Economia
Tecnologia e manualità, il modello Spreafico
Viaggio nel quartier generale di Dolzago: dalle banane alla IV Gamma

Nel 1955 era un magazzino che lavorava con l’Ortomercato di Milano, ora ha 9 sedi in Italia e una in Cile per un totale di 12 aziende agricole produttive in Italia e una in Cile, 900 ettari complessivi di proprietà e collabora con diversi canali distributivi: dalle piattaforme della Gdo ai mercati all’ingrosso, dalla ristorazione crocieristica all'Horeca, dal Food Service fino al mercato dell’export.
Stiamo parlando della Spreafico Francesco & F.lli Spa con sede a Dolzago (Lecco), che ha fatto della propria storia e competenze accumulate negli anni il vero punto di forza per rispondere alle esigenze del mercato. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di visitare l’azienda, ecco com’è andata.

Il magazzino di Dolzago si sviluppa su 14mila metri di superficie, suddivisi tra celle di refrigerazione, aree di confezionamento e lavorazione per la frutta fresca, mentre una piccola parte è dedicata agli ortaggi. Dopo l’arrivo nell’area ricevimento merci, i prodotti vengono collocati nelle celle di conservazione o messi in allestimento nell’area di vendita diretta. Il totale delle merci movimentate annualmente si aggira sulle 300 mila tonnellate di frutta e verdura.

In base alla tipologia di appartenenza, i prodotti sono scaricati e stoccati a temperatura controllata che parte dai 2 gradi fino ad arrivare ai 10 gradi.
In 4 centri aziendali sono presenti celle per la maturazione delle banane: solo nello stabilimento di Dolzago si trovano 19 celle. Grazie alla presenza di queste strutture, il gruppo vanta una capacità settimanale di 100mila colli. Il prodotto è stoccato in celle dedicate e, a seconda delle richieste di maturazione dei clienti, viene lavorato in diverse confezioni e formati oltre che sfuso.

La fase di confezionamento
La maggior parte dei macchinari utilizzati per il confezionamento dei prodotti Spreafico lavora con un film estendibile su una base vassoio. Solo gli agrumi sono confezionati in maniera diversa (tramite retina) e la quarta gamma che è contenuta in vaschette di plastica riciclabile Rpet.

Tutti i prodotti vengono lavorati solo dopo un’attenta fase di controllo qualità, per poi ricevere un secondo controllo qualità prima della distribuzione.
L’impegno di Spreafico è quello di fornire il più possibile il prodotto sfuso mentre per le sue confezioni predilige i pack in cartone o Rpet, quest’ultimo utilizzato soprattutto per la quarta gamma tagliata a mano a cui viene aggiunta una forchettina in MaterBi riciclabile.

Certificazioni e sostenibilità
L’attenzione dell’azienda per la sostenibilità è sempre più alta, come dimostra il percorso avviato da poco per realizzare il primo bilancio di sostenibilità (clicca qui per leggere).
L’evoluzione del gruppo passa anche dalle sue certificazioni di qualità, elementi molto ricercati dagli stessi consumatori al momento dell’acquisto. L’azienda Spreafico è certificata BRC, IFS, ISO: 9001 2015, ISO 14001:2015, Biologico, Fairtrade e a breve l’azienda conta di ampliare ulteriormente le sue certificazioni.
“Per quanto riguarda la commercializzazione delle banane – riferiscono dall’azienda – abbiamo attivo un importante progetto di sostenibilità sociale: tramite la certificazione Fairtrade ci impegniamo a lavorare con grossi esportatori e realizzare allo stesso tempo progetti dedicati a supportare le comunità. Ma non supportiamo solo Paesi lontani, siamo attivi anche a livello locale: grazie alla collaborazione con l’associazione ‘La nostra famiglia’ di Como, sosteniamo progetti che ridanno speranza a molte famiglie con disabilità”.
Lo stabilimento di lavorazione, così come tutti gli uffici di Spreafico, si contraddistingue per la sostenibilità ambientale garantita dall’utilizzo di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili 100%.

Lavorazione manuale della quarta gamma
Sono quattro le zone dedicate alla lavorazione della quarta gamma: l’area del lavaggio prodotti, la camera bianca, la zona di lavorazione vera e propria e poi il reparto confezionamento.
“Dopo il lavaggio e il risciacquo inizia la lavorazione manuale – ci informano da Spreafico – che consiste nella sbucciatura e nel taglio dei prodotti, che sono riposti in vasche di acciaio e da qui selezionati per il confezionamento. Nella fase finale viene controllato il peso e tutte le confezioni sono etichettate”.

L’intero processo avviene in un ambiente a temperatura controllata con filtrazione dell’aria esterna, solo per i frutti ad elevata ossidazione viene inserita una piccola quantità di acido ascorbico”.
Il taglio manuale dei prodotti contribuisce a limitare i danni e la fermentazione dei frutti, giovando sulla shelf life, che è assicurata per 6 giorni+1 (quindi sei giorni garantiti sui banchi, ndr).
Per evitare sprechi, tutti i prodotti sono lavorati ad ordine e non a stock. Inoltre gli scarti organici della lavorazione sono inviati al biodigestore locale per produrre nuova energia.
Ormai tornata al livello di vendite preCovid, la quarta gamma viene tenuta sotto costante osservazione aziendale, permettendo a Spreafico un’elevata dose di innovazione: alla scorsa edizione del Macfrut per esempio, l’azienda ha lanciato la sua linea di Pokè Kit e patatine (clicca qui per approfondire ).

In apertura: lo stabilimento di Spreafico a Dolzago (Lecco)



















