Grazie Kimi

Stimoli per l’ortofrutta dal più giovane campione del Mondo di Formula 1 di sempre

Grazie Kimi

È successo davvero. Dopo 73 anni un pilota italiano è diventato campione del Mondo di Formula 1. Non solo un grande pilota, attributo necessario per raggiungere un risultato di questo livello, ma il più giovane driver di sempre, a soli 20 anni e alla seconda stagione in Formula 1.

Sono numeri così impressionanti che hanno già fatto il giro del mondo anche oltre la comunità degli appassionati. Quello che è più sottile da percepire, però, è la magia che emana questo ragazzo che ho avuto l’onore di conoscere: un carisma empatico che potrebbe essere di grande aiuto anche al settore ortofrutticolo se ne disponessimo anche solo in dosi modeste.

Per questo, colgo l’occasione per ringraziare Andrea Kimi Antonelli, AKA per i fan, per quanto ha fatto per il motorsport nazionale e provo a raccontarvi per punti quanto ho avuto modo di apprezzare delle peculiarità di questo campione, perché possiamo prenderne spunto per migliorare l’assetto della filiera ortofrutticola.

Educazione e Rispetto
Tutto è cominciato nell’estate del 2021, quando - insieme a un amico - ci stavamo preparando nel Motorhome del Team AKM, di proprietà del papà di Kimi, per una sessione di prove in pista. Sentiamo bussare, si palesa un ragazzino ricciolino che saluta il mio amico e chiede: “vi dispiace se mi cambio con voi?” Era l’allora quindicenne Andrea Antonelli, fresco vincitore del titolo europeo di kart, bissato dopo il successo già ottenuto l’anno precedente, e già rampollo d'oro dell’Academy del Team Mercedes di Formula 1, anche lui in pista a Cremona per le sue prime esperienze con la Formula 4. Malgrado fosse già un professionista e io, invece, un appassionato ‘paracarro’, mi fece sentire da subito a mio agio, sensazione che si consolidò nel corso della giornata condividendo lo stesso box, anche se io e il mio amico – per fortuna, visto l’improponibile confronto – eravamo impegnati con auto gran turismo e lui con le formula.

Dopo quel primo incontro ce ne sono stati altri, fra cui una presenza insieme sul palco di un evento organizzato con Unitec in un fine settimana nel giugno 2025 per festeggiare il centenario dell’azienda all'insegna della velocità. Kimi era l’ospite d’onore, aveva vinto da poco la sua prima gara di Formula 1 e il lunedì successivo avrebbe sostenuto l’esame di maturità. Dopo l’entusiasmo degli spettatori per la sua presenza sul palco iniziarono i selfie e gli autografi. Si formò una lunga fila che dopo due ore non accennava a diminuire. Andrea dovette rimanere per oltre tre ore per soddisfare le richieste e se ne andò solo quando tutti ebbero ottenuto l’agognato ricordo, rimandando il ripasso delle materie d'esame al tardo pomeriggio.

Da giovane promessa del motorsport a star della Formula 1 in 4 anni e campione del mondo in 5 senza cambiare atteggiamento e modi, sempre con il massimo rispetto per tutti. Personalmente ogni incontro con Andrea mi ha lasciato una bella sensazione, spero che quanto vi ho raccontato faccia riflettere anche Voi, ne abbiamo tutti bisogno in una società dominata dalla prepotenza e dalla prevaricazione, da cui non sono purtroppo escluse le relazioni nel nostro settore.

Memoria e velocità d’applicazione
Kimi ha una memoria di ferro, come si dice; ricorda tutti i dettagli delle esperienze fatte: traiettorie, tempi, sorpassi, incidenti, avarie, ecc. e utilizza le esperienze per migliorare l’applicazione successiva. AKA fa pochi giri e, anche con macchine che non ha mai guidato, va subito forte. Grazie a sensibilità e talento, certamente, ma Kimi impara in fretta anche perché ricorda tutti gli aspetti positivi e negativi delle situazioni precedenti e li mette a valore. 

Parafrasando, pensate come sarebbe potuto cambiare il destino del sistema ortofrutticolo nazionale se avessimo fatto tesoro degli errori del passato, come l’eccesso di segmentazione del mercato attraverso l’affollamento varietale, errore più volte reiterato in diversi comparti negli ultimi venti anni e ancora oggi di grande attualità. Parimenti, come sarebbe potuto evolvere il valore dell’ortofrutta, se vent’anni fa si fosse puntato con maggior decisione sul branding, anziché giudicarlo inutile per l’ortofrutta, salvo poi essere smentiti dalla recente nascita di vere marche, come Perla Nera. Eppure c’erano già esempi di successo anche allora, ma non furono capiti e, perciò, liquidati superficialmente come eccezioni.

