Economia
Dopo i blocchi, la proposta: meno camion vuoti e più coordinamento nella filiera
Roccasalvo: "Nel fresco i mezzi viaggiano con una saturazione media del 59%: c’è spazio per ridurre costi e carburante"

Camion fermi, merci bloccate, scaffali vuoti e difficoltà nei rifornimenti in diverse regioni del Mezzogiorno. La protesta dell’autotrasporto ha mostrato quanto l’economia italiana dipenda dal trasporto su gomma. Per Romina Roccasalvo, imprenditrice siciliana e fondatrice di Next to Business, società specializzata nella logistica agroalimentare, è il momento di affiancare alle risposte immediate interventi capaci di ridurre strutturalmente i costi del settore.
«La legge fissa già a 60 giorni dalla fattura il termine massimo ordinario per pagare l’autotrasporto. Ma gasolio, pedaggi e traghetti si pagano subito: le imprese anticipano i costi e attendono settimane per recuperare liquidità. Ridurre il limite a 45 giorni, avvicinandolo alla tutela dei 30 giorni prevista per le cessioni di prodotti agricoli e alimentari deperibili, aiuterebbe a riequilibrare i rapporti. Occorre anche far rispettare le scadenze, utilizzando i controlli già previsti e i poteri dell’Antitrust contro i ritardi reiterati e diffusi. E garantire l’applicazione degli adeguamenti delle tariffe al costo del carburante. Ma non possiamo rincorrere ogni rincaro con nuovi contributi. Dobbiamo anche consumare meno gasolio».
Un’indicazione arriva dalla mappatura dei flussi logistici del largo consumo pubblicata nel 2025 da GS1 Italy ed ECR Italia. Per il comparto del fresco, la saturazione media dei mezzi a volume, all’arrivo nei centri distributivi della GDO, è risultata del 59%. «È un dato che merita attenzione. Quanto potremmo risparmiare organizzando meglio i carichi, coordinando le consegne e riducendo i chilometri percorsi inutilmente? Parliamo di carburante che importiamo dall’estero, di costi che gravano sulle imprese e di emissioni che possiamo evitare. Migliorare l’efficienza dei trasporti è una questione di interesse nazionale».
Particolare attenzione, secondo Roccasalvo, va riservata alla filiera ortofrutticola, tra le più esposte alle conseguenze delle interruzioni dei trasporti. «L’ortofrutta non può aspettare. Quando una spedizione salta, rischiamo di perdere non soltanto la merce, ma anche i clienti, che nel frattempo possono rivolgersi ad altri fornitori in Italia o all’estero. Recuperare quei rapporti commerciali può essere molto difficile, con conseguenze per i produttori e per gli stessi trasportatori. Dobbiamo evitare che una nuova crisi provochi danni dai quali alcune imprese potrebbero non riprendersi».
Da qui la necessità di un tavolo tra le organizzazioni rappresentative della filiera, a partire da Federdistribuzione, FIAP, UNAPROA, Italia Ortofrutta, Fruitimprese, Fedagromercati e Italmercati, aperto anche ad altri soggetti interessati. «Le associazioni mettano a confronto le esigenze dei propri associati e costruiscano un accordo operativo, con impegni precisi per le imprese aderenti. Serve una piattaforma digitale condivisa, che sfrutti anche l’intelligenza artificiale per coordinare gli ordini, aggregare spedizioni compatibili, ottimizzare carichi e percorsi e programmare gli scarichi nei centri distributivi. Partiamo da una sperimentazione e misuriamo i risultati in termini di chilometri risparmiati, saturazione dei mezzi e convenienza economica per i trasportatori».
Anche il Governo potrebbe svolgere un ruolo decisivo, sostenendo il tavolo e cofinanziando una prima sperimentazione della piattaforma. «Investire per consumare meno carburante e abbattere i costi della logistica è nell’interesse dell’intero Paese. Ma il risparmio non deve fermarsi ai bilanci delle imprese: deve creare margini per retribuire meglio chi lavora nella logistica, valorizzandone esperienza e competenze, e contribuire a contenere i prezzi a scaffale. È su questi risultati che andrebbe misurato il successo dell’accordo» conclude Roccasalvo. (im)
Fonte: Ufficio stampa Next to Business



















