Dal campo
Sciopero dei Tir, 20mila tonnellate di ortofrutta al macero in Sicilia
Coinvolti uva Italia, pomodoro di Pachino, zucchine e lattuga

I dati iniziali sono allarmanti: almeno 30mila tonnellate di prodotti rimasti invenduti, di cui 20mila finite al macero, con perdite economiche stimate in decine di milioni di euro. Come riporta Gazzetta del Sud, è questo il primo bilancio, definito “al ribasso”, delle conseguenze dello sciopero dei Tir sul settore agricolo. «Con ammanchi di fatturato particolarmente marcati nel segmento dell’ortofrutta per le mancate consegne che dal 16 di ottobre, in poco meno di una settimana, hanno messo a gambe all’aria le imprese siciliane, già duramente colpite dal caro-gasolio e dal rialzo delle spese di produzione».
A riferirlo è Graziano Scardino, presidente regionale della Cia, la Confederazione degli agricoltori, che stima un carico medio di 300 quintali per ogni camion rimasto fermo e, «come minimo, 200 corse perse ogni 24 ore durante il blocco, per un totale che, secondo le nostre previsioni, arriva a 300 mila quintali di prodotti mai arrivati sugli scaffali e ormai non commercializzabili, dall’uva Italia al pomodoro di Pachino, per non parlare delle zucchine e della lattuga».
Le conseguenze si traducono in un doppio danno: «Oltre a quello patito direttamente dai coltivatori che non hanno potuto vendere ai mercati regionali e continentali, anche quello subito dai consumatori, che per giorni hanno trovato frutta e ortaggi di provenienza estera, a prezzi rialzati e a tutto vantaggio delle aziende straniere». Secondo Scardino, lo scenario «sarebbe stato un po’ meno drammatico se la revoca del fermo» proclamata nell’Isola il 20 ottobre, in seguito all’incontro a Milano tra il ministro Salvini e gli autotrasportatori, «avesse coinvolto tutti i padroncini, ma i presidi registrati nella giornata successiva e oltre hanno dato il colpo di grazia». In seguito, soltanto una quota limitata dell’ortofrutta è stata assorbita dalle industrie di trasformazione, «e peraltro a prezzi stracciati dopo cinque-sei giorni in cella frigorifera», mentre la parte restante «è stato irrimediabilmente bruciato». Per questa ragione, la Confederazione si prepara a sollecitare ulteriori sostegni destinati all’intera filiera, in aggiunta alle risorse già previste dal governo nazionale per fronteggiare il caro-carburanti e a quelle inserite nella manovra regionale approvata all’Ars.
Nel frattempo, il Comitato degli autotrasportatori siciliani torna a intervenire attraverso il proprio coordinatore, Salvatore Bella, rivendicando i risultati raggiunti con il fermo proclamato e successivamente sospeso. Il Comitato prende così le distanze dalle altre associazioni che avrebbero preferito continuare la protesta senza limiti di tempo, sostenendo che i fondi stanziati da Roma «sono sufficienti per tornare a lavorare e dare un po’ di ossigeno alle nostre aziende. Dai calcoli che abbiamo effettuato, le imprese riceveranno circa 10mila euro per ciascun camion, compensando il credito d’imposta sul gasolio degli ultimi 6 mesi e il Marebonus 2024-2025», misura dedicata al trasporto combinato gomma-mare, «con un contributo a fondo perduto, ad esempio, di 169 euro per singolo viaggio di un autoarticolato imbarcato sulla tratta Palermo-Genova solo andata». Resta tuttavia confermato lo stato di agitazione dei padroncini, così come quello dei coltivatori dell’Agrisat. (im)




















