Dal campo
Glifosato, svolta negli Usa: la Corte Suprema dà ragione a Bayer
Per i giudici, l’azienda non può essere chiamata a rispondere per avvertenze non richieste dall’autorità federale statunitense

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con una maggioranza di sette voti contro due, che i consumatori non possono citare in giudizio Bayer per la mancata indicazione in etichetta di un presunto rischio di cancro legato al Roundup, l'erbicida a base di glifosato. La decisione si basa sul fatto che l'autorità federale statunitense competente aveva ritenuto non necessaria un'avvertenza specifica sul prodotto.
Come riporta Il Sole 24 Ore, la sentenza rappresenta un passaggio significativo nella lunga vicenda giudiziaria che coinvolge Bayer, alle prese da anni con migliaia di contenziosi ereditati dall'acquisizione di Monsanto, storica produttrice del Roundup.
Secondo il quotidiano economico, i giudici Ketanji Brown Jackson e Neil Gorsuch hanno espresso voto contrario, mentre la maggioranza ha riconosciuto che le aziende non possono essere chiamate a rispondere per la mancata introduzione di avvertenze che l'autorità di regolamentazione federale non riteneva obbligatorie.
Le controversie legate al Roundup hanno già avuto un impatto economico rilevante sul gruppo tedesco. Sempre secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, Bayer ha sostenuto negli anni costi superiori ai 10 miliardi di dollari per affrontare le cause relative all'erbicida. A marzo 2026, inoltre, un giudice del Missouri ha concesso l'approvazione preliminare a un accordo collettivo da 7,25 miliardi di dollari proposto da Bayer, con l'obiettivo di chiudere sia i procedimenti ancora pendenti sia le eventuali richieste di risarcimento future legate al Roundup. La pronuncia della Corte Suprema rappresenta un importante precedente sul piano giuridico negli Stati Uniti e potrebbe incidere sull'evoluzione del contenzioso relativo al glifosato, uno dei principi attivi più discussi a livello internazionale. (aa)



















