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Quali sono i pomodori di alta qualità?
Abbiamo provato a identificarli, ma non è facile per professionisti, figuriamoci per la signora Maria!

Dopo un primo articolo di approfondimento sugli assortimenti del pomodoro nella Gdo, che ha evidenziato uno scaffale ancora ricco nonostante la stagione invernale (clicca qui per approfondire), chiudiamo l’analisi con un secondo insight dedicato alle tipologie, ai brand e ai prezzi rilevati.
Il rilevamento di febbraio 2026 nei sei punti vendita della piazza di Parma è stato utile anche per tentare di confrontare le referenze di pomodoro di alta qualità — il cosiddetto premium — con quelle identificate sulla stessa piazza nel 2025. La prima difficoltà è stata proprio identificarle: la selezione effettuata va infatti un po' oltre le conoscenze della “signora Maria” e mette in luce un segmento che, rispetto al 2025, non mostra una crescita significativa in termini di presenza a banco. Tra le tipologie prevalenti si arresta il datterino, mentre fanno la loro comparsa alcune referenze premium di tondo liscio rosso.

Come primo parametro di segmentazione dell’offerta abbiamo considerato, come sempre, la dimensione della bacca, poiché fornisce una prima direzione sulle preparazioni più adatte, distinguendo tra pomodori medio-grandi o grandi e pomodori medio-piccoli o piccoli. Nel complesso, il rapporto tra i due segmenti rimane invariato rispetto al 2025, con una prevalenza dei formati piccoli e medio-piccoli (57%), anche se l’analisi per insegna evidenzia alcuni cambiamenti. Coop e Conad mantengono sostanzialmente l’equilibrio dell’anno precedente, con 6-8 referenze di pomodori grandi e 8-9 di piccoli. Pam aumenta invece i grandi (da 2 a 5) ma riduce i piccoli (da 9 a 7), mentre Lidl registra un calo più marcato dei piccoli (da 11 a 7) lasciando invariato l’assortimento dei grandi a 5 referenze. Esselunga, infine, amplia leggermente l’offerta dei pomodori piccoli (da 14 a 15), alleggerendo però quella dei grandi (da 17 a 12).

Per quanto riguarda le tipologie prevalenti, proponiamo un’analisi aggregata tra le insegne, a parità di perimetro rispetto ai due anni. Come nel 2025, dominano ciliegini e datterini: i primi restano stabili a 20 referenze, mentre i secondi arretrano da 21 a 17. Crescono invece i pomodori tondi lisci rossi, con o senza grappolo (da 10 a 12), segmento in cui si segnala l’ingresso di alcuni outsider premium. In netto calo l’oblungo (da 13 a 9), così come diminuiscono anche mini plum, cuore di bue e costoluto. Rimangono sostanzialmente costanti, infine, tondo verde e camone o similari.

Nella categoria pomodoro il tema del premium, inteso come prodotto di alta qualità, è senza dubbio centrale. Tuttavia, osservando gli scaffali con gli occhi del cliente, non è sempre semplice individuare queste referenze all’interno di assortimenti molto ampi. Abbiamo quindi effettuato una prima selezione includendo tra i premium i pomodori nichel free, sia a marchio del distributore sia del fornitore, generalmente coltivati in serre tecnologiche. A questi abbiamo affiancato le referenze con un posizionamento qualitativo elevato, appartenenti a linee produttive Mdd e Idm, sulla base di conoscenze tecniche e di mercato che vanno però oltre la percezione del consumatore medio. Si pensi solo alla cosiddetta ‘serra tecnologica’ che è in grado di garantire qualità costante nel coros del tempo e, per questo viene utilizzata per produrre referenze di alta qualità su una dimensione di circa 150 ettari a livello nazionale.
A livello generale, sia includendo Famila — rilevato solo nel 2026 — sia escludendolo dal confronto, l’incidenza delle referenze premium da noi identificate risulta in calo rispetto al 2025, passando dal 28% al 24-25%, con differenze ancora piuttosto marcate tra insegne. Il calo non è drastico, ma è un indicatore che può fornire informazioni utili, anche se la più importante è la difficoltà agli occhi del cliente nell’identificare distintamente i pomodori di alta qualità.
Come già osservato in altre categorie, Coop e Conad mostrano strategie assortimentali simili: nel premium si collocano intorno al 38-40%, con Coop in leggera crescita rispetto al 2025 e Conad invece in contrazione al 33%. Pam aumenta la quota premium dal 18% al 25% nel 2026, allineandosi sostanzialmente a Famila e Lidl (25%), con quest’ultima stabile rispetto all’anno precedente. In calo, invece, Esselunga, che scende dal 23% all’11%.

Chiudiamo con la consueta analisi dei prezzi rilevati. Nel complesso, la media di circa 5,5 €/kg — in crescita rispetto al 2025 — colloca la categoria dei pomodori su un livello superiore alla media della verdura. Il prodotto confezionato supera lo sfuso nella media registrata, con valori intorno ai 5-6 €/kg contro poco più di 3 €/kg. L’analisi dei prezzi medi, distinta tra i due anni e per modalità di vendita e principale formato di confezionamento, evidenzia inoltre un’evoluzione nei picchi di prezzo: nel 2026 si concentrano nel confezionato a marchio del distributore, mentre nel 2025 emergeva una referenza a marchio del fornitore. Nello sfuso, il picco massimo è attribuito alla Spagna nel 2025, mentre nel 2026 riguarda una referenza di pomodoro Camone nazionale.




















