Dal campo
Maculatura bruna, il rischio si allarga: non c’è solo il pero
Preoccupa il carattere multi-ospite di Stemphylium vesicarium, associato anche a cipolla, spinacio e altre colture orticole

Non c’è soltanto il pero nel mirino di Stemphylium vesicarium. Il fungo responsabile della maculatura bruna, da tempo una delle principali emergenze fitosanitarie per la pericoltura europea, si conferma un patogeno capace di colpire un numero crescente di colture orticole e frutticole. È proprio il suo carattere multi-ospite a emergere con forza da un nuovo studio pubblicato sull’European Journal of Plant Pathology da un gruppo di ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il caso più noto rimane quello del pero. Nelle aree a elevata pressione della maculatura bruna, in Emilia-Romagna, possono essere necessari 15-25 trattamenti fungicidi dalla fioritura alla raccolta e, in condizioni particolarmente favorevoli alla malattia, i frutti colpiti possono superare il 90% della produzione. Ma S. vesicarium non è confinato ai pereti. Infatti, bersagli possibili sono cipolla, aglio, porro, spinacio, asparago, pomodoro, ravanello, prezzemolo e nocciolo, oltre a diverse altre specie agricole e ornamentali. Il dato più significativo è forse quello relativo allo spinacio: la presenza del patogeno in Italia è stata documentata nel 2021. Per la cipolla, invece, il fungo è responsabile della Stemphylium leaf blight. EPPO riporta inoltre una segnalazione italiana di marciume del seme di nocciola associato a S. vesicarium.

Il quadro che emerge è quindi quello di un patogeno con un portafoglio di ospiti molto ampio, capace di muoversi tra sistemi colturali differenti e di trovare serbatoi anche al di fuori della coltura principale. La review segnala infatti oltre 500 specie vegetali associate al fungo e sottolinea il ruolo di residui colturali, tessuti legnosi e alcune infestanti nella sua sopravvivenza tra una stagione e l’altra. Ed è qui che la questione diventa agronomica. Uno studio italiano pubblicato nel 2024 ha dimostrato che anche i cancri presenti sui rami di un anno del pero possono ospitare pseudoteci e produrre ascospore capaci di generare nuove infezioni. La potatura dei rami colpiti e l'allontanamento dei residui diventano quindi ulteriori strumenti per ridurre l'inoculo. A complicare ulteriormente la situazione c’è la ridotta sensibilità a diversi fungicidi riscontrata in popolazioni del patogeno. Secondo la review, la combinazione tra ampio spettro di ospiti, più cicli infettivi durante la stagione, capacità di sopravvivere su diversi substrati e insorgenza di popolazioni meno sensibili ai fungicidi rende sempre meno efficace una strategia basata esclusivamente sulla difesa chimica.

La risposta passa così da una gestione della singola malattia a una strategia più ampia di difesa integrata: gestione dell'inoculo, agronomia, modelli previsionali, miglioramento genetico e biocontrollo. Non è un caso che proprio in Emilia-Romagna, nel 2026, siano state confermate misure agronomiche specifiche per ridurre la vegetazione spontanea nei pereti più sensibili alla maculatura bruna. Il messaggio della ricerca, dunque, va oltre la singola maculatura del pero. Stemphylium sta diventando un problema di sistema per l'orticoltura, perché il fungo non riconosce i confini tra una coltura e l'altra. E più aumenta la pressione su diverse specie, più la sfida sarà quella di gestire non soltanto la malattia, ma l'intero ecosistema in cui il patogeno riesce a sopravvivere, moltiplicarsi e spostarsi. (ga)




















