Transizione 5.0, l'allarme di Federacma: “Impossibile compensare tutto entro il 2026”

Il vincolo di compensazione penalizza il comparto: crediti a rischio per le aziende agricole

Transizione 5.0, l'allarme di Federacma: “Impossibile compensare tutto entro il 2026”

Partita la fase operativa per gli “esodati” della Transizione 5.0, con l’invio da parte del GSE delle comunicazioni che riconoscono alle imprese il credito d’imposta nella misura dell’89,77% rispetto a quanto originariamente richiesto. Un passaggio atteso, che consente finalmente di quantificare con certezza le somme compensabili, ma che apre al contempo una criticità rilevante per il comparto agricolo.
Secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti, le imprese dovranno utilizzare integralmente il credito entro il 31 dicembre 2026, senza possibilità di riportare eventuali eccedenze negli anni successivi. Una scadenza stringente che rischia di penalizzare proprio le aziende agricole. A sollevare la questione è Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio. 

“Il problema è evidente – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –. Le aziende agricole, per loro natura fiscale e contributiva, non hanno una capacità di compensazione paragonabile ad altri settori. Questo significa che, pur avendo diritto al credito, rischiano concretamente di non riuscire a utilizzarlo interamente entro la scadenza prevista”.
La compensazione, infatti, potrà avvenire tramite modello F24 entro fine anno, utilizzando i debiti fiscali e contributivi disponibili. Tuttavia, la struttura stessa delle aziende agricole – con flussi fiscali meno frequenti e spesso concentrati in specifici momenti dell’anno – rende difficile assorbire crediti di importo elevato in un arco temporale così limitato.

“Parliamo di imprese che hanno investito, che hanno creduto nelle politiche di innovazione e che oggi si trovano di fronte a un ulteriore ostacolo – prosegue Borio –. Il rischio è che una parte delle risorse riconosciute venga di fatto persa, non per mancanza di requisiti, ma per impossibilità tecnica di utilizzo. È necessario, pertanto, prevedere una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei crediti per tutelare le aziende agricole”.

Nel frattempo, dal Parlamento arrivano segnali di attenzione trasversale alla problematica. Diversi emendamenti, presentati sia dalla maggioranza che dall’opposizione nell’ambito dei provvedimenti fiscali in corso di esame, puntano infatti a superare il vincolo del 31 dicembre 2026, consentendo il riporto del credito non utilizzato negli anni successivi, anche attraverso una suddivisione in più quote annuali. “Accogliamo con favore questa spinta bipartisan – commenta Borio –. È un segnale importante che dimostra la consapevolezza del problema su cui richiamiamo l’attenzione del ministro Francesco Lollobrigida, affinché si faccia portavoce delle istanze del comparto primario”. 

Federacma esprime, inoltre, rammarico per il continuo susseguirsi di modifiche normative e operative che stanno caratterizzando la gestione della Transizione 5.0. “Non è possibile cambiare continuamente le regole del gioco – sottolinea Borio –. Le imprese hanno bisogno di certezze per programmare investimenti che spesso hanno orizzonti pluriennali. Questo continuo mutare delle condizioni non mette le aziende nelle condizioni di lavorare serenamente”. 
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge anche la revisione di alcune componenti dell’agevolazione rispetto all’impianto originario. In particolare, non risultano più riconosciute come agevolabili le spese peritali legate alle certificazioni tecniche e alle perizie asseverate, che nella fase iniziale del piano erano invece considerate parte integrante del beneficio. Un elemento che incide ulteriormente sulla convenienza complessiva degli investimenti già sostenuti.

Resta infine aperto il tema degli investimenti per il 2026. “Siamo ormai a maggio e le imprese si trovano ancora in una situazione di totale incertezza. Da un lato – conclude Borio – si è in attesa dell’attuazione del nuovo iperammortamento, su cui contoterzisti e aziende agricole con reddito d’impresa stanno facendo affidamento per programmare gli investimenti. Dall’altro, manca ancora chiarezza sul credito d’imposta Transizione 4.0 Agricoltura, in capo al Masaf. Oggi abbiamo macchinari fermi sui piazzali, contratti già firmati con i clienti ma sospesi in attesa di certezze normative. Le imprese sono pronte a investire, ma senza strumenti operativi non possono farlo. Questo clima di incertezza è francamente preoccupante e sta bloccando un intero comparto proprio nel momento in cui servirebbe accelerare sull’innovazione”. (lg)

Fonte: Ufficio Stampa Federacma

In apertura: Andrea Borio, Presidente Federacma