Dal campo
Radicchio, costi fino al 40% in più e metà raccolto nel precoce. Ora si volta pagina
Caldo, siccità e irrigazioni onerose hanno spinto verso l'alto il costo reale di ogni chilo prodotto

Una campagna partita con costi aumentati nell'ordine del 30-40% accompagnati da rese quasi dimezzate nel precoce, ma che nelle ultime settimane sta mostrando segnali di recupero sia sul fronte quantitativo sia su quello qualitativo. È il quadro tracciato da Cristiana Furiani, amministratrice delegata dell'OP Geofur e presidente del Consorzio per la tutela e la valorizzazione del Radicchio di Verona IGP, sulla nuova stagione del radicchio nel Veronese, iniziata intorno al 15 settembre dopo un'estate particolarmente difficile tra caldo, siccità e alti costi di produzione.
Geofur rappresenta una delle realtà di riferimento nazionali della categoria. L'azienda coltiva complessivamente circa 600 ettari, distribuiti tra il Nord e il Sud Italia, una localizzazione produttiva che le consente di garantire continuità di fornitura durante tutti i dodici mesi dell'anno. La società è inoltre socio fondatore del Consorzio del Radicchio di Verona IGP e opera direttamente anche come produttore e confezionatore della denominazione. "Il precoce è sempre una scommessa costosa, ma quest'anno lo è stata ancora di più. Abbiamo combattuto con il caldo, con la mancanza d'acqua e con costi molto pesanti di irrigavamo, con il gasolio arrivato anche a 1,60-1,80 euro al litro".

Alla crescita dei costi si è aggiunta la forte contrazione delle rese. Nel precocissimo Geofur ha raccolto in media circa 134 quintali per ettaro, contro almeno 250 quintali attesi in condizioni normali. "Quando aumentano i costi e contemporaneamente raccogli quasi la metà, cambia completamente il costo reale di ogni chilo prodotto. È questo il punto che spesso non viene percepito guardando soltanto il prezzo finale".
Ottobre porta peso, colore e croccantezza
La situazione, però, sta cambiando. Con ottobre le temperature sono diventate più favorevoli e l'escursione termica sta aiutando il prodotto. "Stiamo recuperando peso e la qualità è nettamente migliorata. Il radicchio sta acquistando croccantezza, colore e consistenza e anche le rese stanno tornando su livelli più vicini alla normalità". La campagna veneta di Geofur proseguirà fino a marzo, per poi lasciare spazio agli altri areali produttivi che consentono all'OP di mantenere continuità durante tutto l'anno. I trapianti in Veneto sono stati effettuati tra il 20 luglio e il 20 settembre e, di fatto, tutto il prodotto delle prossime settimane è già in campo. "Possiamo vedere che oggi la situazione sta migliorando, ma nel pieno campo fare previsioni troppo avanti è sempre complicato. Questa estate abbiamo avuto siccità, caldo anomalo e poi anche temporali molto violenti. È un continuo adattamento".

Dopo una partenza così onerosa, Furiani guarda con attenzione anche alla risposta del mercato. "I primi quindici giorni hanno riconosciuto abbastanza bene gli investimenti sostenuti dalla produzione. All'inizio i prezzi erano inevitabilmente più elevati per la poca disponibilità, mentre ora, con l'aumento delle rese, stanno progressivamente assestandosi. La speranza è che rimangano su livelli capaci di garantire una corretta remunerazione".
Più programmazione e volumi in crescita
Nonostante le difficoltà produttive, Geofur continua ad aumentare la programmazione sul radicchio. Negli ultimi anni i volumi sono cresciuti mediamente di circa il 10% all'anno, segnale che la categoria continua a trovare spazio sul mercato. "I nostri produttori continuano a piantare e stanno gestendo gli investimenti con molta attenzione. La fotografia che vedo sul territorio è sostanzialmente questa: il radicchio c'è, ma chi produce è molto più prudente perché il livello di rischio economico è aumentato".
Radicchio di Verona IGP, richieste in aumento
Particolarmente positivo il riscontro sul Radicchio di Verona IGP, fiore all'occhiello della produzione scaligera e prodotto sul quale Furiani vede ancora ampi margini di sviluppo. "Stiamo ricevendo moltissime richieste e vediamo il prodotto arrivare anche in regioni dove fino a pochi anni fa era poco conosciuto. Sono molto ottimista: il Radicchio di Verona IGP ha ancora tanto spazio per crescere".

L'IGP ha mostrato anche una buona capacità di adattamento all'annata difficile. "Ha risentito della stagione anche in termini di quantità, ma complessivamente si è comportato bene. Parliamo di un seme locale, non ibrido, selezionato nel territorio, che nel tempo si è adattato alle caratteristiche dell'area".
Il confezionato aiuta a costruire valore
Proprio sull'IGP assume un ruolo importante anche il confezionato. Per una denominazione che sta cercando spazio anche fuori dai territori di consumo tradizionali, il pack non è soltanto un formato commerciale: diventa lo strumento attraverso il quale origine, marchio IGP e identità del prodotto arrivano in maniera più chiara fino al consumatore. Per Geofur, che opera direttamente anche nel confezionamento, significa avere una leva in più per differenziare il Radicchio di Verona sullo scaffale, raccontarne provenienza e caratteristiche e sottrarlo a una lettura puramente di prezzo. Il potenziale non si limita inoltre al consumo tradizionale. Le prove sul prodotto cotto e trasformato hanno mostrato possibilità interessanti di sviluppo.

"Quando lo proponi in forme diverse ti accorgi che incuriosisce e piace. C'è ancora spazio per raccontare il radicchio non soltanto come contorno, ma come ingrediente vero e proprio". Furiani guarda quindi con maggiore fiducia alla seconda parte della campagna, soprattutto dopo le difficoltà vissute nel precoce. "Adoro vedere questi cuori rossi nei campi, ma negli ultimi anni siamo stati messi veramente alla prova. Oggi il radicchio continua a dare soddisfazioni, però produrlo è diventato molto più costoso e rischioso. Per questo è fondamentale che il mercato riesca a riconoscere quello che c'è dietro ogni cespo". Ed è qui che produzione e valorizzazione tornano a incontrarsi: recuperare resa e qualità è il primo passo, ma per sostenere una coltura diventata più costosa serve anche trasferirne meglio il valore fino allo scaffale. Sul Radicchio di Verona IGP, confezionato e riconoscibilità della denominazione possono avere un ruolo decisivo. (im)



















