TEA, l’Europa ha perso anni mentre altri Paesi sono già avanti: il caso Giappone

Il Paese del Sol Levante commercializza prodotti ottenuti con genome editing dal 2021, mentre il nuovo regolamento Ue entrerà pienamente in applicazione soltanto nel luglio 2028

TEA, l’Europa ha perso anni mentre altri Paesi sono già avanti: il caso Giappone

Se un Paese come il Giappone, da sempre molto attento alla qualità delle produzioni ortofrutticole, sia sul piano organolettico sia su quello della sostenibilità ambientale, è già arrivato a portare sul mercato varietà ottenute attraverso le nuove tecniche genomiche (TEA o NGT), è difficile non leggere questo dato anche in chiave europea. Perché significa che, mentre altrove si è iniziato da tempo a sperimentare e applicare queste tecnologie, in Europa si è evidentemente perso fin troppo tempo.

Il Giappone ha scelto infatti di investire con anticipo nel genome editing, accumulando esperienza proprio mentre il cambiamento climatico rende sempre più urgente disporre di varietà più resilienti, efficienti e adatte a condizioni produttive difficili. L’Europa, invece, ha definito il nuovo quadro normativo sulle NGT solo il 17 giugno 2026, dopo un percorso legislativo a dir poco travagliato. Oltretutto, il percorso verso la piena applicazione delle nuove regole è ancora lungo: la data prevista è il 17 luglio 2028. Tra l’entrata in vigore del nuovo sistema e la sua concreta applicazione sul mercato resteranno quindi ancora diversi passaggi da compiere, tanto che nel settore si stima che i primi prodotti ottenuti con NGT potranno essere commercializzati in Europa non prima del 2030 ad essere ottimisti.  

Nel Paese del Sol Levante, invece, già nel 2019 il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha chiarito che i prodotti ottenuti con le tecniche NGT seguono un percorso distinto da quello previsto per gli OGM tradizionali. Gli OGM, in Giappone, sebbene siano prodotti (quasi esclusivamente ornamentali) e commercializzati (pochissimi prodotti) sono sottoposti ad una regolamentazione molto rigida, che tiene in considerazione i loro possibili effetti sull’ambiente a partire dalla biodiversità. Per le NGT, invece, i criteri sono meno rigidi e prevedono una consultazione preventiva e sulla notifica alle autorità, oltre alla verifica di assenza di nuovi allergeni o di aumenti di sostanze tossiche. In generale si è andati verso un clima di maggior apertura nei confronti delle NGT ritenute sostanzialmente diverse rispetto agli OGM, concetto che nel Vecchio Continente non è del tutto accettato, soprattutto dalle associazioni ambientaliste.

Il primo esempio concreto è arrivato con il pomodoro Sicilian Rouge High GABA, sviluppato da Sanatech Seed in collaborazione con l’Università di Tsukuba. Notificato alle autorità giapponesi nel dicembre 2020 e commercializzato dal settembre 2021, è stato presentato come il primo pomodoro destinato al consumo diretto ottenuto attraverso genome editing. L’intervento ha permesso di aumentare di circa 5-6 volte la concentrazione di GABA (acido gamma-amino-butirrico) molecola che garantisce una maggiore tolleranza agli stress ambientali oltre a migliorarne la qualità nutraceutica.

La ricerca si è spostata anche sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, come dimostra uno studio giapponese del 2025 pubblicato su Scientific Review, che ha ottenuto, attraverso il genome editing, pomodori con un contenuto zuccherino di circa 7,9 gradi Brix, contro i 4,3 della varietà di riferimento. Il caso giapponese mostra così una delle direzioni più interessanti del genome editing applicato all’agricoltura: intervenire su caratteristiche precise della pianta per ottenere prodotti con un valore aggiunto riconoscibile.

Non solo Giappone, ma tanti altri Stati in giro per il Mondo, come ad esempio Stati Uniti e Regno Unito, stanno già facendo esperienza con prodotti ottenuti attraverso le NGT e potranno sfruttarne sempre di più i vantaggi proprio mentre il cambiamento climatico aumenta la pressione sulle colture. L’Europa, dal canto suo partirà con circa dieci anni di ritardo, non solo sul fronte normativo, ma anche nella sperimentazione e nella disponibilità di nuove varietà. Un terreno perso che sarà difficile recuperare rapidamente e che rischia di pesare sulla competitività dell’agricoltura europea proprio quando l’innovazione genetica diventerà uno degli strumenti più importanti per produrre in condizioni climatiche sempre più difficili. (im-fp)

Immagine d'apertura realizzata con l'ausilio di AI