Pomodoro, emergenza rientrata? Il mercato migliora, ma la sfida resta

Dalla Diretta IFN di ieri mattina sono arrivati numerosi spunti su una campagna complessa, segnata da carenza di prodotto e prezzi in tensione

Pomodoro, emergenza rientrata? Il mercato migliora, ma la sfida resta

È stato un avvio di 2026 tutt’altro che ordinario per il pomodoro, protagonista indiscusso del reparto ortofrutta e categoria strategica per consumi, penetrazione e valore. La filiera si è trovata a fare i conti con una carenza di offerta senza precedenti recenti, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, per effetto di condizioni climatiche avverse che hanno colpito diversi areali produttivi, dall’Italia alla Spagna fino al Marocco.

Il risultato è stato un mercato in forte tensione: volumi in arretramento, prezzi in netta ascesa e approvvigionamenti da garantire giorno dopo giorno, in un contesto nel quale la domanda ha continuato a premere sui banchi. Non senza difficoltà, produzione e distribuzione sono riuscite a mantenere la continuità di servizio, mentre nelle ultime settimane la situazione ha iniziato progressivamente a rientrare verso la normalità.

Resta però un messaggio chiaro per il futuro: episodi di questo tipo potranno ripresentarsi con maggiore frequenza e la filiera dovrà attrezzarsi per gestirli con strumenti sempre più evoluti. Da un lato la scienza, con le serre tecnologiche come risposta concreta per stabilizzare la produzione e garantire continuità; dall’altro la genetica, chiamata a offrire soluzioni alle nuove sfide poste da fitopatie, patogeni emergenti e cambiamento climatico.

È questo, in sintesi, il quadro emerso nella prima parte della Diretta social organizzata ieri da IFN, che ha riunito alcuni dei principali protagonisti della filiera tra produzione, breeding e distribuzione. Per la produzione sono intervenuti Mattia Gandini, co-titolare dell’azienda Pomodori Gandini, e Salvatore Astuto, responsabile commerciale di Op Platinum; per il miglioramento genetico Daniele Montesi, product specialist pomodoro di Syngenta Vegetable Seeds; dalla distribuzione Sandro Massei, responsabile ortofrutta di Unicoop Firenze, e Roberto Pepe, buyer ortofrutta di Conad.

Volumi in frenata, prezzi in forte tensione
Ad aprire il confronto è stato il direttore di IFN, Roberto Della Casa, che ha richiamato subito l’attenzione sull’evoluzione dei consumi negli ultimi anni: "Il trend a volume, riferito alle ultime annate, appare debolmente positivo, ma è il risultato di due dinamiche opposte: da un lato la Gdo, che cresce a doppia cifra, dall’altro il dettaglio tradizionale, che invece si muove in territorio negativo. Sul fronte delle quotazioni si osserva un progressivo apprezzamento negli ultimi anni, con una lieve flessione nel 2024 e una ripresa già evidente nel 2025".

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"L’avvio del 2026 è stato invece particolarmente complesso. Gennaio si è mantenuto tutto sommato positivo, con volumi ancora in crescita, ma già da febbraio e poi a marzo si è registrato un arretramento. La situazione degenera dalla settimana 14, quando i volumi crollano a fronte di prezzi che schizzano oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un segnale molto chiaro di una fase di mercato fortemente condizionata dalla disponibilità di prodotto e dalle tensioni sull’offerta".

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Il dato di mercato introduce uno dei nodi più sensibili per la distribuzione: la continuità dell’offerta in una categoria che il consumatore considera ormai strutturale nel reparto, indipendentemente dalla stagionalità e dalle difficoltà produttive.

Una categoria che il cliente richiede tutto l’anno
Su questo punto si è innestata la lettura di Sandro Massei: "Ci ritroviamo abbastanza nella fotografia presentata e nelle difficoltà attraversate nelle ultime settimane, anche se lentamente stiamo tornando verso una situazione di normalità. Il quadro progressivo, almeno per quanto riguarda la nostra impresa, è un po’ meno critico rispetto ai numeri illustrati, ma resta comunque caratterizzato da un segno negativo sul fronte dei volumi".

"Le settimane segnate dalla carenza di prodotto ci hanno messo di fronte a scenari che, senza voler essere troppo pessimisti, potrebbero ripresentarsi con maggiore frequenza. Sempre più spesso dovremo fare i conti con possibili vuoti di intere categorie e questo accende un faro sugli interventi che dobbiamo essere pronti ad attivare per scongiurare questi rischi. Perché una situazione di questo tipo crea una difficoltà evidente al cliente, che non se l’aspetta: il consumatore è abituato a trovare sempre tutto".

