Dal campo
I Tir ripartono, il raccolto perso no: all’ortofrutta resta il conto dei blocchi
Il decreto del Governo apre alla ripresa dei trasporti, ma al Sud restano produzioni non raccolte, deteriorate o perse lungo la filiera

Dopo una settimana di passione, con la merce sempre più difficile da movimentare e i tanti buchi comparsi sugli scaffali dei supermercati, il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri (clicca qui per approfondire) prova a mettere la parola fine all'ondata di blocchi che ha paralizzato soprattutto il Sud Italia. In Sicilia e Calabria parte della mobilitazione è stata sospesa e i camion hanno ricominciato a muoversi, mentre in altre aree restano presidi e malcontento. Il condizionale resta quindi d'obbligo. Ma una cosa è certa: i Tir possono ripartire, il prodotto perso no. E per l'ortofrutta ciò che non è stato raccolto, refrigerato o consegnato in tempo rischia di rappresentare il conto più pesante di questa settimana.
Una protesta inizialmente rimasta ai margini
C'è poi un aspetto che lascia qualche domanda. La mobilitazione è cresciuta in buona parte fuori dal perimetro delle undici rappresentanze ufficiali dell'autotrasporto e per diversi giorni istituzioni e mezzi informazione sembrano averla trattata come un fenomeno destinato a rientrare prima di diventare un problema sistemico. Non è andata così. I blocchi hanno resistito e, solo quando i prodotti hanno smesso di viaggiare, i magazzini hanno cominciato a svuotarsi e le carenze sono arrivate fino alla distribuzione, non è stato più possibile tenere la protesta ai margini dell'agenda. Ancora il 20 ottobre, nonostante l'annuncio di 480 milioni di euro di aiuti e il confronto con il Governo, i fermi proseguivano in Calabria, Puglia e Campania e venivano già segnalati scaffali vuoti soprattutto per frutta, verdura e prodotti freschi. Resta così un precedente non banale: chi la dura, almeno questa volta, l'ha vinta. Portare la logistica vicino alla paralisi ha inevitabilmente aumentato il peso della protesta e accelerato le risposte.

Carburanti: soffrono camionisti e agricoltori
Questo non significa negare il problema da cui tutto è partito. Per gli autotrasportatori il gasolio continua a costare circa 2,26 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,29 in autostrada. Rispetto alla media di gennaio, quando il diesel viaggiava intorno a 1,67 euro, significa un rincaro di circa il 36%. E in campagna la situazione non è migliore. Il gasolio agricolo è passato da circa 1,40 euro al litro a fine agosto a circa 1,60 a fine settembre, +12% in appena un mese, mentre rispetto a settembre 2025 l'aumento è stato del 55%. Altre rilevazioni parlamentari fotografano il salto da circa 0,90 euro di gennaio a oltre 1,50 euro a settembre. Insomma, il problema dei costi esiste da entrambe le parti. Ed è proprio qui che prende forma la guerra fra poveri: chi trasporta non riesce più a sostenere il costo del gasolio, chi produce deve affrontare lo stesso rincaro e, in più, rischia di perdere il raccolto quando i camion si fermano.
Arrivano gli aiuti, ma il raccolto perso chi lo paga?
Il decreto prova a tamponare l'emergenza. Per l'autotrasporto vengono recuperati 50 milioni, che portano a 480 milioni il plafond dei crediti d'imposta per i mesi precedenti e arrivano altri 60 milioni per settembre e i primi giorni di ottobre. All'agricoltura sono destinati 60 milioni, con un ristoro fino a 45 centesimi al litro per il carburante acquistato dalle aziende. Risorse necessarie. Ma che non rispondono ancora alla domanda più scomoda per l'ortofrutta: chi risarcirà chi ha perso prodotto a causa dei blocchi? Il caso più evidente è quello della Calabria, nel pieno della raccolta del kiwi. Il giallo deve essere staccato nel momento corretto e trasferito rapidamente agli impianti di condizionamento e conservazione, molti dei quali sono nel Lazio e al Nord. Se il camion non parte, non si tratta semplicemente di posticipare una consegna: il frutto resta troppo a lungo sulla pianta, cade oppure viene raccolto senza poter raggiungere le celle nei tempi necessari.

Per il solo kiwi giallo calabrese interessato dai blocchi si parla già di circa 50 milioni di euro di danni. Sommando le altre produzioni ortofrutticole non raccolte, deteriorate o rimaste ferme lungo la filiera, immaginare un conto complessivo superiore ai 100 milioni non appare affatto peregrino. Ed ecco il paradosso: soltanto il danno di una parte del comparto kiwi si avvicina ai 60 milioni stanziati dal Governo per sostenere tutto il settore agricolo sul caro carburante. Per molte aziende significa aver già pagato potatura, difesa, irrigazione, manodopera e tutti i costi di una stagione per poi perdere il prodotto proprio alla fine. E tra poche settimane dovranno comunque trovare nuova liquidità per finanziare la campagna successiva. È qui che la guerra fra poveri mostra il suo effetto più amaro. I camionisti avevano ragioni concrete per protestare e ora, ottenute le prime risposte, possono riaccendere i mezzi e tornare a lavorare. L'agricoltore che ha perso il raccolto non può fare altrettanto: i kiwi sovramaturi caduti a terra non tornano magicamente sull'albero. E, ancora una volta, chi produce rischia di essere quello che rimane con il conto in mano. (im)


















