Fragola della Basilicata IGP, il riconoscimento entra nella fase operativa

CCPB avvia i controlli ufficiali lungo tutta la filiera su incarico del MASAF

Fragola della Basilicata IGP, il riconoscimento entra nella fase operativa

Con la pubblicazione del Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2239 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 5 novembre 2025, la Fragola della Basilicata entra ufficialmente nel Registro delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) dell’Unione Europea, segnando un traguardo storico per la fragolicoltura lucana e per l’intero comparto ortofrutticolo del Metapontino.
Contestualmente al riconoscimento comunitario, sono partite le attività di controllo ufficiali previste dal disciplinare di produzione: il MASAF ha autorizzato CCPB Srl, organismo di controllo con sede a Bologna, a svolgere le verifiche necessarie a garantire la conformità del prodotto alla nuova denominazione.

Un sistema di controlli a tutela della qualità e del consumatore
Il sistema di certificazione rappresenta il pilastro operativo dell’IGP. Come previsto dal disciplinare, i controlli interessano l’intera filiera: dalla coltivazione al confezionamento, passando per la manipolazione e la gestione documentale delle partite di prodotto.
«Il nostro compito è assicurare che ogni lotto di Fragola della Basilicata IGP rispetti rigorosamente i requisiti stabiliti dal disciplinare, in termini di origine geografica, caratteristiche qualitative, tracciabilità e corrette pratiche agronomiche», spiega Alberto Albertini, Responsabile Tecnico Ispezioni e Certificazioni di prodotto di CCPB. «Il sistema di controllo non è solo uno strumento di verifica, ma una garanzia di valore per il consumatore e un’opportunità di qualificazione per le aziende che operano nel territorio».

Le verifiche prevedono:
• controlli documentali e sistemi di tracciabilità completi;
• ispezioni in campo e negli stabilimenti di lavorazione;
• conferma dell’origine geografica e della conformità del prodotto ai parametri del disciplinare.
Il controllo è obbligatorio prima dell’immissione sul mercato e rappresenta il presupposto per l’utilizzo legittimo del marchio IGP.

Una leva strategica per il territorio
Il riconoscimento IGP non si esaurisce nel valore del marchio, ma rafforza il legame tra prodotto, territorio e comunità agricola. La fragolicoltura lucana, che interessa circa 1.200 ettari e genera volumi significativi sul mercato nazionale e internazionale, consolida così il proprio posizionamento competitivo. «L’ottenimento dell’IGP per la Fragola della Basilicata segna un traguardo di rilievo culturale, sociale ed economico per il territorio, le OP e i produttori», sottolinea Salvatore Pecchia, presidente del Comitato Promotore della Fragola della Basilicata IGP. «È l’esito di un percorso tecnico, scientifico e storico che ha coinvolto professionisti, enti e istituzioni. La fragola – emblema di un’agricoltura aggregata e sostenibile come quella lucana – riveste un ruolo strategico nell’economia regionale, per il valore identitario che esprime e per la capacità di sostenere l’intero comparto ortofrutticolo».

Pecchia evidenzia inoltre l’importanza della fase attuativa: «Attraverso specifici momenti di confronto tecnico stiamo rafforzando la conoscenza della disciplina IGP, affinché il marchio sia utilizzato in modo efficace e coerente, a beneficio delle aziende».