"Fortunatamente la ripartenza del prodotto negli ultimi giorni ha significato anche una ripresa delle vendite e dei volumi. Quella del pomodoro è una categoria che va osservata con grande attenzione anche dal lato produttivo: forse non c’è ancora piena consapevolezza di ciò che il cliente si aspetta da questa referenza, che resta altamente strategica all’interno del reparto ortofrutta".

Piogge, fitopatie e poca luce hanno frenato la produzione
A riportare il punto di vista della produzione siciliana è stato Salvatore Astuto: "Senza dubbio quest’anno è stato molto particolare e difficile a causa delle condizioni meteo. Il ciclone che ha investito un’ampia fascia europea, attraversando anche Sicilia, Calabria e Sardegna con forti piogge, ha provocato diversi danni alle produzioni. Abbiamo registrato problemi sui frutti, casi di botrite e batteriosi sulle piante, con effetti importanti sulle rese e un forte ridimensionamento del raccolto atteso per gennaio e febbraio".

"Un altro fattore particolarmente penalizzante è stata la forte mancanza di luce, un aspetto del tutto inusuale per la Sicilia e al quale non siamo abituati. Per una pianta eliofila come il pomodoro, 15-20 giorni di carenza di radiazione rappresentano un elemento molto impattante: senza luce le piante non riescono ad accumulare sostanza secca né a nutrirsi correttamente, con il risultato che la maturazione procede molto più lentamente".

"A conti fatti, ci siamo trovati nell’impossibilità di stare dietro alle richieste del mercato. La disponibilità di prodotto è stata fortemente condizionata da questi eventi e questo ha reso la campagna particolarmente complessa fin dalle prime fasi dell’anno".

Situazione in miglioramento e buone prospettive per i prossimi mesi
Roberto Pepe ha ribadito il quadro congiunturale allargando lo sguardo al prossimo futuro: "I dati illustrati restituiscono una crescita a valore che, per quanto ci riguarda, si mantiene sostanzialmente in linea con il mercato. I volumi, invece, hanno risentito di una situazione congiunturale produttiva particolarmente complessa, che è importante sottolineare non ha interessato soltanto il territorio nazionale, ma anche i principali areali esteri di approvvigionamento, dalla Spagna al Marocco. Questo ha determinato una carenza complessiva di prodotto, tanto che nel primo trimestre ci siamo trovati in alcune fasi con un’offerta inferiore alla domanda".

"Nonostante un contesto così difficile, abbiamo mantenuto fermo il nostro obiettivo: garantire la presenza del prodotto sui banchi e assicurare continuità ai nostri clienti. In questo senso, la marca privata ha avuto un ruolo centrale: per Conad vale il 45% dell’intera categoria del pomodoro e rappresenta una leva strategica di fidelizzazione per tutti gli attori della filiera, a partire dai produttori, con i quali sviluppiamo programmi condivisi, fino ai nostri Soci e al cliente finale".

"Guardando alle prossime settimane, negli ultimi dieci giorni la situazione produttiva è migliorata, grazie all’evoluzione della campagna siciliana e al buon contributo della produzione olandese. Dalla seconda metà di maggio, inoltre, entreranno progressivamente in produzione altri areali lungo la Penisola, con disponibilità che accompagneranno il mercato fino all’estate inoltrata".

"È chiaro però che, guardando al futuro, queste situazioni di alternanza nell’offerta legate ai fattori climatici saranno sempre più la regola e non l’eccezione. Per questo dovremo essere ancora più bravi nel programmare le campagne, lavorando con una visione di filiera sempre più condivisa e strutturata".

La programmazione diventa quindi il terreno comune tra produzione e distribuzione. Ma, accanto alla pianificazione, servono strumenti produttivi capaci di attenuare l’impatto della variabilità climatica e di garantire maggiore stabilità nei momenti più critici.

Serra tecnologica, una leva per stabilizzare l’offerta
A introdurre il tema è stato ancora Roberto Della Casa: "Una risposta alle problematiche climatiche è certamente rappresentata dalla serra tecnologica, vale a dire una struttura in cui i fattori ambientali e di coltivazione, a seconda della tipologia di impianto, possono essere controllati con grande precisione. È uno degli strumenti che può aiutare la filiera a gestire meglio fasi produttive sempre più esposte alla variabilità climatica tant’è che nelle rilevazione condotte recentemente sulla Gdo nazionale la quota di prodotto coltivato in questa metodologia era pari al 50%".