Entusiasmo e coraggio
Sono mesi che tutti i fari sono puntati su Andrea, non potrebbe essere diversamente visto che, dimostrando una superiorità imbarazzante, è balzato fin dalle prime battute al comando del campionato mondiale della massima espressione del Motorsport e ha progressivamente consolidato la sua posizione stracciando il compagno di squadra e gli altri avversari. ‘Non abbiamo fatto ancora niente’, continuava a dire papà Marco, ma la tensione certo saliva e solo l’entusiasmo nel fare ciò che ama fare, ovvero correre il più velocemente possibile, ha aiutato Kimi nel tenerla a bada. Con coraggio, però, anche un po’ oltre il limite ma senza perdere il controllo o, almeno, limitando al minimo il rischio che succedesse, come è capitato a Monza quest’anno, dove poteva accontentarsi del secondo posto, essendo partito diciannovesimo. L’occasione era però troppo ghiotta e ha osato, prendendo qualche rischio in più, per vincere e realizzare un’impresa epica che rimarrà negli annali. 

Da tempo, invece, vedo poco entusiasmo nel nostro settore, ci si accontenta di piccole cose per non rischiare anche quando le opportunità valgono di gran lunga il rischio. Uscire dalla comfort zone terrorizza, anche quando le cose vanno male. Mal comune, mezzo gaudio è lo slogan ricorrente. Tanti comparti dell’ortofrutta sono in crisi strutturale da anni ma non fanno cambiamenti radicali, adottano accorgimenti tattici che non fanno altro che prolungare l’agonia. Sul fronte dell’entusiasmo e del coraggio, AKA ha il vantaggio di avere venti anni ma anche fra i nostri giovani prevale lo scetticismo e la rassegnazione. Per questo, da tempo dico che servono buoni modelli a cui ispirarsi.

Buoni modelli e umiltà
Il modello di Kimi è Ayrton Senna; corre con il numero 12 come l’asso brasiliano, esulta sul podio facendo  la doccia con lo champagne come Ayrton e ne ha ereditato l’attenzione maniacale ai dettagli. L’unico dettaglio fuori posto è che Senna è morto a Imola nel 1984 mentre Andrea è nato nel 2006. Senna è certo diventato una leggenda del motorsport per quelli della mia generazione perché è morto giovane, all’apice della carriera e per il suo misticismo carismatico. Ho avuto il privilegio di vederlo da vicino ai tempi del karting ed era già un marziano malgrado non sia mai riuscito a vincere il mondiale in questa disciplina. Kimi, però, ha potuto vederlo solo dai filmati d’epoca, peraltro mentre Ayrton guidava auto senza elettronica e con il cambio meccanico. Poteva perciò guardare le enormi differenze rispetto alle macchine e al mondo delle corse di oggi ma si è focalizzato invece sulle similitudini e l’ha preso a modello. L’esatto opposto di quello che si fa in ortofrutta, dove si pensa che non ci sia nulla da prendere ad esempio fuori dal settore, nemmeno dagli altri comparti dell’alimentare, perché fuori dall’ortofrutta è tutto diverso e anche fra frutta estiva e autunnale le differenze superano le analogie. Credo che anche su questo valga la pena di riflettere.

Da ultimo voglio ricordare l’umiltà di Andrea nell'ammettere gli errori, come al debutto in F 1, alle prove libere di Monza nel 2024, concluse dopo pochi giri contro le barriere alla curva parabolica per un errore di guida, o nel periodo buio della seconda metà della stagione scorsa, quando i risultati non arrivavano, fece ammenda senza accampare scuse. Su questo mi preme ricordare la forza di Toto Wolf, team principal della Mercedes, nel proteggere il suo pilota assumendosi tutte le critiche di chi puntava il dito sulla giovare età o sull’immaturità di AKA per la F 1. Molti di questi ‘bacchettoni’ sono gli stessi che oggi lo osannano, quasi fosse il Messia. Dietro al ‘fenomeno’ Antonelli non c’è invece nulla di divino, ci sono nove anni di preparazione accurata e sistematica con Mercedes ma, ancora prima, una famiglia che gli ha dato il giusto supporto sin dall’inizio; tanto talento ma anche tanta abnegazione, una squadra coesa con un regista unico, obiettivi chiari e tanta determinazione. Lascio a Voi il parallelo con il nostro mondo.

Raccontato così Andrea sembra comunque un marziano e, forse, lo è davvero. Era dai tempi di Senna che non provavo tanto entusiasmo per le corse automobilistiche, come credo sia accaduto a tutti gli italiani appassionati e non di motorsport, entusiasmo che manca da un po’ troppo nel settore ortofrutticolo, in assenza di esempi che possano davvero cambiare la curva dell’esperienza. In attesa che arrivino, ancora grazie Kimi.