Regole sui fitosanitari, il vento sta cambiando?

La Francia chiude alle importazioni “non reciproche” mentre Bruxelles lavora a una semplificazione storica delle regole

Regole sui fitosanitari, il vento sta cambiando?

Quello dei prodotti fitosanitari si conferma uno dei dossier più incandescenti anche all’alba del 2026. Il tema ha dominato il dibattito per tutto l’anno scorso (clicca qui per approfondire) e difficilmente ci si aspettava un raffreddamento, ma a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno sono già arrivate notizie di peso, destinate a far discutere il settore.
La prima, e più clamorosa, arriva dalla Francia. Il Governo di Parigi ha annunciato nei giorni scorsi (clicca qui per approfondire) l’imminente stop alle importazioni di prodotti contenenti residui di sostanze vietate in Europa – mancozeb, glufosinato, tiofanato-metile e carbendazim. Per diventare operativa, la misura dovrà però incassare il via libera della Commissione europea entro dieci giorni. Un passaggio che, secondo le autorità francesi, non dovrebbe riservare sorprese: tanto che sono già state anticipate le modalità di controllo, con “verifiche rafforzate affidate a un team specializzato per garantire il rispetto delle norme sanitarie”, come riportato dal quotidiano Le Monde, citando il ministero dell’Agricoltura guidato da Annie Genevard.
La scelta appare chiaramente anche come una risposta politica alle forti proteste agricole esplose a dicembre in diverse aree della Francia. Un clima teso che ha visto il primo ministro Sébastien Lecornu esporsi in prima persona sul dossier e che ha contribuito a spingere Parigi – insieme all’Italia – a premere per un rinvio degli accordi sul Mercosur, tema tornato d’attualità dopo lo sblocco di ingenti risorse annunciato da Ursula von der Leyen. (Clicca qui per approfondire)
Se l’iniziativa francese dovesse andare in porto, l’effetto del precedente sarebbe tutt’altro che marginale. Altri Stati membri potrebbero essere tentati di seguire la stessa strada, a partire dall’Italia, dove il principio di reciprocità è da tempo fortemente – e legittimamente – rivendicato dal mondo produttivo. Resta però un nodo delicato da sciogliere: le possibili ripercussioni sul commercio intra-UE. In Francia, ad esempio, è vietato l’acetamiprid, mentre in altri Paesi europei (come l’Italia) è consentito seppur con forti restrizioni. Un’applicazione rigida del nuovo approccio potrebbe quindi aprire scenari di “protezionismo sanitario” interno all’Unione. Per ora siamo nel campo delle ipotesi, ma il dibattito è appena cominciato.

Bruxelles cambia passo?
In questo scenario decisamente dinamico, una cosa appare ormai chiara: a Bruxelles qualcosa si sta muovendo, e non solo sul piano politico. I segnali arrivano anche dal fronte legislativo, come dimostra il Simplification Omnibus Package presentato dalla Commissione europea a fine dicembre 2025, uno dei pilastri della strategia di Ursula von der Leyen per ridurre del 25% gli oneri burocratici che gravano su imprese e filiere produttive.
Il nuovo pacchetto segna un tentativo esplicito di superare alcune delle rigidità storiche del Regolamento (CE) 1107/2009 sui prodotti fitosanitari. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato snellire procedure e tempistiche, dall’altro accelerare l’accesso all’innovazione – in particolare alle soluzioni a minore impatto – senza mettere in discussione i rigorosi standard di sicurezza su cui l’Unione europea ha costruito la propria credibilità.
Di seguito riportiamo alcuni dei passaggi più rilevanti del nuovo pacchetto.

Meno burocrazia, più innovazione: cosa cambia sui fitosanitari (forse)
Il pilastro della riforma è il passaggio a un modello simile a quello statunitense per l'approvazione delle sostanze attive: la durata dei rinnovi diventerà illimitata. Questo permetterà alle autorità di concentrare le risorse solo sui casi critici o in presenza di nuove evidenze scientifiche, eliminando l'onere dei rinnovi sistematici. Saranno esclusi da questo regime di favore solo i "candidati alla sostituzione" e le sostanze approvate in deroga per emergenze fitosanitarie.
Un'attenzione senza precedenti è riservata al biocontrollo. Per la prima volta viene introdotta una definizione giuridica univoca a livello UE per queste soluzioni, garantendo loro una "corsia preferenziale": autorizzazioni provvisorie fino a 5 anni, zona unica europea per i trattamenti e un meccanismo di silenzio-assenso per i mutui riconoscimenti entro 120 giorni. Gli agricoltori che utilizzeranno esclusivamente questi prodotti saranno inoltre esentati dall'obbligo di registrazione sul registro dei trattamenti.

Grandi novità anche sul fronte operativo: l’Europa apre ufficialmente all’uso dei droni, riconoscendo il loro potenziale nell’agricoltura di precisione con rischi spesso inferiori rispetto ai mezzi terrestri. Per le aziende, si risolve il "delirio" della protezione dati, che diventerà unica a livello UE (evitando 27 scadenze diverse), e vengono raddoppiati i tempi per lo smaltimento delle scorte (fino a 3 anni totali tra vendita e utilizzo), riducendo gli sprechi e i rischi di usi illeciti.
Infine, il pacchetto facilita gli usi minori, fondamentali per la nostra ortofrutta di qualità, snellendo le procedure per estendere le autorizzazioni alle colture di nicchia. 

Il provvedimento ha ricevuto il plauso delle associazioni agricole (seppure con qualche riserva), mentre quelle ambientaliste sono sul piede di guerra, accusando la Commissione di une deregolamentazione pericolosa per il settore. La partita è ancora lungi dall’essere conclusa, poichè il regolamento modifica atti esistenti e, perciò, deve essere approvato da Parlamento Europeo e Consiglio; quindi occorreranno fra 6-8 mesi. Infatti, l'obiettivo della Commissione è rendere le misure operative tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. 

La rapidità non è mai stata il tratto distintivo della burocrazia europea e il mondo produttivo lo sa fin troppo bene. Difendere le colture è diventato sempre più complesso, tra regole stringenti, strumenti che si riducono e una competizione internazionale spesso giocata su piani diversi. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Le proteste che da oltre un anno attraversano le campagne europee non sono rimaste inascoltate e iniziano a tradursi in segnali concreti. Resta da capire se alle intenzioni seguiranno tempi e decisioni all’altezza delle aspettative di agricoltori e filiere. (lg)