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La riflessione ha trovato riscontro nell’esperienza produttiva di Mattia Gandini: "Per quanto ci riguarda, la serra tecnologica è un modello di coltivazione su cui investiamo e lavoriamo da moltissimi anni. Uno dei principali vantaggi è proprio la possibilità di produrre meglio nei periodi più complessi, sia dal punto di vista climatico sia sotto il profilo della gestione delle fitopatie. All’interno di strutture tecnologicamente evolute è infatti più semplice mantenere sotto controllo le condizioni produttive rispetto a impianti più aperti o meno protetti".

"La nostra rete produttiva è parte integrante del nostro modo di lavorare: poter contare su diverse zone di produzione ci consente di garantire ai clienti un prodotto stabile e costante per dodici mesi all’anno. Una quota importante della produzione, al di fuori delle nostre celle, viene realizzata in Sicilia, attraverso la collaborazione con la nostra Op, mentre la parte principale si concentra a Mantova, dove abbiamo il lotto produttivo che ci permette di disporre di prodotto da questi giorni fino a metà novembre".

"A questo si aggiungono collaborazioni in Veneto, Puglia, Basilicata e in altre regioni italiane, proprio con l’obiettivo di assicurare continuità, qualità costante e volumi adeguati lungo tutto l’anno. È chiaro però che, di fronte a quanto accaduto negli ultimi due mesi, in particolare tra gennaio e febbraio, anche la tecnologia può intervenire fino a un certo punto. Quando in Sicilia si registra un 60% di luce in meno, i margini di intervento sono limitati: è un elemento che dovremo tenere sempre più in considerazione nei prossimi anni".

Il controllo dell’ambiente di coltivazione rappresenta dunque una risposta importante, ma non esaustiva. L’altro fronte decisivo riguarda la capacità delle varietà di adattarsi a un contesto in cui clima, fitopatie e vincoli normativi rendono sempre più complessa la difesa delle colture.

Genetica e prevenzione contro le nuove fitopatie
Su questo fronte si è concentrato l’intervento di Daniele Montesi: "È chiaro che il clima è diventato una variabile oggettivamente sempre più difficile da prevedere e questo avvio di 2026 ne ha dato un’ulteriore conferma. Il tema climatico è strettamente collegato alla difesa delle colture, che nel contesto europeo risulta a sua volta complicata da un quadro normativo particolarmente restrittivo in materia fitoiatrica. In uno scenario così sfidante, la genetica diventa quindi un tassello fondamentale".

"Come Syngenta Vegetable Seeds stiamo lavorando per offrire soluzioni rispetto a quelle che sono, e saranno, le principali patologie del pomodoro. Negli ultimi anni c’è stato un lavoro molto intenso sul Tomato Brown Rugose Fruit Virus - ToBRFV la cui diffusione in Italia è iniziata nel 2018. Siamo stati tra i primi, tra il 2020 e il 2021, a introdurre la resistenza negli ibridi di nuova varietà di pomodoro".

"Va da sé che la varietà resistente deve essere inserita all’interno di un protocollo di prevenzione più ampio. È necessario applicare misure igienico-sanitarie da parte degli operatori in produzione, così da ridurre l’inoculo e, di conseguenza, la trasmissibilità della virosi. Non meno importante è il tema delle sementi, che devono essere certificate".

"Un altro aspetto centrale è quello dei portinnesti, ambito nel quale Syngenta Vegetable Seeds è pioniera in Italia: siamo infatti l’unica azienda a disporre di una gamma di portinnesti resistenti sia di medio-bassa sia di alta vigoria, in grado quindi di rispondere alle diverse esigenze agronomiche dei produttori lungo i vari areali della Penisola. Non va dimenticato, inoltre, che il ToBRFV interessa anche l’apparato radicale e permane nel terreno: per questo il portinnesto resistente entra a pieno titolo nella strategia di riduzione dell’inoculo".

"L’ultima frontiera è rappresentata dalle resistenze poligeniche, che in futuro potranno aprire nuove prospettive per il comparto. Il quadro, del resto, è in continua evoluzione: tra nuovi patogeni emergenti e vecchi nemici che tornano in auge, anche a causa della progressiva riduzione dei presidi fitosanitari disponibili per il controllo, siamo attivi su più fronti per mettere a disposizione della filiera soluzioni concrete ed efficaci".

Nella seconda parte della Diretta sono stati approfonditi i temi di carattere strategico per il comparto, dei quali daremo conto nelle prossime edizioni. (lg)