Fitosanitari, il paradosso europeo: agricoltori vessati o lobby vincente?

The Guardian accusa Copa Cogeca di aver lavorato per rallentare e affossare il regolamento Ue sul taglio dei principi attivi

Fitosanitari, il paradosso europeo: agricoltori vessati o lobby vincente?

Il paradosso è servito. Da anni il mondo produttivo europeo denuncia una pressione normativa sempre più difficile da sostenere: meno molecole, più vincoli, tempi lunghi per le alternative (praticamente inesistenti) e una concorrenza extra-Ue spesso giocata con regole diverse. Ora però è il The Guardian, quindi una testata esterna al perimetro comunitario, a raccontare l’altra faccia della partita: secondo un’inchiesta realizzata insieme al progetto investigativo Grilled, Copa Cogeca (Clicca qui per leggere l'articolo), la principale rappresentanza agricola europea, avrebbe lavorato per rallentare, indebolire e infine far naufragare alcune delle riforme più ambiziose del Green Deal agricolo, a partire dalla proposta sul taglio dei prodotti fitosanitari. 

Una lettura destinata a far discutere, perché tocca un nervo scoperto. Per gli agricoltori, soprattutto nelle filiere ortofrutticole, la riduzione degli strumenti di difesa resta un problema concreto. Ma l’inchiesta britannica ribalta la prospettiva: più che un settore inerme davanti a Bruxelles, emerge il profilo di una rappresentanza capace di incidere nei passaggi decisivi della macchina europea.

Il piano Ue sui fitosanitari e il ruolo di Copa Cogeca
Il cuore del dossier riguarda il regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. La proposta della Commissione, presentata nel giugno 2022, prevedeva obiettivi vincolanti per ridurre del 50% entro il 2030 l’uso e il rischio dei principi attivi chimici, in linea con le strategie Farm to Fork e Biodiversità. Il testo è stato poi ritirato il 27 marzo 2024, dopo la bocciatura del Parlamento europeo e lo stallo in Consiglio.

Secondo il Guardian, però, quel risultato non sarebbe maturato solo per effetto del confronto politico. Dai documenti interni ottenuti da Grilled e dal quotidiano britannico emergerebbe una strategia precisa di Copa Cogeca: prendere tempo, spingere per una nuova valutazione d’impatto e aumentare la pressione sugli Stati membri. Una nota interna del settembre 2022, citata nell’inchiesta, sarebbe particolarmente esplicita: le elezioni europee del 2024 erano viste come una scadenza utile per rinviare il dossier e costringere la Commissione ad abbandonare i propri obiettivi. Nella stessa fase, l’organizzazione avrebbe chiesto una nuova valutazione d’impatto, rallentando l’iter legislativo di circa sei mesi. 

La pressione sugli Stati membri
L’inchiesta ricostruisce anche il lavoro svolto nei confronti delle rappresentanze permanenti e degli ambasciatori Ue. Copa Cogeca avrebbe presentato ricerche commissionate privatamente sugli impatti economici della proposta, trovando ascolto presso diversi Stati membri. Nei verbali interni citati dal Guardian, le delegazioni nazionali avrebbero “mostrato comprensione”.

Non è un dettaglio tecnico. Sui fitosanitari, infatti, la partita si gioca da sempre tra due esigenze difficili da tenere insieme: da un lato la riduzione del rischio ambientale e sanitario, dall’altro la necessità di garantire agli agricoltori strumenti efficaci contro patogeni, insetti e nuove emergenze climatiche. Nell’ortofrutta questo equilibrio è ancora più delicato, perché molte colture hanno cicli lunghi, investimenti elevati e poche alternative realmente disponibili in caso di revoca delle sostanze attive.

Glifosato e prodotti contestati
Tra i passaggi più significativi riportati dal Guardian c’è anche il capitolo glifosato. Secondo i documenti, il segretariato di Copa Cogeca avrebbe invitato i membri a fare pressione sulle rappresentanze permanenti per sostenere il rinnovo dell’autorizzazione. L’inchiesta cita inoltre l’attività dell’organizzazione a difesa di prodotti fitosanitari contestati per gli effetti sugli impollinatori. La posizione ambientalista è riassunta dalle parole di Thomas Waitz, eurodeputato verde austriaco membro della commissione Agricoltura, secondo cui Copa Cogeca si sarebbe concentrata sul sabotare e ritardare il regolamento sull’uso sostenibile dei fitosanitari, agendo nell’interesse delle grandi multinazionali agrochimiche più che dei piccoli e medi agricoltori.

È una lettura molto dura, e chiaramente politica. Ma fotografa bene il clima che si è creato attorno al dossier: per una parte del Parlamento europeo e delle organizzazioni ambientaliste, la fine della proposta sui fitosanitari non è stata una correzione di rotta, bensì una vittoria della pressione organizzata.

L’ortofrutta dentro il cortocircuito europeo
Per il settore ortofrutticolo il tema resta più complesso di quanto appaia nello scontro tra lobby e ambientalisti. Le revoche degli ultimi anni hanno lasciato scoperte diverse colture, mentre il cambiamento climatico aumenta la pressione di fitopatie e insetti alieni. È su questo terreno che il mondo produttivo continua a chiedere reciprocità, tempi più rapidi per biocontrollo e innovazione, e soprattutto alternative prima dei divieti.

Proprio per questo l’inchiesta del Guardian è destinata a creare imbarazzo. Perché arriva mentre molte filiere europee, ortofrutta compresa, si raccontano come vittime di un impianto normativo calato dall’alto. Il quotidiano britannico, invece, descrive una rappresentanza agricola tutt’altro che marginale nei corridoi di Bruxelles.

Copa Cogeca, interpellata più volte dal Guardian, ha preferito non commentare. La Commissione europea ha invece rivendicato che le decisioni sono state prese secondo le regole e nell’interesse dell’Europa. 

La questione, a questo punto, resta aperta: se Bruxelles ha davvero vessato l’agricoltura europea, qualcuno dovrà spiegare come mai la sua lobby più potente venga accusata di aver vinto proprio una delle partite più importanti. (fp)