Dal campo
Proteste autotrasporti, Vernocchi (Apo Conerpo): "Mai visto tanto caos. E alla fine a pagare sarà l'agricoltore"
Nell’incontro di ieri presidente e vicepresidenti dell'Op hanno messo a fuoco le criticità che attraversano il comparto: costi, concorrenza estera, clima, fitopatie, trasporti e pressione sui prezzi all’origine

"Ci si accorge dell’agricoltura quando manca la merce sugli scaffali". Parte da qui Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, nel fotografare un momento nel quale alle difficoltà strutturali delle filiere ortofrutticole si stanno sommando emergenze e tensioni che rendono ancora più difficile programmare produzione e mercato. Ieri, nel corso di un incontro organizzato da Apo Conerpo, presidente e vicepresidenti del gruppo hanno messo sul tavolo alcuni dei temi più delicati della campagna 2026, senza sottrarsi alle criticità: produzioni tornate finalmente su quantitativi significativi ma inserite in mercati europei molto più competitivi, prezzi all’origine sotto pressione, costi elevati, problemi fitosanitari, clima e, nelle ultime settimane, anche i blocchi dell’autotrasporto nel Sud Italia.
"Ho superato i sessant’anni e un livello di caos come quello che stiamo vivendo oggi faccio fatica a ricordarlo", osserva Vernocchi. "Agli eventi internazionali e alle tensioni geopolitiche si aggiungono quelle interne e, adesso, le proteste dell’autotrasporto. Sono fattori che finiscono inevitabilmente per incidere sui consumatori, sulle imprese e sulla capacità della filiera di lavorare con continuità". Il 2026 ha infatti riportato molte produzioni su livelli più vicini alla normalità, ma in uno scenario profondamente diverso rispetto a pochi anni fa. In diverse filiere i quantitativi italiani si confrontano con un’offerta abbondante proveniente dagli altri Paesi produttori, mentre la forbice tra costi sostenuti dalle aziende agricole e prezzi riconosciuti all’origine continua ad assottigliare i margini.

"Una buona produzione non significa automaticamente una buona annata", sottolinea Vernocchi. "Le nostre strutture commerciali stanno facendo un lavoro importante, ma non possono compensare da sole squilibri sempre più profondi. Comprendiamo la necessità di tutelare il potere d’acquisto, però non possiamo pensare che il prezzo più basso al consumatore venga costruito comprimendo continuamente la remunerazione agricola".
"Con la Gdo serve più programmazione, non soltanto prezzo"
Per il presidente di Apo Conerpo è proprio il rapporto con la distribuzione uno dei terreni sui quali occorre compiere un salto. "Un reparto ortofrutta forte è un elemento caratterizzante per un’insegna. Il rapporto con queste catene non può però essere letto esclusivamente in una logica speculativa, alla ricerca del prezzo più basso. Serve maggiore programmazione insieme ai produttori e ai territori, perché solo così si possono garantire continuità, qualità e prospettive anche nel medio periodo".
La risposta, aggiunge Vernocchi, non può essere soltanto difensiva. "Come gruppo abbiamo investito molto nell’innovazione varietale, proprio per costruire alternative e dare nuovi stimoli. Dove ci sono giovani vediamo una capacità straordinaria di raccogliere queste opportunità e trasformarle in progetti concreti. Dobbiamo crearne sempre di più, perché sono anche tra le poche leve che abbiamo per mantenere nuove generazioni all’interno della base sociale". Sul tavolo resta poi il nodo energetico: il gasolio pesa su tutte le operazioni di campagna, ma i rincari proseguono anche dopo il conferimento, nelle fasi di lavorazione e conservazione. L’estate particolarmente calda ha richiesto inoltre un maggiore utilizzo della refrigerazione, aggiungendo ulteriori costi alla filiera. E proprio l’emergenza trasporti sta mostrando con particolare evidenza quanto l’ortofrutta sia vulnerabile.
Nel sistema Apo Conerpo oltre 10 mila quintali di kiwi a polpa verde e gialla risultano coinvolti dalle difficoltà di movimentazione dal Sud verso le strutture del Nord, con partite già mature che rischiano di restare sulle piante e un danno potenziale stimato in oltre 5 milioni di euro. "Comprendiamo le ragioni degli autotrasportatori, anche loro alle prese con costi difficili da sostenere, ma l’ortofrutta non può aspettare. Se si ferma un camion, può fermarsi la raccolta, il magazzino non lavora e alla fine il prodotto non arriva al consumatore. Nessuno, lungo questa catena, ha qualcosa da guadagnare".
Drupacee e kiwi: produzioni abbondanti, ma il clima complica la gestione
Il bilancio delle drupacee evidenzia le contraddizioni della stagione: "Siamo tornati a livelli produttivi elevati, paragonabili a quelli del 2019, ma in un contesto completamente diverso - spiega Alberto Guerra, vicepresidente di Apo Conerpo e di Agrintesa -. L'abbondanza di prodotto ha interessato anche gli altri principali Paesi europei, determinando una pressione importante sui prezzi. Le temperature eccezionalmente elevate hanno inoltre compromesso in parte i calibri e concentrato le maturazioni, provocando sovrapposizioni tra varietà che normalmente arrivano sul mercato in momenti differenti. A questo si aggiungono le difficoltà fitosanitarie, dalla cimice asiatica, di cui si parla meno ma che non è certo scomparsa, alla monilia che si intrecciano con normative sempre più punitive nei confronti dei produttori e con costi di produzione sempre più elevati".

