettabili, e la professionalità di certo non manca”. Un sostegno arriva anche dai risultati economici recenti: “Le liquidazioni nelle ultime campagne, con punte di 1 euro al chilo, hanno portato PLV interessanti e redditizie”, aggiunge, indicando anche un lavoro in corso sul fronte varietale: “Stiamo lavorando sodo per perfezionare l’assetto varietale”.

Kiwi: primo prodotto della cooperativa. Avanti con lo sviluppo
Se pesche e nettarine sono un capitolo di rilancio, il kiwi è il perno della strategia di sviluppo. “Oggi possiamo dire che, se parliamo di kiwi, è il primo prodotto della cooperativa, con un assortimento completo: giallo, verde e rosso”, rivendica Fornari. I volumi sono già importanti e destinati a crescere: “Quest’anno abbiamo raggiunto 42 mila tonnellate; nel 2028 le proiezioni sono di 50 mila”.
Nel dettaglio, la spinta arriva soprattutto dal giallo: “Il kiwi giallo passerà da 25 mila a 32 mila tonnellate. Oltre a Zespri SunGold® abbiamo anche Dorì®, che apre la stagione e si adatta bene agli areali del Sud”. Sul verde, Fornari evidenzia la ripartenza dell’Hayward: “Produciamo oltre 16 mila tonnellate di Hayward, che si sta riprendendo dalla morìa anche grazie all’introduzione di nuovi portinnesti”. E c’è una scommessa che sta diventando strutturale: “Dulcis™ passerà da 1.200 tonnellate a 6 mila nel 2028: sta confermando tutte le aspettative, con una richiesta importante e una produzione che non delude”.
Per il kiwi rosso, il programma è in rampa di lancio: “Con Zespri® mettiamo a dimora 20 ettari dal 2026 nel Lazio; poi avremo 35 ettari nel 2027 e 40 ettari nel 2028”. 
Con produzioni in aumento, il tema diventa la difesa del valore. “Un’altra cosa su cui spingiamo quest’anno è la tecnologia”, spiega Fornari. L’intervento principale è nello stabilimento di Forlì: “Specializzato nella lavorazione del kiwi. Con Aweta sostituiamo il pre-calibro e inseriamo macchine che lavorano sulla qualità interna ed esterna”. Un investimento che quantifica così: “Qui parliamo di un milione di euro”.

Uva, fragole e patate: progetti, segmentazione e alleanze
Accanto al kiwi, Apofruit conferma tre filiere su cui costruire continuità di assortimento e servizio. Sull’uva senza semi, Fornari rimarca la traiettoria lunga: “Siamo partiti nel 2008, siamo stati precursori”. E indica i volumi: “Oggi siamo su 50 mila quintali di uva senza semi, più altri 50 mila dai nostri partner pugliesi: produciamo da metà luglio a metà ottobre e commercializziamo fino a metà dicembre. La competizione è serrata, ma siamo riconosciuti per qualità, esperienza e professionalità”.
Per quanto riguarda le fragole: “Stiamo lavorando bene, tant’è che la fragola Solarelli® è un punto di riferimento a livello nazionale, e con una produzione complessiva di circa 6 mila tonnellate ci posizioniamo fra i riferimenti del comparto. Il focus è la base produttiva a Scanzano Jonico, in Basilicata, dove lavoriamo a stretto contatto con breeder di riferimento come NSG che ci supportano con varietà di grande pregio come, ad esempio, Rossetta® e Marimbella® e sono previse ulteriori novità in rampa di lancio. Inoltre da quest’anno la fragola della Basilicata ha ricevuto il riconoscimento dell’IGP che sarà affiancato in co-branding ai nostri marchi premium, Solarelli® e Piraccini®”. 
Spostandoci alle orticole, sulle patate, la cooperativa si posiziona su numeri importanti: “Siamo a oltre 23 mila tonnellate”, dice Fornari, rivendicando l’importanza della segmentazione e dei progetti di filiera: “Il lavoro con Selenella® ha dato ottimi risultati, probabilmente superiori alle aspettative. E nella segmentazione c’è ancora spazio per crescere”.

Fitofarmaci e aggregazione: occorre accelerare con un approccio strategico
Il ragionamento, infine, si sposta sul terreno delle regole e della competitività. “Sul tema fitofarmaci bisogna guardare in faccia la realtà: se non facciamo lobby e non arriviamo per tempo, poi è troppo tardi”, avverte Fornari. “Serve un approccio strategico: prima a livello nazionale e poi tra Stati, per provare a invertire la rotta. Ma è un percorso lungo”.
Da qui l’appello “di sistema”: “Oggi dobbiamo mettere a frutto il know-how, anche tra cooperative. Dobbiamo alzare il livello di aggregazione: è il crocevia per fare massa critica, spingere innovazione e progetti di valore e restare al passo con una Gdo che si concentra anno dopo anno. Su questo dobbiamo accelerare”.