TEA, dalla Cina agli USA: il mondo accelera sull’innovazione genetica

Pomodori resistenti, banane che non imbruniscono e colture più nutrienti: ecco le nuove frontiere della ricerca

TEA, dalla Cina agli USA: il mondo accelera sull’innovazione genetica

Di recente abbiamo pubblicato un ampio resoconto sui prodotti derivati dalle nuove tecniche genomiche (TEA o NGT) in Giappone, mostrando come la differenza con l’Europa sia enorme (Clicca qui per approfondire). Nel paese del Sol Levante la ricerca è avanti e sono già state sviluppate alcune varietà di pomodoro resiliente, mentre in Europa stiamo attendendo ancora l’applicazione del nuovo Regolamento (UE) 2026/1388 approvato nel giugno di quest’anno. La scelta del Giappone non è casuale: il Paese si colloca tra i contesti più avanzati nell’applicazione delle NGT, distinguendosi per aver già trasformato i progressi della ricerca in soluzioni concrete per l’agricoltura. Rappresenta quindi un esempio particolarmente significativo, pur non essendo l’unico termine di paragone a livello internazionale. Fuori dai confini europei molti altri stati stanno investendo sulle NGT come mezzo per rendere più resilienti le proprie colture, in vista degli effetti sempre più frequenti e difficilmente prevedibili del cambiamento climatico.

In Cina si è scelto di studiare già nel 2018 un pomodoro con un elevato contenuto di licopene, fino a 5,2 volte rispetto a un pomodoro normale, con benefici sulla tolleranza agli stress termici e idrici. Nel 2020 è stata sviluppata anche un’anguria con maggiore resistenza al Fusarium, un fungo che provoca il deperimento delle piante e importanti perdite produttive. 

Anche a Occidente ci si è concentrati molto sulla ricerca di pomodori resistenti: gli Stati Uniti hanno sviluppato una cultivar resistente a diversi patogeni tra cui il Phytophthora capsici; per il Canada, Lark Seeds International ha invece sviluppato il pomodoro LS87-9001, meglio conservabile e resistente alla muffa grigia (Botrytis cinerea). 

Da una parte, questi paesi privilegiano le colture resilienti agli stress biotici e abiotici, dall’altra parte si cerca di ottenere varietà con maggiore shelf life per mantenere alta la qualità dell’ortofrutta ed riddurre lo scarto alimentare. Nel 2019 gli Stati Uniti hanno sviluppato la lattuga romana GreenVenus™, caratterizzata da una lunga conservabilità. Nel 2025, il Canada ha portato avanti la ricerca su fragole rifiorenti per estendere il periodo di raccolta e su patate su cui si possa ridurre limbrunimento. Seguendo questa stessa linea di ricerca, in Brasile - nell’aprile di quest’anno- Tropic Biosciences  ha sviluppato banane che mantengono il colore giallo più a lungo, riducendo gli effetti dell’ossidazione. Parallelamente, si stanno sviluppano colture con un migliore apporto nutrizionale, come il pomodoro con più provitamina D₃, su cui a lavorato il Regno Unito dal 2022 con l’obbiettivo di contrastare la carenza di vitamina D₃ nella popolazione.

In Argentina, India e Australia una parte significativa dell’innovazione agricola si concentra sulle colture estensive, in particolare sui cereali e sulle colture da granella, per le quali sono rilevanti l’aumento della produttività e la tolleranza alla siccità e alla salinità. Le colture ortofrutticole non sono escluse dalla ricerca, ma sembrano assumere un ruolo meno centrale rispetto alle colture estensive, anche in relazione alle priorità produttive e alle esigenze dei rispettivi sistemi agricoli.

Il quadro internazionale evidenzia quindi come le NGT stiano già contribuendo a orientare il miglioramento genetico verso obiettivi concreti: colture più resistenti alle malattie e agli stress climatici, frutti con una maggiore conservabilità e prodotti con un profilo nutrizionale migliorato. Le strategie variano in base alle esigenze agricole ed economiche dei singoli Paesi, ma il filo conduttore è comune: utilizzare la genetica per rispondere alle nuove sfide della produzione alimentare. 

Per l’Europa, la sfida non consiste soltanto nel recuperare il ritardo accumulato, ma anche nel trarre ispirazione dalle esperienze internazionali. È lecito chiedersi se l’impiego delle NGT avrebbe potuto contribuire a limitare gli effetti dello stress termico sulle colture di pomodoro, contenendo le carenze di prodotto e gli aumenti di prezzo che hanno portato il datterino a cifre iperboliche nelle scorse settimane? Non è possibile affermarlo con certezza, poiché i prezzi dipendono da molteplici fattori, ma investire in queste tecnologie potrebbe aiutare a rendere le produzioni più stabili e prevenire improvvise carenze sul mercato. Più che cercare soluzioni miracolose, si tratta di dotarsi oggi degli strumenti necessari per affrontare le sfide di domani: non possiamo impedire gli eventi climatici estremi, ma possiamo prepararci a limitarne le conseguenze. (im-fp)