Sul kiwi, invece, l'emergenza riguarda soprattutto la logistica: oltre 10mila quintali di prodotto nel Sud Italia sono interessati dalle difficoltà di movimentazione. "Abbiamo partite che hanno raggiunto la corretta maturazione e dovrebbero essere raccolte, ma senza la possibilità di trasferirle ai centri di lavorazione si rischia di lasciarle sulle piante. Una situazione preoccupante e dolorosa per i produttori che vedono progressivamente deperire i frutti di un anno di lavoro, sui quali sono state investite decine di migliaia di euro e che non potranno arrivare al consumatore".
Pere: la produzione recupera, ora occorre ricostruire valore
Segnali incoraggianti arrivano dalla pericoltura, pur in un quadro ancora lontano dalla normalità. Secondo le previsioni Prognosfruit, la produzione europea 2026 si attesta a quasi 1,95 milioni di tonnellate (+5,5%). In Italia sono attese circa 347mila tonnellate, il 17,4% in più rispetto al 2025, ma ancora il 13% in meno rispetto al 2024.
"Il recupero produttivo è una buona notizia dopo anni estremamente difficili, ma non dobbiamo dimenticare da dove veniamo - commenta Adriano Aldrovandi, vicepresidente di Apo Conerpo -. Le rese restano lontane da quelle necessarie a garantire un'adeguata sostenibilità economica e la competizione europea è fortissima: Paesi Bassi e Belgio, rispettivamente con 393mila e 364mila tonnellate, producono ormai entrambi più dell'Italia. La sfida è recuperare continuità produttiva e capacità di investimento".

Sul piano commerciale, la qualità è buona e la maggiore disponibilità consente finalmente di programmare una campagna lunga, garantendo continuità ai clienti italiani ed esteri: "Il mercato italiano rimane il nostro principale riferimento, ma possiamo tornare progressivamente a presidiare anche posizioni all'estero che negli anni di scarsa produzione avevamo dovuto sacrificare - prosegue Aldrovandi -. L'avvio delle varietà estive è stato difficile, tra concorrenza europea, domanda prudente e consumi penalizzati dal caldo. Ora puntiamo a valorizzare Williams e Abate Fetel, facendo leva sulla qualità, sulla marca OPERA e sulla Pera dell'Emilia-Romagna IGP. Proprio sull'IGP partirà a breve una nuova campagna di comunicazione, sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna, con iniziative sempre più vicine al punto vendita e ai consumatori. L'obiettivo non è inseguire i volumi a qualsiasi prezzo, ma ricostruire mercato difendendo il valore del prodotto".
Patate e cipolle, buona produzione ma il mercato frena
Per le patate l’annata produttiva è positiva, ma il mercato non sta rispondendo alle aspettative: "Nel Bolognese sono tornate rese competitive dopo anni difficili, mentre il Basso Ferrarese si conferma molto produttivo, con una qualità complessivamente buona - spiega Aldo Rizzoglio, vicepresidente di Apo Conerpo -. Eppure, nonostante una produzione europea inferiore di circa il 25% rispetto alla scorsa campagna, la GDO tende a mantenere i prezzi dell’anno precedente e chiede ulteriori promozioni. Consumi poco vivaci e maggiori disponibilità in cella accentuano la concorrenza tra fornitori". Il caldo estivo ha inoltre aumentato le percentuali di scarto, senza tuttavia compromettere la qualità del prodotto destinato alla commercializzazione, che viene accuratamente selezionato.

