Dalla distribuzione
Ortofrutta, la Gdo europea allenta gli standard contro il caldo
Dagli aiuti ai produttori alla revisione dei capitolati, i retailer iniziano ad adattare i modelli gestionali alle nuove condizioni produttive

La Grande distribuzione organizzata europea comincia ad attrezzarsi contro un problema che non è più episodico: ondate di calore, siccità e fenomeni estremi stanno riducendo la disponibilità di prodotto fresco, aumentando i costi agricoli e mettendo sotto pressione anche logistica e catena del freddo.
A fotografare il fenomeno è un approfondimento pubblicato il 26 agosto su IGD.com, firmato da Lucy Beaumont, che raccoglie alcune delle iniziative più significative già messe in campo dai retailer europei. Il tratto comune è evidente: più sostegno ai fornitori, maggiore flessibilità sugli standard del fresco, interventi sui pagamenti e investimenti per rendere più resilienti magazzini e punti vendita.
Carrefour Francia allenta le specifiche sul fresco
Tra le iniziative più concrete c’è quella di Carrefour Francia, che ha introdotto un piano di emergenza per gli agricoltori colpiti da caldo e siccità. La catena prevede una revisione dei prezzi di acquisto dei prodotti freschi per tenere conto dell’aumento dei costi di produzione, la riduzione temporanea dei termini di pagamento a 15 giorni e la sospensione delle penalità legate a ritardi logistici o di fornitura.
Particolarmente interessante per l’ortofrutta è la scelta di allentare le specifiche su peso, calibro e aspetto estetico, così da far entrare a scaffale più prodotto imperfetto ma commercialmente valido, dando priorità all’origine francese. Per il comparto bovino verrà inoltre introdotta una “clausola siccità”, che consentirà di trasferire nei prezzi riconosciuti agli allevatori l’aumento dei costi dei mangimi. Carrefour lavora in Francia con circa 30.000 produttori e il piano punta soprattutto a evitare che le difficoltà produttive si traducano in ulteriori carenze di disponibilità.

Migros stanzia 2 milioni di franchi
Sul fronte del sostegno diretto ai produttori si muove anche Migros. Il retailer svizzero ha annunciato uno stanziamento da 2 milioni di franchi svizzeri per le aziende agricole più colpite dal caldo estremo. L’iniziativa è stata sviluppata insieme all’Unione svizzera dei contadini e punta a fornire liquidità alle imprese che stanno affrontando contemporaneamente cali di resa e aumento dei costi.
L’obiettivo non è soltanto tamponare l’emergenza. Migros ha infatti indicato anche la volontà di lavorare su interventi di lungo periodo per rendere l’agricoltura svizzera più adattabile al cambiamento climatico e mantenere una quota elevata di approvvigionamento locale.
Waitrose investe sul freddo
Il caldo, però, non colpisce solo i campi. Anche i punti vendita iniziano a mostrare criticità strutturali. Nel Regno Unito, Waitrose ha dovuto fare i conti con sistemi di refrigerazione messi sotto forte pressione dalle temperature elevate. La catena ha così deciso di investire in nuove tecnologie del freddo nell’ambito di un programma complessivo da 1 miliardo di sterline. Più di 100 negozi sono già stati dotati di sistemi di nuova generazione progettati per funzionare anche con temperature di tipo mediterraneo.
La questione non è secondaria: durante le ondate di caldo aumenta proprio la domanda di prodotti refrigerati e surgelati, cioè delle categorie che più dipendono dalla tenuta della catena del freddo.

Carrefour Belgio cambia logistica e scorte
Anche Carrefour Belgio ha attivato un vero e proprio piano anti-caldo, intervenendo sulla frequenza delle consegne, sulla capacità di stoccaggio delle bevande e sui controlli della catena del freddo nei punti vendita. La catena ha individuato una soglia molto chiara: quando le temperature superano i 23°C, cambiano rapidamente i comportamenti di acquisto. Durante l’ondata di caldo di giugno Carrefour ha venduto quasi 20.000 ventilatori in dieci giorni, dieci volte il volume abituale. Le vendite di gelati e ghiaccio sono cresciute del 140%, mentre il fatturato delle bevande è aumentato del 60%.
Numeri che spiegano perché il caldo stia diventando una variabile sempre più importante anche nelle previsioni di vendita, nella gestione delle scorte e nell’organizzazione logistica.
Il dato più interessante, però, resta quello che riguarda il fresco: la Gdo europea sta iniziando a riconoscere che con rese più basse, calibri irregolari e disponibilità meno prevedibili non basta più chiedere standard invariati ai fornitori. E i primi correttivi sono già arrivati.



















