Dal campo
Dagli agrofarmaci alla zappa: il ritorno forzato al passato
Vernocchi (Apo Conerpo) avverte: “Revocare le molecole senza alternative rende impossibile produrre”

“Di questo passo non ci resta che zappare, ammesso poi di trovare qualcuno che lo faccia”. È una battuta, ma fotografa con efficacia la situazione attuale quella utilizzata da Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, per commentare le più recenti evoluzioni in materia fitosanitaria.
“Il tema della reciprocità è senza dubbio centrale. La presa di posizione di Parigi – ovvero lo stop ai prodotti contenenti residui di sostanze vietate in Europa, come mancozeb, glufosinato, tiofanato-metile e carbendazim – è condivisibile. Anche il nostro Ministero dell’Agricoltura ha alzato i toni in sede comunitaria per cercare di arginare una deriva che appare francamente priva di senso. L’auspicio è che non si arrivi però a una forma di protezionismo fitosanitario intracomunitario: in Francia, ad esempio, oltre all’acetamiprid sono vietati tutti i fumiganti come l’1,3-D, e questo potrebbe generare barriere anche all’interno del mercato unico. Ma senza mettere il carro davanti ai buoi, il tema ancora più rilevante, a mio avviso, resta la possibilità stessa di produrre: senza alcune sostanze chiave, la produzione diventa estremamente complessa, se non impossibile”.

Il riferimento alla zappa non è casuale. “Nel pomodoro, per esempio, se non verrà concessa l’autorizzazione in deroga all’utilizzo del principio attivo metribuzin, non si saprà come affrontare il diserbo. È l’unica sostanza realmente efficace contro alcune infestanti specifiche. E anche qualora la deroga venisse concessa, ogni anno le aziende vivrebbero nell’incertezza di un rinnovo che può determinare l’esito economico dell’intera campagna. La logica imporrebbe che una revoca sia possibile solo a fronte di un’alternativa pronta, che però oggi non esiste. A quel punto non resta che la zappa, ma nemmeno questa sarebbe una soluzione, perché manca la manodopera necessaria”, sottolinea Vernocchi.
“Questo è solo un esempio. Ci sono poi sostanze come spirotetramat, sulfoxaflor e abamectina: insetticidi fondamentali per il controllo di fitofagi chiave come gli afidi del melo, la psilla del pero, la cimice e altri ancora. Senza dimenticare il caso del Dormex, vietato in Italia ma autorizzato in Grecia, che potrebbe offrire un supporto decisivo alla coltivazione dell’actinidia nelle aree del Sud”.
Da qui il ragionamento si allarga ad altri nodi strutturali. “Il provvedimento Omnibus non risolve criticità rilevanti. Chi stabilisce in Europa se un prodotto fitosanitario è efficace o meno? Se la valutazione è affidata esclusivamente a un approccio burocratico, il danno per i produttori è enorme, come già dimostrato. Sarebbe invece necessaria una vera interlocuzione con il mondo agricolo, per valutare in modo equilibrato vantaggi e rischi”.

Un'osservazione finale: “In questo provvedimento non si tiene conto dell’evoluzione tecnologica che ha interessato negli anni la distribuzione degli agrofarmaci. Si considera la tossicità della sostanza, ma non il modo in cui viene applicata, che è un aspetto tutt’altro che marginale. Un'accoppiamento trattore botte di 30 anni fa non è paragonabile al cantiere trattore atomizzatore di oggi; i trattori sono dotati di cabine pressurizzate e gli atomizzatori di ugelli antideriva o a basso dosaggio, con effetti molto diversi sia sulla salute dell’operatore sia sull’impatto ambientale. Questa evoluzione tecnologica nella distribuzione non viene presa in considerazione, mentre si accelera sul tema dei droni, che rappresentano una prospettiva interessante ma ancora futuribile. Oggi, invece, serve guardare al presente: senza un cambio di passo, il 2026 rischia di segnare un ulteriore arretramento dell’agricoltura europea”. (aa)
Foto apertura: Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo



