Anche le cipolle hanno registrato produzioni soddisfacenti, ma le temperature elevate e le irrigazioni frequenti hanno favorito problemi di batteriosi, soprattutto sulle varietà dorate raccolte da agosto: "La criticità è che il problema può manifestarsi soltanto dopo settimane di conservazione, rendendo difficile stimare subito il prodotto effettivamente commerciabile. Per la cipolla bianca, raccolta entro la metà di luglio, il problema è più marginale ma per quella dorata riscontriamo un’incidenza rilevante. Per le rosse, infine, il caldo estivo ha provocato alcune scottature sulla buccia, con difetti prevalentemente estetici. Si tratta in ogni caso di problematiche che incidono sulle rese commerciali, non sulla qualità del prodotto immesso sul mercato: le cipolle danneggiate o non conformi vengono individuate e scartate durante le operazioni di selezione".
Per le pere del Ferrarese, infine, la ripresa produttiva è netta, in particolare sull’Abate Fetel: "Dopo annate con rese di 80-100 quintali per ettaro, siamo tornati intorno ai 200-250: ancora distanti dai 300-350 quintali del 2015-2016, ma finalmente su livelli più sostenibili. Il prodotto commercializzato presenta una buona qualità, grazie anche alla selezione che esclude i frutti eventualmente danneggiati dal caldo e dall’eccessiva insolazione. Il mercato, tuttavia, procede lentamente: l’export subisce una forte concorrenza di altri Paesi europei e il rischio è che a più prodotto raccolto non corrisponda un miglioramento della redditività", conclude Rizzoglio.
Pomodoro da industria: rese in calo e costi difficili da sostenere
Per il pomodoro da industria il 2026 si chiude con un bilancio particolarmente difficile: "Nel Modenese e nel Ferrarese abbiamo subito anche gli effetti di forti grandinate, mentre altri areali hanno risentito solo delle temperature elevate - evidenzia Massimo Passanti, vicepresidente di Apo Conerpo e presidente di Propar -. Le rese si sono attestate intorno ai 650 quintali per ettaro, con prezzi al produttore in diminuzione di circa il 20% rispetto allo scorso anno. Nel frattempo i costi sono cresciuti sensibilmente: gasolio, piantine, mezzi tecnici, assicurazioni. Oggi coltivare un ettaro di pomodoro può richiedere investimenti superiori a 10mila euro, con margini estremamente ridotti, quando non negativi".

Il paradosso è quello di una produzione nazionale complessivamente abbondante, sostenuta dall'ampliamento delle superfici coltivate, nonostante le rese talvolta ben al di sotto delle aspettative. Una situazione che ha riempito i magazzini dell'industria di trasformazione e alimentato nuove pressioni sui prezzi: "La preoccupazione riguarda già la prossima campagna - aggiunge Passanti -: alla produzione arrivano richieste di ulteriori riduzioni dei prezzi, con la distribuzione che, forte della ben nota abbondanza di prodotto presente nei magazzini dell’industria, esercita una pressione crescente. Ma non possiamo continuare a chiedere ai produttori di sostenere rischi e investimenti sempre maggiori senza un'adeguata prospettiva di remunerazione. È in gioco la sostenibilità economica di una filiera strategica per il nostro Paese".
Ricerca, aggregazione e giovani: le leve per restare competitivi
Il quadro della campagna porta inevitabilmente alle risposte strutturali che Apo Conerpo sta cercando di costruire. Il gruppo conta oggi circa 30 progetti di ricerca attivi, dai temi agronomici all’innovazione di prodotto, rafforza la base sociale attraverso l’ingresso di nuove cooperative e destina circa 4 milioni di euro all’anno ai fondi mutualistici, utilizzati per fronteggiare rischi climatici, fitosanitari e investimenti sugli impianti.
"Il nostro obiettivo principale è dare risposte ai soci davanti a uno scenario che diventa ogni anno più articolato", spiega Daniele M. Ghezzi, direttore generale di Apo Conerpo. Rafforzare la massa critica significa ampliare i calendari di fornitura, presidiare meglio i mercati e distribuire il rischio su una presenza produttiva ormai ben più ampia della sola Emilia-Romagna.

Ma, nel ragionamento emerso dall’incontro, c’è anche una partita generazionale. Innovazione varietale, ricerca, maggiore organizzazione e possibilità di costruire progetti remunerativi non servono soltanto a competere oggi. Sono anche le condizioni necessarie per rendere ancora credibile l’agricoltura agli occhi di chi dovrebbe sceglierla domani.
Come sintetizza Vernocchi, "quando ci sono giovani all’interno delle nostre realtà vediamo una capacità straordinaria di raccogliere stimoli e metterli a terra. Dobbiamo dare loro opportunità reali. Se vogliamo che rimangano nella base sociale, non basta chiedere di continuare quello che abbiamo sempre fatto: dobbiamo metterli nelle condizioni di costruire qualcosa di nuovo". (im)



















