Orari diurni, al Caar si incendia il dibattito

Contrari e favorevoli: ecco le motivazioni di Perla (Bdl) e Marchese (Fedagro Rimini)

Orari diurni, al Caar si incendia il dibattito

Il dibattito sugli orari diurni del mercato all’ingrosso, in cui il Car di Roma ha fatto da apripista, è aperto da mesi, se non da anni. I grossisti del Caan di Napoli hanno recentemente votato per iniziare a lavorare di giorno (clicca qui per leggere ) mentre il mercato agroalimentare di Firenze inizierà a gennaio un periodo di prova (clicca qui per approfondire ). Ora il testimone passa al centro agroalimentare riminese, dove l’associazione Fedagro guida la proposta tra favorevoli e contrari. Abbiamo interpellato un operatore per parte per comprendere gli argomenti alla base delle loro motivazioni.   

Tra i contrari troviamo Giampiero Perla, titolare dell’azienda grossista Bdl, che individua tre motivi per non aderire all’orario diurno: in primis per non compromettere la freschezza dei prodotti, per andare incontro alle esigenze di dettaglianti e consumatori e per un’attenta analisi dei trend commerciali.

“Ogni tipologia di mercato ha i suoi clienti e i suoi orari – spiega Perla a IFN – non possiamo confrontarci con Roma o altre piazze, le strutture sono tutte diverse. E per competere con la Gdo, il nostro lavoro deve garantire la massima freschezza dei prodotti”. “Faccio un esempio – continua il titolare di Bdl – abbiamo dei clienti e anche dei piccoli grossisti dell’entroterra che riforniscono negozianti e ambulanti: sono abituati a venire la mattina presto, acquistare prodotti freschissimi e terminare la loro attività nel pomeriggio. Non possiamo stravolgere all’improvviso questa programmazione, anche perché nel pomeriggio rischiano di non trovare la stessa freschezza di prodotto”.

Perla sottolinea come il cambio orario non rappresenti solo un fatto di abitudini e di tempistiche, considerato che il mercato rappresenta un vero e proprio servizio per i suoi clienti. Il rischio è quello di perdere dei clienti: “In molti – sottolinea il grossista - mi hanno già comunicato che preferirebbero acquistare su altre piazze, nel caso in cui Rimini passasse all’orario diurno”.
E la questione riguarda anche gli operatori logistici: “Sono certo che i camion che arrivano dal sud Italia non sarebbero disposti ad aspettare la nostra apertura, causando un importante danno economico alla situazione”.

Per Perla la manodopera non rientra tra i motivi decisivi per il cambio orario: “Personalmente non ho problemi, l’importante è riconoscere la giusta valutazione ai collaboratori – dice – in fondo qui lavoriamo dalle 4,30 alle 9,30/10 e non iniziamo a mezzanotte come avviene in altre strutture. In molti dicono che ai giovani non interessa questo lavoro ma nel mio team l’età media è 35/40 anni”.

E conclude: “Per prendere la giusta decisione, ognuno deve guardare alle caratteristiche della propria zona. Per quello che so la maggior parte degli operatori del Caar non ha problemi a gestire la propria attività. In fondo bisogna guardare ai risultati economici: se sono buoni, non penso importi a molti svegliarsi un’ora più tardi. E in generale posso dire che i risultati che abbiamo fatto con l’orario attuale, negli anni passati facevamo fatica a raggiungerli”.

Tra i favorevoli all’orario diurno c’è Alessandro Marchese, presidente dei grossisti Fedagro del centro agroalimentare di Rimini. “All’interno della nostra associazione portiamo avanti da tempo un dibattito in riferimento al cambio orario – spiega a IFN - Siamo consapevoli delle difficoltà a cui andiamo incontro e che non sarà repentino. Ma almeno nella fase iniziale di prova, i grossisti potranno rapportarsi concretamente con l’orario diurno sulla scia di quello che ha fatto da anni il mercato di Roma”.

Tra le motivazioni sostenute da Marchese alla base del cambio orario ci sono i costi di gestione e la manodopera. “Considerati i costi di gestione che aumentano a dismisura, il cambio orario è un ragionamento fondamentale tanto per il nostro mercato quanto per l’intero settore – sottolinea Marchese – mentre l’orario diurno permetterebbe anche una manodopera più dinamica e soprattutto il ricambio generazionale e la relativa formazione del personale. Lavorare di giorno è molto più facile che farlo di notte e rappresenta un’attrattiva maggiore per i collaboratori del settore, considerato anche il collegamento con il mondo della produzione. Senza un auspicato ricambio generazionale, anche il mondo produttivo andrebbe in sofferenza dato che non avrebbe il corretto sfogo commerciale”.

Fedagro ha costituito anche una commissione ad hoc per confrontarsi sul tema. “Dobbiamo partire prima di tutto dagli operatori per capire se c’è la maggioranza sufficiente per andare in quella direzione e secondo me a Rimini c’è una visione condivisa per il cambio orario – continua Marchese – Anzi penso che questo cambiamento epocale sia già in ritardo sulla tabella di marcia”.

Il presidente di Fedagro Rimini giustifica le sue motivazioni anche in base al suo articolato percorso nel settore. “Ho girato per anni nei mercati esteri e mi sono accorto che gli operatori (sia dettaglianti che grossisti) europei sono stati via via sostituiti dagli stranieri – dice – ma queste persone non hanno lo stesso interesse degli operatori locali nel promuovere prodotti tipici e del territorio. Secondo me lasciare il mercato in mano a persone senza un’adeguata conoscenza dei prodotti, significa svuotare di valore l’intero settore ed è davvero l’ultima cosa che vorrei vedere”.

A breve Fedagro organizzerà anche un workshop di approfondimento sulla questione dell’orario diurno e non solo: l’appuntamento sarà un’occasione per parlare di una modernizzazione progettuale dei mercati, per garantire migliori servizi e come trasformarsi in hub logistici.