Il meglio di IFN
Come l’Egitto è diventato un gigante dell’ortofrutta
Da 127 milioni a 4,5 miliardi di dollari di export in poco più di vent’anni

Alla fine del secolo scorso, l’Egitto era sostanzialmente assente dalle analisi e dalle classifiche del commercio mondiale di frutta e verdura. Le esportazioni non superavano le 500.000 tonnellate, concentrate quasi esclusivamente su patate e cipolle fresche, prodotti a basso valore aggiunto. Il valore complessivo dell’export ortofrutticolo, nell’ultimo anno del XX secolo, superava di poco i 127 milioni di dollari.
Nel 2024, le esportazioni egiziane di frutta e verdura fresca e trasformata hanno invece raggiunto 4,5 miliardi di dollari. In poco più di vent’anni, il Paese si è collocato tra i principali esportatori mondiali del comparto e, nel contesto mediterraneo, ha superato il Marocco, esportatore storico, si è avvicinato alla Turchia e ha addirittura superato la Spagna come primo esportatore di arance.
Evoluzione della produzione ortofrutticola
Sebbene questo cambiamento sia diventato particolarmente evidente a partire dal primo decennio del nuovo secolo, i processi interni che lo hanno reso possibile sono iniziati molto prima. Mentre avvenivano queste moficazioni, l’Egitto ha quasi raddoppiato la propria popolazione, passando da 62 milioni di abitanti del 1999 agli attuali 118 milioni.
Poiché il Paese importa quantità trascurabili di frutta e verdura, ha dovuto necessariamente sviluppare una produzione interna in grado di alimentare questa crescita demografica. L’aumento delle superfici e della produzione ortofrutticola è iniziato già con la costruzione della diga di Assuan nel 1970, per poi accelerare alla fine del secolo scorso, quando l’agricoltura egiziana ha iniziato a superare i confini storici del Nilo e del Delta, sviluppando un modello agricolo moderno nelle aree desertiche.

La crescita delle superfici e delle produzioni è evidente, ma è sufficiente osservare una mappa satellitare per capire la portata del cambiamento: l’agricoltura egiziana sta progressivamente lasciando il suo perimetro storico per avanzare nel deserto.

Le aree in verde chiaro, ai margini del Delta del Nilo, sono quelle che hanno consentito lo sviluppo di un’agricoltura moderna su scala industriale, sfruttando le riserve idriche accumulate nel Delta nel corso di milioni di anni. L’estrazione diretta delle acque consente un’irrigazione localizzata ed efficiente, evitando le perdite per evaporazione tipiche dei sistemi a canali aperti.
La crescita della frutta
La produzione di frutta ha registrato negli ultimi anni una crescita rilevante, come evidenziato nella prossima tabella. Con un incremento medio del 57%, si osserva una contrazione solo per angurie e meloni, evidentemente sostituiti da colture più remunerative. Le drupacee, nel loro complesso, mostrano una crescita limitata, mentre il resto delle produzioni aumenta in modo significativo.

Fragole e mango, in particolare, emergono come prodotti in forte espansione. Agrumi, uva, mango e fragole rappresentano oggi i quattro pilastri delle esportazioni di frutta fresca egiziana. A questi si affianca un numero crescente di derivati industriali, che costituiscono una quota sempre più rilevante dell’export complessivo.
L’evoluzione delle verdure
Osservando l’andamento delle verdure, emerge una dinamica diversa. Le colture più legate all’agricoltura tradizionale del Nilo e del Delta mostrano oscillazioni. I pomodori restano sostanzialmente stabili e non rappresentano una voce significativa né nell’export fresco né in quello trasformato.

Al contrario, patate e cipolle, trainate dalle esportazioni, sono in forte crescita. Altri prodotti che non hanno registrato avanzamenti rilevanti nel fresco mostrano invece performance significative nel trasformato: è il caso dei carciofi in scatola, delle patate surgelate, delle fragole e dei piccoli frutti surgelati.

Esportazioni di frutta e verdura fresca
Analizzando l’evoluzione delle esportazioni di frutta e verdura fresca negli ultimi vent’anni, si distinguono chiaramente due fasi. Dal 2000 al 2011 si registra una crescita costante, fino a raggiungere 2,7 milioni di tonnellate. Dal 2011 in poi, le esportazioni di prodotto fresco si stabilizzano.


Nel dettaglio delle esportazioni di frutta fresca, la stabilizzazione degli agrumi e delle drupacee, insieme al calo di frutti di bosco e meloni, ha frenato la crescita complessiva, non compensata dall’aumento di uva e mango.
Una dinamica analoga si osserva per le verdure: forte crescita fino al 2011, poi rallentamento. Le patate continuano a crescere, ma a un ritmo più contenuto; le cipolle rallentano sensibilmente, mentre spicca l’aumento delle patate dolci.
Il valore economico dell’export
Se si analizzano le categorie complete di frutta e verdura in termini di valore, emerge un quadro diverso. Qui non si osserva alcuna stabilizzazione: dal 2021 in poi, l’aumento dei prezzi all’export e la crescita delle esportazioni di prodotti trasformati, surgelati e in conserva hanno spinto il valore complessivo verso nuovi massimi.

Destinazioni dell’export egiziano
Nel primo decennio del secolo, l’Europa era la principale destinazione dell’export egiziano, con oltre il 60%, seguita dai Paesi arabi (oltre il 30%). Negli ultimi cinque anni, il peso europeo è sceso al 48%, quello dei Paesi arabi al 26%, mentre l’Asia ha raggiunto il 14%. L’Africa supera di poco il 7%, mentre le Americhe si avvicinano al 4%.
L’analisi dei principali Paesi di destinazione mostra una distribuzione coerente con la posizione geostrategica dell’Egitto, ponte naturale tra Europa, Asia e Nord Africa. Spicca inoltre il ruolo della Russia, oggi primo mercato di sbocco, grazie a vicinanza storica, logistica e competitività dei costi.

Le esportazioni verso l’Italia
Dopo Russia, Paesi Bassi (hub di riesportazione), e Regno Unito, l’Italia è il quarto mercato europeo per l’export ortofrutticolo egiziano. I principali prodotti freschi importati dall’Italia sono riportati qui sotto.

Considerando che i dati 2025 coprono solo il periodo gennaio–settembre, le importazioni italiane dall’Egitto potrebbero avvicinarsi alle 180.000 tonnellate entro fine anno. Le patate restano un prodotto chiave e appaiono stabilizzate, con arrivi concentrati tra gennaio e giugno. Le cipolle, invece, continuano a crescere e il 2025 è destinato a segnare un nuovo record.
Particolarmente significativo il dato sulle zucche: l’Italia è diventata il principale acquirente, assorbendo oltre la metà dell’export egiziano. Anche carciofi, fagioli, aglio e peperoni registrano i volumi più elevati dell’intero periodo osservato.
Per gli agrumi si nota una stabilizzazione, mentre sorprende il volume di uva, spiegabile con la precocità della stagione egiziana, che si colloca tra maggio e inizio luglio, in complementarità con la produzione italiana.
Dopo Costa Rica, Colombia ed Ecuador – grandi fornitori di banane e ananas – l’Egitto è oggi il quarto Paese per volumi importati in Italia e il principale del Mediterraneo. A differenza degli altri, stabilizzati da anni, l’Egitto è chiaramente in fase di espansione. (lg)




















